AI, la Cina sfida gli USA con robotica e open source

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Le innovazioni della Cina nel campo dell’AI stanno attirando l’attenzione globale. Dopo lo “shock DeepSeek” di gennaio, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha subito una forte accelerazione, colmando – se non azzerando – il divario con gli Stati Uniti.

Mentre gli USA puntano su modelli linguistici proprietari, applicazioni aziendali e semiconduttori, la Cina ha scelto una strada diversa. Sta investendo sull’integrazione tra AI e hardware fisico, soprattutto nel settore della robotica.

“La robotica è il settore di punta in Cina oggi”, ha spiegato Rui Ma, fondatore di Tech Buzz China, durante la conferenza Fortune Brainstorm AI Singapore. Il Paese sta puntando sull’“embodied AI”, cioè su un’intelligenza artificiale incorporata nei dispositivi. Anche se gli Stati Uniti dispongono di modelli più potenti, la Cina è più avanti negli usi industriali dell’AI.

C’è un’altra differenza chiave: la Cina ha adottato con convinzione l’AI open source. “A parte poche eccezioni, le aziende cinesi stanno migrando verso l’open source e i modelli ponderati”, ha osservato Paul Triolo, partner del DGA-Albright Stonebridge Group.

Proprio l’approccio open source sta alimentando l’interesse per i modelli cinesi, come quelli di DeepSeek e Alibaba. Gli sviluppatori possono scaricarli, usarli e sperimentarli liberamente.

Condividere il codice sorgente permette di rafforzare il cosiddetto “soft power”, ha spiegato Helen Toner, direttrice del Center for Security and Emerging Technology di Georgetown.

In questo modo, la Cina espande la propria influenza: gli sviluppatori di altri Paesi usano quei modelli open source per creare nuovi prodotti.

Negli Stati Uniti, invece, i grandi nomi dell’AI – OpenAI, Anthropic e Google – mantengono i codici chiusi. Anche Meta, che ha sostenuto l’AI open source con il modello Llama, starebbe valutando un cambio di rotta per tornare al closed source.

“Chi è in testa possiede una risorsa preziosissima”, ha spiegato ancora Toner. Ed è difficile cedere gratuitamente un vantaggio così grande.

Per aziende come Moonshot o Alibaba, che non dominano il mercato ma offrono comunque alte prestazioni, l’open source resta una strategia vincente. Serve a guadagnare fiducia e visibilità.

Secondo Toner, negli Stati Uniti non esiste ancora una linea chiara tra open e closed source. La sfida è aperta. Ma sulla partita dell’open source – ha ammesso – la Cina gioca in vantaggio.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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