Gli Stati Uniti hanno perso 33mila posti di lavoro nell’industria manifatturiera quest’anno, ma Tim Cook crede di avere una soluzione. Il Ceo di Apple ha infatti dichiarato che il recente investimento di 600 miliardi di dollari per costruire fabbriche in tutto il Paese creerà un “effetto domino”, favorendo la crescita della manifattura in America.
“Non possiamo essere ovunque. Vorrei potessimo, ma nei prossimi quattro anni investiremo 600 miliardi di dollari”, ha detto in un’intervista televisiva a Jim Cramer di CNBC. Cook ha ipotizzato che questo impegno eccezionale, che prevede la costruzione di 79 stabilimenti, potrà attirare anche altre aziende nelle comunità in cui verranno realizzate le fabbriche. “Questo è l’effetto a catena,” ha spiegato. “Arriveranno altre imprese. È un fenomeno a effetto domino”.
La produzione degli Iphone
Apple produce gli iPhone fuori dagli Stati Uniti sin dalla prima versione del 2007, con la maggior parte dell’assemblaggio in Cina presso vaste strutture di Foxconn. La multinazionale taiwanese gestisce uno stabilimento a Zhengzhou che impiega circa 350mila persone, produce fino a 500mila iPhone al giorno e contribuisce significativamente allo sviluppo economico della regione.
Apple realizza circa l’80% degli iPhone venduti negli Stati Uniti in Cina, ma ha spostato alcune parti della catena di produzione in India per evitare tariffe doganali, con un accordo da 433 milioni di dollari per i chip. Nel marzo scorso, ha spedito iPhone per un valore di 2 miliardi di dollari. Ora Cook punta sulla manifattura americana con l’attuale amministrazione, sottolineando l’obiettivo del presidente Donald Trump di riportare “sempre più produzione” negli Stati Uniti.
La scarsità di lavoratori qualificati
Nonostante l’impegno di Apple gli esperti ritengono che l’hub manifatturiero principale resterà in Asia per via della concentrazione di fornitori, della dimensione della forza lavoro e dei costi più elevati del lavoro negli USA rispetto all’estero.
La ristrutturazione di una complessa catena produttiva richiederà tempo: la produzione di componenti come vetri e chip sarà riportata in patria, ma l’assemblaggio finale rimarrà in Cina e in parte in India.
Un problema rilevante per la rinascita del settore è la scarsità di lavoratori qualificati: negli Stati Uniti sono attualmente vacanti circa 400mila posti nel settore manifatturiero. “Resta la difficoltà di organizzare la vasta forza lavoro necessaria per assemblare tutti i componenti nell’iPhone finito,” ha aggiunto un esperto. “È difficile immaginare dove Foxconn possa trovare nel paese un mercato di almeno 300mila lavoratori disponibili.”
Se Apple riuscirà nel suo piano, questo potrebbe spingere altre aziende tecnologiche o di hardware a investire nel modello ‘Made in America’. Il movimento di Apple riflette anche la spinta dell’amministrazione Trump per rilanciare la manifattura interna più che una vera iniziativa rivoluzionaria dell’azienda stessa.
Questa storia è stata originariamente pubblicata su Fortune.com.

