Nel 2025 l’Italia sarà l’unico tra i grandi Paesi europei a prevedere un rapporto tra debito pubblico e Pil inferiore all’obiettivo fissato nel Piano strutturale di bilancio (Psb). Il debito è stimato al 136,6%, con un aumento di 1,3 punti rispetto al 2024. È quanto emerge dal focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) dedicato ai quadri macroeconomici e di finanza pubblica nelle relazioni annuali dei Paesi dell’Unione europea.
Secondo l’Upb, la dinamica italiana resta meno negativa rispetto alle previsioni iniziali. Nel 2024 il debito si è infatti attestato su livelli più contenuti, grazie a un avanzo primario positivo e a un deflatore del Pil favorevole. Germania e Spagna hanno mostrato andamenti simili, rispettivamente al 62,5% e al 101,8% del Pil, sostenuti dal cosiddetto snowball effect (differenziale tra tassi di interesse e crescita nominale) e da componenti di stock-flussi, cioè voci non incluse nel disavanzo. In Francia, invece, l’aumento degli stock-flussi ha annullato i progressi sul saldo primario, mantenendo il debito fermo al 113% del Pil.
Per il 2025 Parigi prevede un peggioramento, con il rapporto debito/Pil in crescita al 116,2% (+1,5 punti). Madrid stima un rialzo più contenuto, al 101,7% (+0,3 punti). Berlino, invece, indica un aumento al 63,9%, in salita rispetto alle stime contenute nel Documento programmatico di bilancio (Dpb).
Deficit sotto la media europea
L’Italia punta a chiudere il 2025 con un deficit pari al 3,3% del Pil, inferiore alla media Ue e in linea con il Psb. È previsto anche un miglioramento dell’avanzo primario, stimato allo 0,7% del Pil dopo il ritorno in territorio positivo nel 2024, quando si era attestato allo 0,4%, prima volta dall’inizio della pandemia.
La Francia resta invece indietro: il deficit è stimato al 5,4% e l’avanzo primario resta negativo, con un disavanzo pari al 3,1%, molto superiore al target fissato dal Psb. Anche la Spagna rimane sopra l’obiettivo, pur con un calo del disavanzo al 2,8%, a causa delle spese straordinarie per l’alluvione di Valencia. Sul saldo primario, Madrid prevede un deficit dello 0,1%, in peggioramento rispetto all’avanzo programmato dello 0,3%.
In Germania, la modifica costituzionale al “freno all’indebitamento” consentirà maggiori spese per infrastrutture e difesa. Di conseguenza, il deficit è stato rivisto al rialzo al 3,3% del Pil, mentre il saldo primario scenderà a -2,2%, ben oltre il livello indicato nel Dpb autunnale.
Il 2024 segna la svolta per i conti italiani
L’anno scorso il deficit italiano è sceso al 3,4% del Pil. La riduzione è stata possibile grazie al ridimensionamento delle spese per il Superbonus e all’aumento delle entrate fiscali.
Nei principali partner europei la situazione è stata più difficile. In Francia, il disavanzo è salito al 5,8% per l’aumento della spesa corrente e degli interessi sul debito. In Germania ha raggiunto il 2,7% a causa delle spese aggiuntive sostenute dai Länder e dagli enti previdenziali. In Spagna si è attestato al 3,2%, condizionato dai costi straordinari per l’alluvione.
Anche sul saldo primario emerge un forte divario. L’Italia ha registrato un avanzo, mentre Francia, Germania e Spagna hanno mantenuto disavanzi consistenti: rispettivamente pari al 3,7%, 1,6% e 0,7% del Pil.

