Leonardo Santi, direttore Affari Regolatori e Istituzionali di E.ON, parla di sostenibilità, competitività e affordability: la triplice sfida della transizione energetica.
Il settore energetico rappresenta una delle espressioni più complesse e strategiche della transizione in atto, in un quadro caratterizzato dalla frammentazione dei livelli decisionali, dalla pluralità degli stakeholder e dalla crescente domanda di interventi concreti da parte di cittadini e imprese.
In questo contesto, definire un equilibrio tra competitività, sostenibilità e accessibilità non è semplice. Ne discutiamo con Leonardo Santi, direttore Affari Regolatori e Istituzionali di E.ON.
Come si costruisce oggi un equilibrio tra le esigenze dell’industria, il consenso sociale, i vincoli normativi e le competenze istituzionali, spesso sovrapposte o in conflitto tra loro?
La professione della rappresentanza degli interessi, quella che chiamiamo Public Affairs, sta progressivamente acquisendo gradi di complessità. Questo perché è diventato più articolato lo scenario politico-decisionale, che oggi è influenzato da dinamiche sociali ed economiche molto diverse rispetto al passato.
Tanto per cominciare, i piani decisionali sono sempre più frammentati, con competenze distribuite su diversi livelli: Unione europea, Stato, Parlamento, Governo, enti locali, autorità di regolazione. Questo è particolarmente evidente nel settore energetico.
Peraltro, l’allocazione delle competenze non è sempre chiara e pacificamente definita. Spesso ci troviamo a gestire interdipendenze e a ricomporre incoerenze normative. In alcuni casi, si arriva a vere e proprie situazioni di conflitto istituzionale e di complessità sistemica, basti pensare il tema della definizione delle aree idonee, la cui competenza contesa crea rallentamenti e complicazioni per gli iter autorizzativi degli impianti rinnovabili.
Un ulteriore snodo critico è rappresentato dalla mutazione del perimetro e del ruolo degli interlocutori. Viviamo in una società sempre più disintermediata, oggi ci sono tanti portatori di interesse che accedono con grande facilità e immediatezza alle informazioni e che chiedono di essere coinvolti nei processi decisionali. Questo conferisce loro un peso crescente, sia diretto sia indiretto, perché influenzano le scelte dei decisori.
Siamo quindi di fronte a una molteplicità di soggetti con cui è necessario dialogare per costruire un posizionamento solido. Poi i processi di liberalizzazione e il progresso tecnologico stanno creando nuovi mercati, aprendo spazi prima inesistenti, e stanno facendo interagire settori che fino a pochi anni fa erano nettamente distinti. Ad esempio, il settore dell’energia si sta sempre più contaminando con quello delle telecomunicazioni: molti operatori telco oggi vendono energia, e viceversa.
Gli operatori energetici stanno includendo la fibra tra i propri servizi. Diventa quindi essenziale avere un patrimonio di conoscenze tecniche sempre più solido, saper lavorare sui contenuti. Oggi i Public Affairs sono meno basati sulle relazioni personali, ma piuttosto sulla capacità di elaborare proposte concrete, credibili, ben strutturate anche dal punto di vista tecnico e scientifico.
La crescente integrazione di rinnovabili non programmabili pone nuove sfide per le reti, non solo infrastrutturali ma anche di governance. L’Ue stima oltre 1.200 mld di investimenti nei prossimi 15 anni. Si tratta solo di una questione economica?
Questo è senza dubbio un tema centrale. Le reti elettriche sono state concepite per un sistema diverso: centralizzato, con flussi unidirezionali e prevedibili.
Anche in un sistema solido come quello italiano, per consentire la penetrazione delle rinnovabili, è necessario riconfigurare le reti affinché diventino più flessibili, resilienti, digitalizzate. E non parliamo solo di cavi e trasformatori. Servono sistemi di accumulo, automazione, sensoristica, piattaforme per la gestione dei dati in tempo reale.
Accanto al tema degli investimenti, c’è ovviamente quello della volontà politica: bisogna proseguire con determinazione lungo un percorso che è già stato tracciato, con obiettivi chiari. Sul piano regolatorio l’Italia è già avanti: il nostro Paese ha introdotto un meccanismo di incentivazione per i grandi accumuli elettrici (batterie e impianti di pompaggio) innovativo e, per ora, unico in Europa.
Lavorando per un Gruppo tedesco, mi capita spesso che i colleghi stranieri mi chiedano informazioni su questo schema italiano, che è in fase di implementazione e che promette di essere molto efficace.
Infine, c’è il tema della ricaduta economica sugli utenti finali. Gli investimenti sulle reti saranno inevitabilmente trasferiti su famiglie e imprese attraverso le tariffe.
Il tema della sostenibilità economica o, altrimenti detto, dell’affordability, non può essere ignorato. Servirà individuare politiche che permettano di mitigare l’impatto sui consumatori delle tariffe di rete in crescita. Ma ciò non toglie che questi investimenti siano imprescindibili.
Restando in tema di costi, a fine febbraio la Commissione ha presentato il Clean Industrial Deal e l’Action Plan for Affordable Energy al fine di abbassare il costo dell’energia, sostenere la transizione energetica e favorire la competitività europea. Qual è il divario tra ambizione e realtà?
Direi che rispetto a qualche anno fa, il concetto di transizione si sta evolvendo. All’inizio era “transizione ecologica a ogni costo”.
Oggi, anche a causa della crisi pandemica, delle guerre, i prezzi sono più alti che in passato e i mercati molto volatili: il tema dell’accessibilità è diventato centrale. Parliamo di una transizione che deve coniugare sostenibilità, sicurezza energetica, accessibilità economica e, aggiungo, capacità innovativa. Le fonti rinnovabili, una volta pienamente integrate e supportate dai necessari fattori abilitanti, potranno garantire approvvigionamenti energetici stabili e indipendenti dai combustibili fossili.
È proprio per questo che, in Italia come in altri Paesi, si discute con insistenza del disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas, inteso come superamento della correlazione strutturale tra le due fonti nei meccanismi di formazione del prezzo.
Sebbene il traguardo appaia ancora lontano, esistono già strumenti concreti, e altri sono in fase di implementazione, che vanno in questa direzione: la contrattazione di energia rinnovabile di lungo periodo, con controparte pubblica o privata, è nei fatti un meccanismo di disaccoppiamento. Il tema non riguarda solo le imprese, ma anche le famiglie, milioni di cittadini in difficoltà nel pagare le bollette. Ma l’affordability riguarda anche il benessere sociale.
Dobbiamo aiutare i cittadini ad adottare soluzioni che permettano loro di risparmiare energia e denaro nel lungo periodo: pannelli fotovoltaici distribuiti, sistemi di accumulo, automazione domestica. I meccanismi di incentivazione sono stati finora troppo frammentati, discontinui, a volte – in passato – distorsivi, adesso insufficienti. Serve un quadro più organico e stabile, capace di incentivare davvero l’autoconsumo rinnovabile anche nelle abitazioni.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)
