Negli ultimi anni, Riccardo Angelini Rota ha vissuto un percorso professionale in rapida ascesa, passando dalla ricerca accademica a ruoli strategici all’interno di Leonardo. Inserito nella lista dei 40 under 40 di Fortune Italia nel 2021, oggi è Vp Sustainability del Gruppo, con la responsabilità di guidare la strategia climatica e ambientale in un contesto industriale tra i più complessi e sensibili a livello europeo.
Con lui abbiamo parlato del nuovo Transition Plan 2025, dei progetti chiave su cui l’azienda sta investendo per ridurre il proprio impatto ambientale, del rapporto tra innovazione sostenibile e industria della difesa, e delle sfide culturali che accompagnano chi prova a costruire una visione a lungo termine. .
Negli ultimi anni la sua carriera è progredita molto rapidamente, ricoprendo anche diversi ruoli all’interno del Gruppo. Oggi è Vp Sustainability in Leonardo e responsabile della strategia climatica e ambientale. Quali sono state le tappe chiave dal 2021 a oggi?
Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di contribuire attivamente al percorso di trasformazione di Leonardo in ottica di sostenibilità volto a fronteggiare le sfide globali, tra cui quelle climatiche ed ambientali alle quali siamo ormai sempre più esposti.
Il mio percorso professionale è partito come ricercatore in Sapienza e all’Mit di Boston ed è diventato poi manageriale in Leonardo. Questo si è intrecciato perfettamente con l’evoluzione dei temi Esg che ormai hanno assunto un ruolo primario nelle strategie delle aziende.
La sostenibilità, integrata nel business, ha assunto chiaramente il ruolo di leva strategica in termini di competitività, di miglioramento delle performance e di mitigazione dei rischi.
In questi anni in Leonardo, nell’ambito della Sostenibilità, ho avuto l’opportunità di lavorare alla costruzione del modello operativo che ci ha portato ad avere una struttura di governance solida, una famiglia professionale completamente dedicata ai temi Esg e un Piano di Sostenibilità che vede tutta l’Azienda coinvolta con investimenti che dal 2021 ad oggi superano il mezzo miliardo di euro.
Far parte di questo percorso è stata una opportunità unica che mi ha permesso di lavorare ad un progetto di trasformazione aziendale e che oggi mi vede principalmente coinvolto sui temi della decarbonizzazione, della circolarità, del clima e dell’ambiente e su come le tecnologie di Leonardo possono contribuire alla transizione in atto su questi temi.
Leonardo ha recentemente pubblicato un ambizioso Transition Plan, con target validati dalla SBTi e oltre 90 progetti ad alto impatto. Quali sono i progetti che ritieni più strategici per il successo del piano?
Il Transition Plan che abbiamo appena pubblicato rappresenta senza dubbio un passo in avanti dell’Azienda nella disclosure della strategia e dei progetti relativi soprattutto al clima e all’ambiente.
Alla base del Piano di Transizione c’è la consapevolezza che i cambiamenti globali a cui stiamo assistendo potrebbero aumentare i rischi per l’azienda come pure portare a delle nuove opportunità, in considerazione soprattutto del portfolio di tecnologie e soluzioni di Leonardo.
Sappiamo che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato nella storia e probabilmente il 2025 batterà nuovamente questo record con impatti che porteranno sia ad eventi estremi ma anche a cambiamenti climatici cronici come, ad esempio, l’aumento delle temperature medie, della siccità e della desertificazione.
L’approccio che abbiamo attuato in Leonardo è quello “per scenari di rischio” che ci ha messo in condizione di valutare impatti e dipendenze in maniera accurata nel breve, medio e lungo periodo.
In relazione a questo, le progettualità più importanti che stiamo mettendo in atto sono quelle legate alla circolarità, alla riduzione degli impatti ambientali e alla decarbonizzazione, incluse sia le emissioni dell’upstream e quindi legate ai fornitori, che del downstream legate all’uso dei prodotti.
Uno dei punti più rilevanti è il concetto di decoupling: crescita del business e riduzione dell’impatto ambientale. Come si traduce questo approccio in un settore come quello dell’Aerospazio e Difesa?
Il concetto di Decoupling è alla base della strategia climatica e ambientale di Leonardo. Sappiamo che il settore dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza è in forte crescita ma sappiamo anche che i target ambientali fissati dall’azienda sono in valore assoluto.
Questo significa che dobbiamo tenere insieme le due dimensioni assicurando da un lato l’aumento della produzione e dall’altro la diminuzione, per quanto possibile, degli impatti ambientali, compreso l’uso delle risorse.
Questi elementi stanno guidando le progettualità di sostenibilità integrandole sempre di più nel business in ottica di aumento della resilienza e di mitigazione dei rischi.
Parte di questo percorso passa attraverso il coinvolgimento della filiera come elemento di continuità del business ed è integrato nella strategia di “capacity boost” che il Gruppo sta mettendo in atto per far fronte agli aumenti produttivi richiesti del mercato. Un esempio concreto riguarda la necessità di assicurare l’approvvigionamento dei materiali critici dai quali il settore della difesa è altamente dipendente.
Il piano affronta anche l’economia circolare e la protezione della biodiversità. Quanto è difficile integrare questi temi in un’azienda ad alta intensità tecnologica come Leonardo?
Le importanti competenze che Leonardo ha dal punto di vista tecnologico e di soluzioni rappresentano un abilitatore della transizione.
In tal senso il piano dell’azienda integra sempre di più gli aspetti di economia circolare al fine di minimizzare gli sprechi e individuare opportunità che possono avere anche degli impatti positivi sul business.
Questo approccio è basato sul concetto “waste as a resource” cioè dare valore economico a quelli che sono considerati scarti di produzione. Un esempio lo troviamo nel progetto Fib3r relativo al riciclo dei materiali compositi in fibra di carbonio.
Il progetto, sviluppato insieme al gruppo Hera e al mondo dell’Automotive, è un’evidenza concreta di simbiosi industriale volta alla chiusura del loop circolare di questo materiale per la prima volta in Europa.
Lo stesso approccio è applicato in Leonardo ad altre categorie di scarti di produzione/rifiuti come, ad esempio, l’alluminio o il titanio per cui sono già in corso delle progettualità all’interno del Gruppo che prevedono la trasformazione degli scarti in sottoprodotti per la successiva commercializzazione.
L’approccio circolare rappresenta quindi per Leonardo un vantaggio competitivo insieme a una estensione della “value proposition” dei propri prodotti.
Anche il tema della biodiversità è ormai ben indirizzato all’interno del gruppo con un approccio strutturato volto anche a valutare opportunità di business, ad esempio con la sensoristica satellitare indirizzata proprio a mappare e a calcolare la perdita di biodiversità negli ecosistemi.
L’industria della Difesa è storicamente associata a impatti ambientali e geopolitici importanti. Crede sia davvero possibile realizzare una transizione ecologica autentica o c’è il rischio di greenwashing?
Credo che quello che stiamo facendo in Leonardo, supportato dal nostro approccio data driven alla sostenibilità e quindi assolutamente misurabile, sia esattamente l’opposto del concetto del greenwashing.
La sostenibilità per Leonardo è una leva di efficienza e di business e per questo il portare a termine le progettualità e raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati è una priorità del nostro operato.
In tal senso la solida struttura di governance che è stata costruita, il fatto che oltre il 60% delle nostre risorse finanziare sia legato a parametri/performance Esg come pure la remunerazione del top management sono evidenze del nostro lavoro e di quanto sia profondo il nostro approccio.
Il cambio culturale promosso dall’azienda è passato in primis attraverso la formazione che, in questi anni, ha visto la partecipazione a corsi di formazione di base dedicati oltre 20.000 colleghi come pure alcuni corsi elaborati ad-hoc per oltre 250 figure chiave del management aziendale.
Quali sono le opportunità che derivano da progetti dual use di Leonardo in ambito di progetti civili sostenibili?
Da sempre il mondo della Difesa ha prodotto tecnologie che poi sono state utilizzate per scopi civili cambiando in alcuni casi la vita delle persone.
Banalmente basti pensare al GPS, il segnale per la navigazione satellitare.
In questo senso i prodotti dual use rappresentano un’enorme opportunità visto l’importante investimento in termini di ricerca, che è alla base dello sviluppo di queste tecnologie.
Leonardo sta operando proprio in questa direzione affinché, fin dalla fase di progettazione dei prodotti e dei servizi, vengano presi in considerazioni e inseriti gli aspetti Esg attuando, ad esempio, pratiche come l’ecodesign, il digital twin e il life cycle assessment.
Lei è attivo anche nel mondo accademico: quanto è importante oggi far dialogare impresa, università e istituzioni sulla sostenibilità?
Fin da quando ero studente e poi ricercatore, ho sempre creduto che in Italia ci sia una distanza da colmare tra il mondo delle imprese e quello delle università. Oggi che ricopro un ruolo manageriale di rilievo provo ad operare in tal senso cercando un beneficio congiunto.
Il mondo accademico rappresenta infatti per me uno spazio nel quale poter condividere informazioni e pratiche manageriali ma anche nel quale mantenere un contatto con generazioni, business e approcci diversi. In questo senso, negli ultimi anni mi è capitato di raccontare il caso Leonardo nelle più importanti università e business school d’Italia e d’Europa.
Da qualche mese poi la mia attività accademica si è intensificata entrando ufficialmente a far parte della Adjunct Faculty della Luiss Business School dove ho l’opportunità di insegnare ai corsi Executive ed Mba nell’ottica di condivisione di quello che il Gruppo sta portando avanti, di analisi degli scenari e dei trend globali.
Guardando al 2030 o anche al 2050: quali sono gli obiettivi personali e professionali che si pone in questa sfida per la sostenibilità?
Credo che la strada per i manager che si occupano di questi temi sia già tracciata e andrà di pari passo con le necessità delle aziende e, più in generale, dei “sistema Paese” in relazione soprattutto alle sfide e ai cambiamenti a cui siamo e saremo sempre più sottoposti.
Qual è secondo te il mito più grande da sfatare sul mondo della sostenibilità?
L’uso della parola sostenibilità è stato abusato negli ultimi anni e il mito che va sfatato è che non esiste una ricetta valida per tutti.
Ogni azienda deve interpretare i temi ESG in relazione alla tipologia di business. Solo questo potrà garantire che la sostenibilità non sia solo “una moda passeggera” ma diventi una pratica manageriale necessaria per garantire competitività e successo a lungo termine delle aziende.

