Giorgio Armani è morto, addio al Re della moda

Giorgio Armani è morto. Aveva 91 anni. L’annuncio è stato dato dal suo team in una lettera in cui si comunica “la scomparsa del suo ideatore, fondatore e instancabile motore: Giorgio Armani”. Il Signor Armani, “come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Infaticabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi all’azienda, alle collezioni, ai diversi e sempre nuovi progetti in essere e in divenire”.

I funerali di Giorgio Armani

La camera ardente dello stilista sarà allestita a partire da sabato 6 settembre e sarà visitabile fino a domenica 7 settembre, dalle 9 alle 18, a Milano, in via Bergognone 59, presso l’Armani/Teatro. Per espressa volontà di Giorgio Armani, i funerali si svolgeranno in forma privata. Lo rende noto il suo entourage.

L’ultima intervista di Giorgio Armani

Nell’ultima intervista di Re Giorgio, pubblicata pochi giorni prima della morte dal Financial Times, Armani parla proprio della sua successione, nonostante fino all’ultimo abbia mantenuto il controllo creativo sul Gruppo. Nell’intervista aveva parlato di un processo graduale verso i collaboratori più stretti e la famiglia. Tra i nomi più importanti in ottica successione, citato direttamente da Armani anche nell’intervista, c’è Leo Dell’Orco, compagno e collaboratore storico.

I piani per la successione

I piani per la successione sono definiti da tempo, con uno statuto della Giorgio Armani Spa già approvato nel 2016 e aggiornato negli anni successivi, come riportato dal Corriere della Sera, nel quale vengono definite sei categorie di azioni divise per importanza della quota (dal 10 al 30%) e diritto di voto. Dopo l’apertura del testamento di Armani si saprà a chi andranno le quote che erano del fondatore, il 99,9%, completate dallo 0,1% della Fondazione Giorgio Armani.

Non essendoci parenti diretti, dipende tutto dal testamento. Nel board attuale oltre a Pantaleo dell’Orco e ai parenti (una sorella e tre nipoti) siede il fondatore di Yoox, Federico Marchetti. Dell’Orco guida la Fondazione insieme a Irving Bellotti, Ad di Rothschild Italia. Il candidato a prendere il ruolo del fondatore, scrive Repubblica, è il nipote Andrea Camerana.

Il regno di Re Giorgio

La moda mondiale perde una delle sue figure più carismatiche e importanti di sempre. Re Giorgio è stato un Re non per caso, in grado di cambiare – più volte – l’universo del fashion partendo dalle basi: ha iniziato come vetrinista, fino a dare il nome a uno dei regni più ampi del settore, che va dai capi per lo sport all’alta moda, vestendo uomini e donne in tutto il mondo.

Negli anni, “Giorgio Armani ha creato una visione che dalla moda si è estesa a ogni aspetto del vivere, anticipando i tempi con straordinaria lucidità e concretezza”, si legge nella lettera in cui è stata comunicata la notizia. “Lo ha guidato un’inesauribile curiosità, l’attenzione per il presente e le persone. In questo percorso ha creato un dialogo aperto con il pubblico, diventando una figura amata e rispettata per la capacità di comunicare con tutti. Sempre attento alle esigenze della comunità, si è impegnato su molti fronti, soprattutto verso la sua amata Milano”. Il legame con la città è sempre stato fortissimo, tanto da legare il nome anche a una delle maggiori realtà sportive del capoluogo, l’Olimpia Milano.

La Giorgio Armani “è una azienda con cinquant’anni di storia, cresciuta con emozione e con pazienza”, si legge nella lettera. “Giorgio Armani ha sempre fatto dell’indipendenza, di pensiero e azione, il proprio segno distintivo. L’azienda è il riflesso, oggi e sempre, di questo sentire. La famiglia e i dipendenti porteranno avanti il Gruppo nel rispetto e nella continuità di questi valori”, si legge ancora. “In questa azienda ci siamo sempre sentiti parte di una famiglia. Oggi, con profonda commozione, sentiamo il vuoto che lascia chi questa famiglia l’ha fondata e fatta crescere con visione, passione e dedizione. Ma è proprio nel suo spirito che insieme, noi dipendenti e i familiari che sempre hanno lavorato al fianco del signor Armani, ci impegniamo a proteggere ciò che ha costruito e a portare avanti la sua azienda nella sua memoria, con rispetto, responsabilità e amore”.

La storia di Giorgio Armani

La storia d’amore tra Armani e Milano nasce nel 1949 quando si trasferisce con la famiglia dalla natia Piacenza. Classe 1934, dopo aver studiato medicina e interrotto per la chiamata dell’esercito, lavora come vetrinista alla Rinascente fino a quando non viene incaricato da Nino Cerruti di ridisegnare il marchio Hitman, passano dieci anni e debutta la sua prima collezione prima di fondare l’azienda insieme al compagno Sergio Galeotti.

Quando veste Richard Gere per American Gigolò, nel 1980, la sua fama decolla a livello mondiale. E negli anni successivi decollerà anche l’atelier milanese, dopo la nascita della Giorgio Armani Corporation. Nascono poi Emporio Armani, Armani Jeans, Armani Exchange, collezioni di underwear, occhiali e profumi. Nel 2005 arriva la haute couture Armani Privé. Intanto il legame con il cinema e i red carpet diventa sempre più importante, con abiti firmati Armani indossati da premi Oscar come Cate Blanchett e star come Jennifer Lopez.

Poste Italiane Dic 25

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