MPW: le donne, l’Italia e la nuova corsa allo spazio

“Quanti di voi da bambini hanno sognato di diventare astronauti?” È partita così, con una domanda semplice e potentissima, la tavola rotonda “Le Donne dello Spazio” di Fortune Italia alla Rome Future Week. Sono state raccontate ben quattro prospettive che, intrecciate, restituiscono l’immagine di uno spazio ormai vicinissimo alla vita quotidiana. Non solo razzi e tute: economia, cultura, regole, cibo, design.

Lo spazio spiegato (bene) al grande pubblico

A rompere il ghiaccio è Alessandra Bonavina, regista e fondatrice di Lunar City. La sua storia comincia dietro una cinepresa e arriva oggi a una piattaforma education & entertainment in realtà virtuale: un metaverso dove si entra con i visori, si visitano moduli spaziali, si segue in real time ciò che accade in orbita — fino alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) — e si vivono gli sbarchi lunari come in prima fila.

“C’era confusione, spesso alimentata dalla fantascienza” spiega. “Ho sentito il bisogno di raccontare che cosa davvero si fa nello spazio e perché tutto questo dovrebbe riguardare le nuove generazioni”. La piattaforma Lunar City – sviluppata con brevetti e partnership industriali (tra cui Thales Alenia Space e collaborazioni con l’ecosistema spaziale italiano) – è un ponte: cinema, gaming, serie, esperienze live per democratizzare l’accesso allo spazio e avvicinare anche e soprattutto chi non è “addetto ai lavori”.

L’industria: dati, habitat e orbite affollate

Il passaggio dall’immaginario all’industria vera e propria lo firma Massimo Comparini, Managing Director della Space Division di Leonardo. È lui a ricordare che lo spazio è già infrastruttura critica: comunicazioni, navigazione, osservazione della Terra. È lui a ricordare che lo spazio non è solo esplorazione in senso lato ma serve a comprendere il clima, gestire le  emergenze, interconnettere mondi distanti.

“L’Europa – dice – deve posizionarsi in un contesto dominato da Stati Uniti e Cina, ma gli asset non mancano: il sistema globale di navigazione satellitare (GNSS) dell’Unione Europea Galileo o la nuova costellazione per la connettività Iris2, l’esperienza italiana nella pressurizzazione (oltre metà dei moduli abitati della ISS portano la nostra firma), il lavoro per la stazione spaziale commerciale di Axiom prodotta in Italia, gli studi ASI su habitat di superficie lunare e persino il primo lander lunare europeo affidato al nostro Paese”.

Poi il tema che incombe: l’affollamento dell’orbita bassa. Oggi migliaia di oggetti, domani decine di migliaia di satelliti in ordita. “Tutto ciò aumenta esponenzialmente il rischio di collisioni e detriti. Senza regole, possiamo mettere a repentaglio le infrastrutture su cui poggia la nostra vita quotidiana”. E sulla Luna? Il nodo è lo sfruttamento delle risorse (terre rare incluse). Dall’Outer Space Treaty del ’67 agli Artemis Accords, molto è cambiato: “Serve una cornice internazionale aggiornata, non una corsa al “chi arriva prima””.

L’accesso allo spazio: la lezione (e l’emozione) di Avio

Quando prende la parola Angela Natale (Chief Quality Officer di Avio), il panel cambia ritmo. Mostra un video di lancio: la sala si fa silenziosa, poi esplode. “Ero in control room al momento del lancio. L’emozione resta addosso”.

Dietro l’adrenalina, la sostanza: Vega C, il lanciatore firmato Avio, è il cavallo di battagli europeo per mettere satelliti in orbita. “L’Italia – ricorda – è una delle poche nazioni al mondo in grado di progettare, costruire e lanciare un vettore “in casa”.  Avio ha avviato anche la commercializzazione diretta della capacità di lancio. Questo garantirebbe maggiore autonomia e competitività per l’Europa.

Perché lanciare conta? “Perché i satelliti monitorano vulcani e terremoti, portano connettività, supportano la sicurezza. Tecnologie nate “per lo spazio” fanno ricadere i loro effetti sulla terra, irrobustendo il tessuto industriale e spingendo filiere intere”.

Il cibo tra le stelle (e nel deserto)

Con Giorgia Pontetti (CEO G & A Engineering e CTO Ferrari Farm) lo sguardo entra nella cucina del futuro. Le missioni di lunga durata non possono vivere di rifornimenti: bisogna produrre cibo in situ. Serre idroponiche, coltivazioni su regolite (il suolo lunare, o i suoi analoghi), stampanti 3D alimentari per garantire una nutrizione personalizzata on demand in base a metabolismo e alle condizioni di stress.

La chiave è doppia: ciò che funziona sulla Luna funziona anche nel deserto terrestre. Dall’autosufficienza delle basi alla circolarità degli scarti (il torsolo della mela che diventa ingrediente stampabile), l’innovazione spaziale si traduce in resilienza alimentare. E qui il Made in Italy ha carte uniche: “Non solo tecnologia – dice – ma design degli habitat: cucine, cabine di riposo, oggetti quotidiani da ripensare in microgravità. È un lavoro da ingegneri e designer insieme”.

Donne e leadership: sponsor, reti, coraggio

Il panel si chiama “Le Donne dello Spazio” e non è un vezzo. Le testimonianze di questi protagonisti della Space industry italiana sono la prova che la leadership femminile non è più eccezione. Tuttavia, parecchia strada resta ancora da fare: i percorsi STEM si decidono a 10–12 anni, ha ricordato Comparini. Da qui l’importanza delle famiglie nell’incoraggiare la scelta delle giovani donne a intraprendere carriere in questo settore.

A tal proposito, Angela Natale ha firmato una vera e propria lezione di mentoring: “Servono sponsor e reti; nessuna gelosia, tra noi donne del mestiere condividiamo opportunità e difficoltà. C’è spazio per tutti nello “spazio”. La platea applaude: è quel genere di frase che resta.

Un settore che vale (già) miliardi

Sul fondo, i numeri: 625 miliardi di export Made in Italy nel 2023, 7,5 miliardi solo quelli relativi all’aerospazio (+14% sul 2022); nei primi otto mesi del 2024 già 4,3 miliardi. La Space Economy globale punta a passare da 400 a 1.800 miliardi entro il 2035; l’Italia ha le fondamenta per scalare da 7 a 30 miliardi nello stesso orizzonte. Tra Europa e asse transatlantico, con gli Stati Uniti primo mercato di sbocco, lo spazio è politica industriale prima ancora che esplorazione.

La morale (provvisoria) di Roma

Se c’è una sintesi di questa ora alla Rome Future Week è che lo spazio è un mestiere di squadra. Servono narrazione per includere, regole per proteggere, lanciatori per accedere, dati per decidere, cibo per vivere, design per abitare. E servono donne e uomini che, insieme, lo rendano possibile.

Uscendo, la sensazione è che lo spazio non sia più “là fuori”, ma qui, nel modo in cui guardiamo la Terra e progettiamo il domani.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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