Scommettere sullo sport

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Il mondo dello sport italiano è in crisi. L’impossibilità di accedere agli sponsor di scommesse aggrava la condizione economica dei club.

Il mondo dello sport italiano – escluso notevoli eccezioni – non sta vivendo la fase più florida della sua storia. In particolare, quello che sta avendo le maggiori difficoltà è il calcio. I motivi sono i più disparati: dalla mancanza di infrastrutture adeguate fino alla poca cura dei settori giovanili, passando per una gestione dei club poco oculata.

Il tutto è legato a doppio filo ad una semplice ragione: le squadre italiane riescono ad attingere a meno fondi rispetto a quelle estere, creando così un divario di competitività che si allarga ogni anno. La differenza principale, oltre che nei ricavi per i diritti tv, è da cercare negli sponsor: le squadre dei migliori campionati stranieri, in media, riescono a strappare contratti di sponsorizzazione più ricchi. In più, ai club italiani, ad oggi, non è possibile (per via del decreto dignità) realizzare partnership con aziende del mondo delle scommesse e del gioco d’azzardo che, secondo l’analisi di ‘Investigate Europe’, ha accordi con 296 squadre su un totale di 442 appartenenti ai 31 campionati principali in Europa.

Le perdite economiche per lo sport italiano

Il Decreto dignità, introdotto nel 2018 e voluto fortemente dal Movimento 5 Stelle, prevede un divieto totale di pubblicità, anche indiretta, per giochi e scommesse con vincite in denaro. Questa interdizione si applica a tutti i mezzi di comunicazione, inclusi quelli online. Il provvedimento è stato giustificato dai suoi promotori con l’obiettivo di ridurre o addirittura azzerare l’esposizione delle persone più ‘fragili’ a messaggi promozionali sul gioco d’azzardo e prevenire la ludopatia.

Tuttavia, la normativa non sembra aver avuto grandi effetti da questo punto di vista: i volumi di spesa, anche grazie al gioco online, sono cresciuti dal 2018 al 2024 arrivando a 21,6 mld di euro, secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ma è innegabile un effetto negativo per lo sport italiano: ha azzerato le sponsorizzazioni da parte di questo mondo alle squadre non solo di prima fascia, ma anche a quelle delle categorie minori. Ciò ha creato conseguenze rilevanti nei bilanci dei club che facevano affidamento anche su questo tipo di entrate (si parla di circa 100 mln di euro per l’intero sistema).

Per capire l’importanza che le sponsorizzazioni del settore del betting hanno nel calcio basta un semplice dato: i ricavi commerciali degli oltre 700 club partecipanti alle Top Division europee nel 2023 ammontano a 8,9 miliardi di euro, rappresentando così la principale fonte di entrata per i club, superando anche i diritti TV che si attestano a 8,2 miliardi di euro.

Inoltre, il 15% dei club presenti nei 20 principali campionati europei ha come main sponsor di maglia un operatore di scommesse sportive nel 2024-2025: si tratta del settore merceologico prevalente, davanti a retail e servizi (entrambi fermi al 12%). Il betting quindi è l’industria più rappresentata in 8 Paesi: Inghilterra (11 club di Premier League su 20), Russia, Olanda, Portogallo, Belgio, Polonia, Grecia e Ungheria.

L’1% dei ricavi delle società di scommesse potrebbe essere destinato al calcio

Il governo Meloni, tramite il ministro dello Sport Andrea Abodi, sembra intenzionato ad eliminare questo impedimento e far tornare le partnership con i brand di scommesse. Il primo passo concreto è stato realizzato nella Commissione Cultura del Senato dove è stata approvata una risoluzione che prevede, tra le altre cose, il ritorno alla pubblicità di gioco. Questo rientra nel più grande alveo di misure che l’Esecutivo intende compiere per risollevare il calcio italiano con nuove risorse con l’obiettivo di migliorare le infrastrutture e un contributo di scopo delle società di scommesse, destinando l’1% dei ricavi ad un apposito fondo gestito dallo Stato per ammodernare le strutture obsolete e realizzare nuovi impianti. Inoltre, un’eventuale riapertura darebbe respiro a tanti club che potranno tornare ad attingere ad ulteriori risorse necessarie per risollevare il calcio nostrano.

Il mondo del calcio chiede e giustifica la richiesta di questo contributo poiché è lo sport su cui gli appassionati giocano di più. Secondo i dati dell’analisi dell’Eurispes rappresenta il 75% del mercato totale, seguito da basket (10%) e tennis (7%). Inoltre, il ReportCalcio 2025 della Figc ha evidenziato che la raccolta sul calcio in Italia è arrivata a 16,1 miliardi di euro, in aumento di quasi 8 volte rispetto a quella registrata nel 2006. A sottolineare ancor di più la centralità di questo sport nel mondo del betting c’è un’importante statistica: la Top 50 degli eventi su cui sono state piazzate più giocate è composta esclusivamente da partite di calcio, con in testa la finale di Champions League tra Inter e Manchester City del 2023 con oltre 40 milioni di euro giocati.

Il ReportCalcio 2025 quantifica, tramite stime sui dati di bilancio delle maggiori agenzie di scommesse italiane, gli impatti economici, fiscali ed occupazionali generati dalle scommesse degli italiani sul calcio, con un impatto complessivo sul Pil pari a quasi 1,8 miliardi di euro.

E all’estero?

L’Italia non è un caso isolato: anche Belgio e Bulgaria al momento hanno un divieto totale per la pubblicità di gioco. Altri Paesi importanti come Germania e Spagna hanno in vigore importanti limitazioni, mentre in Francia sono in corso valutazioni per adottare nuove normative restrittive. In Inghilterra si è mossa direttamente la Premier League dove i club hanno deciso volontariamente di rimuovere le compagnie di scommesse come sponsor principale di maglia a partire dal 2026.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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