Il futuro del digitale italiano passa dalle infrastrutture del Paese. Lo ha spiegato Diego Galli, Dg di Inwit.
Il futuro del digitale italiano passa dalle infrastrutture del Paese. Lo spiega a Fortune Italia Diego Galli, Dg di Inwit, descrivendo il Piano industriale 2025-2030 e l’impatto ambientale positivo dell’azienda.
Inwit è la prima tower company italiana. Qual è il vostro modello di business?
Il nostro modello si basa su infrastrutture digitali condivise: torri e sistemi Das (Distributed Antenna System) indoor, in grado di servire più operatori e tecnologie contemporaneamente. Queste infrastrutture sono abilitatori della connettività mobile e rappresentano la base su cui si costruisce l’ecosistema digitale del Paese. Alla base c’è un approccio industriale solido, che ci consente di effettuare investimenti significativi, con ritorni nel lungo termine e di generare efficienze per l’intero comparto delle telecomunicazioni. Con oltre 25mila torri e più di 680 sistemi DAS, le nostre infrastrutture multi-operatore sono al centro del trend di digitalizzazione in Italia. Un modello che definiamo intrinsecamente sostenibile e che ci permette di rispondere in modo efficace alla crescente domanda di capacità e copertura, soprattutto con l’evoluzione del 5G e delle reti IoT.
Quali sono le prospettive di crescita e remunerazione per gli azionisti?
Inwit oggi ha una capitalizzazione di circa 10 mld di euro. Prevediamo, nel Piano industriale 2025-2030, investimenti per 1,5 mld di euro, di cui circa 600 mln già nel biennio 2025-2026. Il piano punta a confermare la nostra leadership nelle torri, con la realizzazione di 3.500 nuovi siti e oltre 14.000 nuove ospitalità, ma anche a spingere la crescita di infrastrutture “smart”. In parallelo, lanceremo un progetto di produzione di energia solare, con l’installazione di 400 impianti fotovoltaici sui nostri terreni e torri, per un investimento di 100 mln di euro. Dal punto di vista della remunerazione, continuiamo a proporre una crescita del dividendo del 7,5% annuo fino al 2026 e di almeno il 5% dal 2027 al 2030. Prevediamo anche un buyback da 400 mln di euro e un dividendo straordinario da 200 mln.
Qual è la ricaduta della vostra attività al sistema Paese?
Secondo un report di The European House Ambrosetti, il modello di condivisione delle infrastrutture digitali ha generato tra il 2015 e il 2024, risparmi per 15,8 mld di euro alla filiera telco. Questo significa ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre la duplicazione di asset e abilitare una diffusione più capillare della connettività, con benefici ambientali tangibili: abbiamo evitato l’emissione di oltre 2,5 milioni di tonnellate di CO₂, pari a 1,7 milioni di voli intercontinentali Roma-New York. Il nostro contributo diretto al Pil italiano è stato di 1,3 mld di euro nel solo 2024. Siamo un’azienda snella, con circa 300 dipendenti, ma generiamo un indotto di 3.200 posti di lavoro grazie al nostro modello a filiera lunga. Inoltre, sempre nel 2024 abbiamo reinvestito oltre il 30% dei nostri ricavi, una quota doppia rispetto alla media di settore.
Come procede l’esecuzione del Piano Italia 5G e del Pnrr?
Il Piano Italia 5G del PNRR ha l’obiettivo di contribuire a ridurre il divario digitale, colmando il gap di opportunità di sviluppo economico e sociale tra le zone interessate dal Piano stesso e il resto del Paese. È utile ricordare che, sin dall’inizio del progetto, abbiamo incontrato insieme al Dipartimento per la trasformazione digitale (DTD) della Presidenza del Consiglio dei Ministri oltre 600 tra Sindaci e Assessori dei comuni interessati per la presentazione del Piano Italia 5G del PNRR, adottando sempre un approccio ispirato alla collaborazione con le amministrazioni locali.
Quali sono le evoluzioni future dell’infrastruttura di Inwit?
La torre è sempre più uno snodo strategico nell’architettura digitale del Paese. Oltre a ospitare apparati 4G, 5G e Fwa, le nostre torri sono equipaggiate con sensori IoT, videocamere intelligenti e gateway per il monitoraggio in tempo reale. Grazie alla collaborazione con Wwf e Legambiente, abbiamo sviluppato progetti di costante controllo ambientale in aree protette, come il Parco nazionale d’Abruzzo e l’Alta valle di Susa, installando sistemi di rilevamento incendi e sensori per la qualità dell’aria. E proprio quest’estate su 5 torri di telecomunicazione di INWIT presenti a ridosso della Riserva Naturale di Monte Mario e del Parco Urbano del Pineto sono state installate 6 videocamere smart e 5 gateway, dotati di AI, in grado di rilevare tempestivamente pennacchi di fumo e principi di incendio.
Ci racconta il progetto ‘Roma 5G’?
‘Roma 5G’ è un progetto strategico per trasformare la Capitale in una smart city, anche per il Giubileo. Prevede la copertura 5G nelle quattro linee della metropolitana (A, B, B1 e C), in 100 piazze, 98 vie limitrofe e in sette edifici pubblici. Installeremo oltre 850 hotspot Wi-Fi, 2.000 videocamere di sicurezza e circa 1.800 sensori IoT. Recentemente abbiamo inaugurato le prime nove stazioni della Metro A coperte in 5G. La stazione Termini di Roma, ad esempio, è la prima grande stazione italiana dotata di un sistema Das per la copertura 5G multi-operatore, con oltre 125 micro-antenne distribuite su un’area di 115mila metri quadrati. per questo motivo spesso diciamo che dietro la connettività c’è l’infrastruttura di Inwit.
Ci sono altri progetti di questo tipo in corso?
Sì, stiamo completando la copertura della Linea Blu M4 di Milano, la prima metropolitana italiana interamente coperta in 5G. Abbiamo firmato un accordo con Fiera Milano per ottimizzare le infrastrutture digitali del quartiere fieristico e dell’Allianz MiCo, con un upgrade completo al 5G. Abbiamo inoltre abilitato la connettività in oltre 130 ospedali da Nord a Sud, oltre a musei, aeroporti e stazioni ferroviarie.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

