Le trattative sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti “sono all’ultimo miglio”. Lo ha riferito il portavoce della Commissione Ue, Olof Gill, sottolineando che proprio questa fase è la più impegnativa e solo “sforzi concertati e autentici da entrambe le parti potranno portarci al traguardo”, arrivando così ad un accordo “vantaggioso per entrambe le parti”.
In questa direzione è stato rivolto il lavoro del commissario per il Commercio, Maros Sefcovic, che a dimostrazione dell’impegno serio e costruttivo dell’Ue, ha avuto intensi colloqui con i negoziatori americani Howard Lutnick e Jamieson Greer, nonché con il direttore del Consiglio economico nazionale degli Usa, Kevin Hasset.
Da quanto emerso da vari rumors si starebbe trattando per porre dei dazi al 10% con la disponibilità per un’intesa di principio settoriale asimmetrica, soluzione che però preoccupa diversi comparti che potrebbero essere quelli colpiti da tariffe più elevate.
I timori dell’Italia
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante il ventesimo congresso della Cisl ha dichiarato che se non è possibile raggiungere un dazio del 10%, potrebbe essere accettabile anche uno al 15%, a patto che sia “uniforme per tutti i settori” così da evitare picchi in comparti chiave per le esportazioni italiane come la farmaceutica. Tuttavia, per il capo della Farnesina la soglia del 15% sembra essere quella massima, oltre la quale ci sarebbero gravi difficoltà per l’economia italiana.
Adolfo Urso, ministro del Made in Italy, nella stessa occasione ha dichiarato di auspicare “una soluzione positiva, costruttiva, equa e sostenibile nel negoziato tra Usa e Ue sui dazi”, sottolineando l’operato del governo Meloni come essenziale affinché ci fosse un negoziato.
Più rigido si è mostrato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha sentenziato come “insostenibile” un dazio che vada molto oltre il 10%.
Germania preoccupata, Francia irritata
Tra i Paesi più in apprensione c’è sicuramente la Germania. A riprova di ciò, il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha evidenziato che senza un buon esito delle trattive tra Usa e Ue l’applicazione dei dazi al 30% rischierebbe di mettere in crisi diversi settori e cancellerebbe le speranze di crescita dell’economia tedesca.
Secondo Jean-Noël Barrot, ministro per gli Affari europei e gli Affari esteri della Francia, la minaccia dell’applicazione di dazi al 30% sono un “ricatto” ed è una mossa “non all’altezza delle relazioni tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione europea”.
Le contromisure ai dazi dell’Ue
Nonostante il cauto ottimismo che si respira in Europa e negli Usa, confermato anche da Trump che nei giorni scorsi si è detto fiducioso che il negoziato “andrà bene”, l’Unione europea si sta preparando anche ad un esito negativo ed è pronta ad adottare le cosiddette ‘contromisure‘, in quella che diverrebbe a tutti gli effetti una vera e propria guerra commerciale.
La data chiave in questo caso sarebbe il 6 agosto dove sarebbero attivati i primi controdazi sulle importazioni americane per un valore di 21 miliardi di euro. Ancora più pesante sarebbe l’adozione della seconda lista di contromisure che prende di mira Boeing, auto di provenienza americana, whisky, prodotti chimici e apparati medici ed elettrici per un valore totale di 72 miliardi di euro.

