L’economia statunitense sta vivendo un rallentamento evidente a metà 2025, con una crescita della domanda interna fiacca, aumenti contenuti dell’occupazione e nuove misure tariffarie pronte a pesare su inflazione e slancio economico complessivo, secondo una recente analisi di UBS Global Research.
Il report settimanale “US Economics Weekly” della banca svizzera segnala che il Pil reale è cresciuto a un tasso annualizzato di appena l’1,2% nella prima metà del 2025, un netto calo rispetto al ritmo più sostenuto registrato nel 2023 e all’inizio del 2024. I dati trimestrali mostrano un indebolimento progressivo, sottolinea il team guidato dall’economista Jonathan Pingle, in particolare per quanto riguarda la domanda interna, scesa da oltre il 3% dello scorso anno a circa l’1% negli ultimi trimestri.
Anche la domanda di lavoro sta reagendo di conseguenza. La crescita mensile dei posti di lavoro non agricoli si è fortemente ridotta: a luglio sono stati creati solo 73.000 nuovi impieghi, ben al di sotto delle aspettative, con consistenti revisioni al ribasso per i mesi precedenti. La media trimestrale degli aumenti occupazionali è ora di soli 35.000 posti al mese, un ritmo definito “velocità di stallo” dalla Vicepresidente della Fed Michelle Bowman e dal Governatore Chris Waller (entrambi considerati tra i possibili successori di Jerome Powell, figura ampiamente criticata dall’amministrazione Trump). Il tasso di disoccupazione è salito al 4,25%, il livello più alto dal 2021, e anche l’indicatore più ampio di sottoutilizzo della forza lavoro, il tasso U-6, è in crescita, superando di oltre un punto percentuale i livelli pre-pandemia.
Fondamentale, secondo il team di Pingle, è che la debole crescita della forza lavoro sia dovuta al calo della partecipazione, e non a uno shock improvviso di immigrazione o demografia. “Il calo del tasso di partecipazione maschera quanto l’allentamento sia in realtà profondo”, si legge nel report, che evidenzia come diversi gruppi demografici, tra cui afroamericani e adolescenti, mostrino tassi di disoccupazione in aumento e partecipazione in calo.
La crescita demografica rilevata dal sondaggio alle famiglie rimane stabile sui livelli degli anni precedenti, smentendo le tesi secondo cui una minore immigrazione starebbe comprimendo significativamente il mercato del lavoro. UBS sottolinea come ciò contraddica le dichiarazioni di Jerome Powell: “Nonostante le affermazioni del Presidente Powell, secondo cui il rallentamento dell’immigrazione starebbe frenando la crescita della popolazione e della forza lavoro, i dati non mostrano affatto questa dinamica. I sondaggi Household e Establishment indicano un mercato del lavoro che si sta allentando, mentre la crescita della popolazione resta stabile.”
La durata media della settimana lavorativa rimane debole, attestandosi a 34,25 ore a luglio—al di sotto dei livelli del 2019 e lontana dai valori “tesi” tipici di mercati del lavoro in carenza di manodopera. I dati settoriali mostrano che le perdite di posti di lavoro non si concentrano nei settori a maggiore impiego di lavoratori immigrati, confermando che la debolezza deriva dalla domanda e non da vincoli di offerta.
Tariffe in aumento, rischio zavorra sulla crescita
La politica tariffaria, dopo una serie di negoziazioni e azioni esecutive, si appresta a diventare ancora più restrittiva. Il nuovo pacchetto di tariffe reciproche, che include un’aliquota del 35% sulle importazioni dal Canada (escluse quelle conformi all’USMCA) e aumenti generalizzati per quasi 70 Paesi, porterà il tasso medio ponderato delle tariffe USA (WATR) dal 16% attuale al 19% circa a partire da inizio agosto. UBS stima che ciò sottrarrà tra 0,1 e 0,2 punti percentuali alla crescita nei prossimi 12 mesi.
Permangono alcune esenzioni settoriali, ma con l’UE ora soggetta a una tariffa del 15% sulla maggior parte delle esportazioni verso gli Stati Uniti – percentuale inferiore a quella inizialmente proposta, ma comunque significativa – UBS prevede pressioni dirette sui prezzi di automobili, semiconduttori, farmaceutici e altro. Proposte presidenziali per imporre una tariffa del 200% sui farmaci sono ancora in discussione, ma avrebbero impatti enormi se implementate.
Tagli dei tassi all’orizzonte?
Con prove crescenti di un indebolimento sia della crescita sia del mercato del lavoro, e con il rischio che le tariffe spingano ulteriormente l’inflazione dal 2,8% attuale fino al 3,4% entro fine anno, aumenta la pressione sulla Federal Reserve per allentare la politica monetaria. Sebbene il Presidente Jerome Powell abbia lasciato aperta la possibilità di un taglio dei tassi a settembre, ha offerto poche indicazioni, affermando che sarà la totalità dei dati in arrivo a determinare la prossima mossa. UBS mantiene la previsione di un taglio di 25 punti base a settembre e fino a 100 punti base entro fine 2025.
In definitiva, la banca rileva che l’economia statunitense è entrata in una fase di rallentamento evidente nel corso del 2025, con una domanda interna in calo, una crescita occupazionale in raffreddamento e lo spettro di tariffe più alte pronte a pesare ulteriormente sulle prospettive. I ricercatori di UBS sostengono che i dati mostrano una decelerazione guidata dalla domanda, non da un vincolo di offerta, e che la Fed interverrà presto per attenuare l’atterraggio.
L’articolo originale è su Fortune.com

