Si interrompe la striscia consecutiva di tagli da parte della Bce. Il Consiglio direttivo di Francoforte ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, mentre l’inflazione è “pari attualmente al nostro obiettivo del 2% a medio termine”, scrive la Banca centrale europea.
I tassi della Bce
I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimangono quindi invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%.
La mossa era ampiamente prevista dagli analisti, convinti però che durante l’anno possa arrivare un ulteriore allentamento, anche in base alle previsioni sull’inflazione per il 2026: nonostante dovrebbe essere inferiore al 2%, sarebbe comunque abbastanza alta da lasciare margine per altri tagli. I mercati si aspettano che entro la fine del 2025 il tasso sui depositi possa essere portato all’1,75%, con un possibile taglio tra settembre e ottobre.
“Panorama incerto”
Le nuove informazioni sull’economia intanto “sono sostanzialmente in linea con la valutazione precedente del Consiglio direttivo circa le prospettive di inflazione”, spiega la Bce. “Le pressioni interne sui prezzi hanno continuato ad attenuarsi, a fronte di un rallentamento dei salari. Anche grazie alle passate riduzioni dei tassi di interesse decise dal Consiglio direttivo, sinora l’economia ha mostrato nel complesso buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale”.
Al tempo stesso, secondo Francoforte, i dazi pesano sulle stime relative alla crescita economica. “Il panorama resta eccezionalmente incerto, soprattutto a causa delle controversie commerciali”, scrive la Bce.
Come sempre, il Consiglio direttivo ricorda che per stabilizzare l’inflazione al 2% a medio termine si segue un approccio “guidato dai dati” in base al quale “le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”. Francoforte specifica che oltre alle prospettive di inflazione vengono considerate anche le dinamiche dell’inflazione di fondo e il peso della politica monetaria sull’economia, “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

