Il deludente rapporto sull’occupazione di agosto ha confermato che il mercato del lavoro si è notevolmente raffreddato tra primavera ed estate, in coincidenza con l’avvio della guerra commerciale promossa dal presidente Donald Trump. Mentre alcuni settori colpiti dai dazi hanno registrato lievi variazioni nelle buste paga, altri, come la manifattura e il commercio all’ingrosso, hanno subito perdite significative.
Perse decine di migliaia di posti di lavoro
L’ultimo rapporto sull’occupazione ha rivelato che l’economia statunitense ha creato appena 22mila posti di lavoro ad agosto, con revisioni al ribasso dei dati di giugno. Nel contempo, il tasso di disoccupazione è salito al 4,3%, il livello più alto degli ultimi quattro anni. In una nota Torsten Sløk, chief economist di Apollo Global Management, ha evidenziato come la crescita occupazionale nei settori colpiti dai dazi sia negativa, mentre nei comparti non interessati dai dazi la crescita – anche se più lenta – resta positiva.
I dazi di Trump, attivi o sospesi a più riprese, hanno reso difficile stabilire un preciso inizio della guerra commerciale. A febbraio, con un ordine esecutivo, Trump ha imposto dazi su Canada, Messico e Cina, sospendendo però quelli su Canada e Messico fino a marzo. Ad aprile ha annunciato dazi generalizzati per quasi tutti i Paesi, sospendendoli però dopo una settimana a causa del crollo dei mercati. Da allora sono stati raggiunti alcuni accordi con partner commerciali, mentre le trattative con la Cina proseguono. Tuttavia, per oltre 90 Paesi privi di accordi, ad agosto sono entrati in vigore dazi reciproci, ancora oggi oggetto di una complessa sfida legale.
I settori più colpiti
Sløk identifica marzo come l’inizio ufficiale della guerra commerciale, includendo tra i settori colpiti manifattura, estrazione mineraria e forestale, costruzioni, commercio all’ingrosso, commercio al dettaglio, trasporti e magazzinaggio.
Analizzando i dati del Bureau of Labor Statistics, emerge l’impatto più grave su alcune parti dell’economia: in tutti i settori soggetti ai dazi le buste paga sono diminuite di 90.100 unità dopo febbraio, mese precedente all’innesco della guerra commerciale. Al contrario, nello stesso periodo, le buste paga complessive sono cresciute di 385.000 unità, trainate dai settori sanitario e dell’ospitalità, meno esposti ai dazi.
Tra i settori maggiormente colpiti, la manifattura ha perso 41mila posti di lavoro, mentre il commercio all’ingrosso 34mila. Le costruzioni si sono mantenute sostanzialmente stabili, mentre il commercio al dettaglio ha registrato un aumento di 19mila posti. Il settore minerario e forestale, che comprende anche l’estrazione di petrolio e gas, ha perso 16mila posti.
Stimolare la crescita economica
L’amministrazione Trump sostiene che tagli fiscali e deregulation stimoleranno la crescita economica, con dazi che alla fine creeranno nuovi posti di lavoro e spingeranno le aziende a investire nella produzione interna.
In un’intervista a Meet the Press su NBC con Kristen Welker, domenica il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che sono in atto politiche mirate a creare posti di lavoro di qualità e ben remunerati. «Il presidente Trump è stato eletto per il cambiamento e noi porteremo avanti politiche economiche che riporteranno l’economia sulla giusta strada. Credo che nel quarto trimestre assisteremo a una significativa accelerazione», ha concluso Bessent.
L’articolo completo è disponibile al link Fortune.com

