Il retrofit ‘green’ può diventare un’opzione per la transizione energetica dei motori. Intanto qualche collezionista lo sceglie anche per le auto d’epoca. Nella foto la 500 Full Electric al quale ha lavorato l’italiana Newtron Group.
La Rolls-Royce Phantom V non è mai stata una macchina per tutte le tasche. La casa britannica ne sfornò poco più di 500 esemplari in una decina d’anni. Tra i possessori: la Regina Elisabetta e John Lennon. Nel 2025 quella macchina non ha perso il suo fascino: su richiesta di un appassionato che voleva evidentemente rendere più originale il suo pezzo da collezione, l’azienda britannica Lunaz (una delle più affermate del mondo, se si parla di riconversioni elettriche di auto d’epoca) ha presentato una nuova Rolls-Royce Phantom V completamente elettrica.
Al di là del tipo di motore, i restomod, gli interventi sulle auto storiche che uniscono restauro estetico e modifiche tecniche, non sono una novità: è un mercato che si inserisce nella lunga ‘filiera’ legata alle auto d’epoca, che soprattutto grazie agli appassionati più ricchi ha raggiunto un valore tra i 75 e i 90 mld di dollari, secondo un report McKinsey.
Una stima che comprende tutto quello che circonda il mercato delle ‘classic car’: ovviamente aste, vendite e scambi, ma anche intermediazione, manutenzione, logistica e trasporti, restauro ed eventi.
Cifre strabilianti trainate da alcuni record, altrettanto impressionanti: nel 2023 una Ferrari GTO del 1962 è stata acquistata all’asta per una cinquantina di milioni di euro, mentre l’anno prima uno dei due esemplari della coupé 300 SLR Uhlenhaut di casa Mercedes è stato venduto per 137 milioni di euro.
Nel caso della Rolls-Royce elettrica sfornata dall’azienda britannica Lunaz il prezzo è diverso, ma comunque impressionante: il proprietario della vettura ha fatto lavorare i meccanici dell’impresa per 5.500 ore sulla reingegnerizzazione di 11.000 componenti, spendendo circa un milione di sterline.
Adesso quella Rolls-Royce ha un pacco batterie da 80 KWh, porte usb per ricaricare il cellulare, aria condizionata, e naturalmente una guida silenziosa ed elettrica.
Il fondatore di Lunaz, David Lorenz, ha detto che il “veicolo è stato costruito per onorare un secolo di grandezza ed è stato reinventato per prosperare nel prossimo”. Aston Martin, Bentley, Jaguar, Range Rover e Rolls-Royce elettrificate dall’azienda di Lorenz (che si è fatto aiutare da Jon Hilton, ex capo ingegnere in Formula 1, per progettare i powertrain adeguati per le auto d’epoca) vanno abbastanza bene: gli ordini internazionali sono più che raddoppiati, ha fatto sapere a inizio anno l’azienda. Ogni conversione è un lavoro sartoriale: i veicoli vengono smontati, restaurati e ricostruiti con motori elettrici su misura e batterie di ultima generazione.
Negli ultimi anni, come nel caso del mercato di Ev destinati al grande pubblico, anche per le auto d’epoca ci sono stati degli stop: negli scorsi anni la stessa Lunaz, di base a Silverstone, ha cessato la produzione per un paio di mesi, incolpando i tentennamenti del Governo inglese nel bandire i veicoli tradizionali. La produzione è ripresa dopo una ristrutturazione. Una parte del business importante è stata dedicata ai mezzi commerciali. Un’altra britannica molto attiva nelle riconversioni, Electrogenic, ha aggiunto al business delle auto d’epoca quello della Difesa, lavorando sui Land Rover dell’esercito britannico. Tra i kit di restomod presentati sul mercato da Electrogenic che hanno suscitato più interesse mediatico c’è quello preparato per la DeLorean, icona della storia del cinema, protagonista di Ritorno al Futuro.
Le motivazioni dietro la conversione, nel caso delle auto classiche, sono legate a un fattore di prestigio per i loro ricchi proprietari. D’altronde convertire le vetture più prestigiose all’elettrico è questione dispendiosa, da diverse centinaia di migliaia di euro.
Ma al di là delle vetture d’epoca, molti vedono nel retrofit (non solo elettrico, ma soprattutto ibrido) un’opportunità enorme per il mercato dell’auto in generale, davanti a norme più stringenti, a fronte di una transizione verso l’elettrico che stenta a decollare e, nel caso italiano, a macchine sempre più vecchie. Secondo il report UNRAE 2024 a fine 2023 l’età media delle auto era di 12,8 anni. Con un parco circolante italiano che ha raggiunto i 40,57 milioni di veicoli (erano 34,3 milioni del 2009) le macchine ante Euro 4 sono addirittura 8,8 milioni.
Circa l’83% del parco è costituito da vetture a benzina e diesel potenzialmente convertibili con retrofit, secondo l’italiana Newtron Group, fondata dal matematico e ingegnere Nicola Venuto e specializzata nell’ibrido: “Produciamo e distribuiamo soluzioni di ibridizzazione omologate, pronte per essere applicate su larga scala in ambito industriale”, spiega il Ceo. Finora l’azienda ha riqualificato 2.000 veicoli e depositato 8 brevetti.
L’ambizione per il 2030 è arrivare a 100.000 trasformazioni l’anno. Sull’ibrido scommettono anche i giganti: Renault (attraverso la società Horse Powertrain, partecipata anche dalla cinese Geely) ha addirittura presentato un kit per ‘ibridare’ non i mezzi tradizionali, ma le piattaforme elettriche.
La soluzione della jv di Renault per le auto elettriche: trasformarle in ibride
Newtron Group si occupa anche di auto classiche, ma in questo caso la riconversione riguarda un pubblico “elitario e legato a un certo purismo, che spesso guarda con diffidenza alle trasformazioni. Rispetto agli anni precedenti, la domanda non è cresciuta in modo significativo”, dice Venuto.
“Resta una nicchia molto contenuta. Stiamo invece osservando una crescita concreta nel segmento dei veicoli industriali e commerciali, utilizzati per servizi urbani o di prossimità. Qui la domanda è guidata da esigenze ambientali e normative”. E in vista del 2026, quando entreranno in vigore le nuove limitazioni per i veicoli diesel Euro 5, il retrofit potrebbe accelerare ancora.
Se le auto d’epoca non bastano
Le ‘classic car’ rimangono una nicchia per puristi che è difficile scalfire. Diverse aziende offrono la possibilità di rinnovare il proprio veicolo d’epoca, ma devono affidarsi anche ad altre linee di business.
Tra i pionieri della riconversione elettrica a livello internazionale, Lunaz è forse il nome più noto: fondata nel 2018, la società ha sede a Silverstone, in Inghilterra, e si è specializzata nella trasformazione elettrica di auto di lusso d’epoca, come Rolls-Royce, Bentley e Jaguar. Ma per sopravvivere l’azienda si è dedicata anche al retrofit dei veicoli commerciali.
Sempre in UK, Electrogenic è un’altra azienda di riferimento, ma l’approccio è diverso, la gamma più varia e meno ‘premium’: si lavora a Land Rover (con un focus anche sulla Difesa), Volkswagen Beetle e Mini. Tra i suoi esperimenti c’è la DeLorean con una potenza molto superiore al modello di Ritorno al Futuro. La DeLorean elettrica scatta da 0 a 100 km/h in 5 secondi, invece che nove.
Tra i pionieri italiani c’è Newtron Group, un’azienda il cui business principale è la conversione in auto ibride attraverso una tecnologia proprietaria che viene applicata su “un’ampia gamma di veicoli” che va dagli scooter (anche grazie alla collaborazione con un’altra startup italiana del settore, Talet-E) ai mezzi pesanti. Il retrofit elettrico riguarda al momento due modelli iconici: Panda 141 e 500 Full Electric. “Non proponiamo pacchetti preconfezionati per il cliente finale”, spiega il Ceo. “Ogni progetto viene realizzato in modo unico, in base alle condizioni del veicolo e alle esigenze del proprietario”.
Foto Courtesy Newtron

