In un mercato che richiede visione e originalità, Kairos Partners Sgr, con oltre 25 di esperienza nella costruzione di portafogli su misura, fa della gestione attiva e del pensiero indipendente la sua cifra distintiva. A raccontare come nasce e si sviluppa questa strategia è Claudio Barberis, Responsabile Gestione Patrimoniali.
Barberis, sul vostro sito descrivete Kairos come un “laboratorio di idee”: in che modo questa formula può descrivere la vostra attività e la vostra missione?
La gestione di portafogli finanziari richiede un’interpretazione continua della realtà, non solo economica, e la capacità di prendere le decisioni che seguono ad una determinata visione. Per la complessità che i mercati esprimono, è un mestiere che richiederà sempre un forte contributo umano. Kairos è una fabbrica di gestione in cui l’intera catena del valore è realizzata internamente: l’esperienza delle persone che vi lavorano è alta e diversificata in termini di competenze e sensibilità, con l’obiettivo di far nascere e circolare le idee e i punti di vista necessari quando si imposta un portafoglio. Le idee vengono discusse, digerite e implementate da persone abituate a ragionare in proprio, non a implementare portafogli modello o idee tattiche generati altrove.
Scendendo più nel dettaglio, parliamo di wealth management e di gestioni patrimoniali: in cosa consistono questi servizi e come si articola la vostra offerta?
Le gestioni patrimoniali sono una componente fondamentale dei servizi di wealth management di Kairos, insieme alla consulenza. Nel caso delle gestioni, l’attività consiste nell’investire un patrimonio su più opportunità di investimento, selezionandole e andando a pesarle in modo ben calibrato all’interno di un portafoglio. I portafogli possono essere interamente impostati da Kairos, sulla base delle caratteristiche di rischio e orizzonte temporale del cliente, oppure “personalizzati”, ossia con scelte in parte guidate dal cliente. In entrambi i casi la gestione prevede una delega a Kairos, che si occupa nella quotidianità della gestione del portafoglio, aggiornando periodicamente i clienti su composizione e andamento.
Dal vostro osservatorio, come sono cambiate le esigenze della clientela italiana negli ultimi anni?
Il mercato del wealth è diventato più sofisticato. Ci sono nuovi interlocutori, tra cui i family office. In generale è richiesta più qualità: le famiglie con cui interagiamo cercano un team di professionisti e un processo di investimento a cui poter affidare il proprio patrimonio con serenità anche per lunghi periodi.
L’industria italiana del risparmio gestito rappresenta quindi un settore sofisticato e in evoluzione: cosa occorre per distinguersi dai tanti competitor?
In Kairos vogliamo che ai clienti finali individuali arrivi un servizio di gestione che, in termini di qualità e caratteristiche, potrebbe soddisfare anche il cliente istituzionale più sofisticato. I mercati finanziari, nella loro complessità, offrono spazio ad approcci diversi e potenzialità che non sempre consistono nel replicare quello che fa la maggior parte degli investitori: investire attivamente significa essere gli artefici delle scelte fatte, conoscerne le implicazioni, e non sempre seguire quelli che sono i temi più affollati e di moda. I portafogli che ne derivano hanno l’originalità, la personalità e la robustezza che permette loro di attraversare fasi di mercato anche difficili, che spesso coinvolgono interi settori o temi che fino a poco prima erano tra i più amati dagli investitori.
Ci può fare qualche esempio concreto?
Oggi nei portafogli di wealth management sono molto presenti il settore della tecnologia americana, per quanto riguarda l’azionario e l’esposizione valutaria al dollaro, e i titoli di Stato occidentali per quanto riguarda la componente “prudente” dei portafogli. Abbiamo molto rispetto dell’economia americana, e siamo consapevoli del fatto che i titoli di Stato dei Paesi occidentali restano un mercato enorme, ma in entrambi i casi siamo in un momento storico che richiede attenzione: in Kairos, pur investendo su questi segmenti, facciamo uno sforzo per trovare alternative (di opportunità e di rischi corsi), in modo da non costruire portafogli troppo esposti a questi due soli temi.
In un contesto così articolato, qual è la sfida maggiore nel rapporto con il cliente finale?
La professionalità del banker ha infinite sfaccettature: si tratta di un ruolo molto delicato. In particolar modo con una clientela di alto livello occorre essere sempre presenti, evitando scelte sbagliate, dettate da momenti di stress o di euforia. Bisogna costruire aspettative coerenti con la propensione al rischio dell’investitore e con quello che il mercato può offrire per quel tipo di rischio. È poi importante saper mantenere il focus del cliente sull’orizzonte temporale effettivo del patrimonio, evitando di guardare troppo nel breve se il cliente può ragionare sul lungo termine: per gestire con successo i patrimoni nel tempo occorre essere prima di tutto strategici, mentre la tattica di breve viene dopo.

