La space economy non è più un concetto da fantascienza, ma una realtà industriale e strategica che coinvolge governi, agenzie e grandi imprese private. L’Italia, in questo scenario, ha scelto di giocare un ruolo da protagonista, dotandosi della prima legge quadro europea dedicata all’economia dello spazio e contribuendo a progetti di rilevanza globale, dalla costellazione di satelliti alle nuove missioni lunari. Il deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Mascaretti, nell’intervista a Fortune Italia parla di questo nuovo orizzonte e delle sfide che attendono il nostro Paese.
Lei è stato il fondatore dell’intergruppo parlamentare dedicato alla space economy. Quali sono i motivi che l’hanno spinta a creare questo organismo?
L’intergruppo parlamentare sulla space economy è nato all’inizio del 2023 e, ad oggi, conta 41 tra deputati e senatori di tutti i gruppi politici. Questo organismo è nato, nel mio caso, innanzitutto per passione poiché come percorso di studi ho fatto ingegneria aeronautica. Inoltre, dietro questa grande passione c’è stata l’opportunità di mettermi al servizio del mio Paese in questo settore molto sfidante. Questo credo che valga anche per tutti i colleghi, deputati e parlamentari che si sono lanciati con entusiasmo in questa grande avventura.
La legge quadro sulla space economy, di cui lei è stato relatore, da qualche mese è realtà. Ci può spiegare i punti principali?
Il Parlamento italiano ha approvato la legge quadro per l’economia dello spazio, un risultato di grande rilievo per il nostro Paese, soprattutto perché il paradigma è cambiato a partire dal 2011. Quell’anno rappresenta un vero spartiacque: negli Stati Uniti si è concluso il programma Shuttle, che fino ad allora aveva visto tutte le operazioni spaziali gestite in modo diretto ed esclusivo dalle agenzie governative.
Con la fine dello Shuttle, negli Stati Uniti sono entrati in scena grandi imprenditori, il più noto dei quali è senza dubbio Elon Musk, con la sua SpaceX. L’azienda ha sviluppato lanciatori in grado non solo di raggiungere l’orbita, ma anche di rientrare e riposizionarsi sulla piattaforma di lancio: un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava impensabile.
Questo ha cambiato le regole del gioco. I privati hanno iniziato a fornire servizi alle agenzie governative, come la Nasa, e con il tempo sono diventati talmente competenti e autonomi da avviare quella che oggi definiamo “space economy”: un’economia dello spazio basata su un vero mercato e su un interesse commerciale sempre più marcato.
Il primo a operare su larga scala è stato proprio Elon Musk, che ha messo in orbita una sua costellazione di satelliti. L’obiettivo iniziale era di 12.000 unità; oggi ne ha già almeno 7.000 e si parla di cifre che potrebbero arrivare a 20.000 o addirittura 40.000. Sono numeri straordinari, se si pensa che fino a poco tempo fa le agenzie governative come Esa e Nasa lanciavano un solo satellite, o comunque effettuavano un lancio ogni due o tre anni. Oggi invece gli operatori privati arrivano a tre lanci alla settimana, portando in orbita migliaia di satelliti, destinati sia alle telecomunicazioni sia all’osservazione della Terra: servizi che hanno un mercato enorme e che stanno alimentando questa grande rivoluzione.
Una rivoluzione che rende necessario regolamentare l’accesso dei privati allo spazio. L’Italia, prima in Europa, ha voluto dotarsi di una legge specifica. Il ministro Urso, come autorità delegata dal Governo, ha promosso e guidato la stesura del testo, approvato da sei ministri e poi discusso in Aula alla Camera, dove ho avuto l’onore di essere relatore.
È stata una sfida appassionante, che ha permesso di coinvolgere l’intero mondo dell’economia dello spazio. La legge è stata approvata prima alla Camera e poi al Senato, diventando un punto di riferimento: non solo offre all’Italia una prima normativa sull’economia dello spazio, ma fa del nostro Paese un apripista a livello europeo e occidentale. Non a caso, oggi l’Unione Europea sta lavorando a un proprio “Space Act” e ha già preso come modello la normativa italiana.
La space economy può fornire benefici anche ad altri settori?
L’ingresso degli imprenditori privati nello spazio offre una gamma di servizi che riguardano soprattutto l’osservazione della Terra e le telecomunicazioni, grazie alla possibilità di coprire con i satelliti il 100% della superficie terrestre, un traguardo che in passato era irraggiungibile. Si aprono così scenari straordinari: credo che, prima di tutto, si tratti di una vera e propria rivoluzione sociale. Basti pensare che oggi le popolazioni di ogni parte del pianeta, con un semplice telefono e un po’ di energia fornita da un pannello solare, possono restare in contatto con il resto del mondo anche tra i ghiacci dell’Antartide, nella foresta amazzonica o nei deserti più remoti.
Che cosa significa tutto questo? Non riguarda soltanto esploratori o missioni scientifiche. Si pensi ai piccoli villaggi isolati, composti da poche persone e lontani da infrastrutture, dove bambini e adulti non avevano accesso né alla scuola né a servizi medici. Oggi, grazie ai satelliti, è possibile raggiungerli: teoricamente un bambino che vive nel cuore della foresta può seguire l’intero percorso scolastico, fino a un’università telematica, semplicemente con i dispositivi adatti.
Allo stesso modo, adulti e bambini possono essere monitorati e curati a distanza in caso di emergenze, con medici che ricevono in tempo reale i parametri vitali e possono decidere come intervenire. Si pensi anche a cosa significa trovarsi in mezzo al mare e disporre di una connessione internet ad alta velocità, con accesso immediato a ogni tipo di informazione.
Guardando al futuro, quali sono le principali sfide per l’Italia nel contesto della space economy globale?
Ci attendono sfide che, fino a pochi anni fa, sembravano appartenere più alla fantascienza che alla scienza. Oggi sono realtà, ed è impressionante – quasi sorprendente – la rapidità con cui si delineano i nuovi scenari. Il primo, in cui l’Italia è protagonista, riguarda la nuova conquista della Luna, che avverrà attraverso la costruzione di una stazione orbitale destinata a ruotare intorno al nostro satellite.
Il primo modulo di questa stazione è già stato realizzato a Torino da Thales Alenia Space Italia, inviato negli Stati Uniti e a breve sarà collocato in orbita lunare come primo habitat per astronauti. La stessa azienda torinese ha inoltre firmato un contratto con l’Agenzia Spaziale Italiana per realizzare il primo modulo abitativo che verrà posizionato direttamente sulla superficie della Luna.
Si tratta di una rivoluzione straordinaria. Ma la conquista della Luna rappresenta solo il primo passo: il secondo, e poi il terzo, condurranno rapidamente verso l’obiettivo successivo, la conquista di Marte. Il futuro è già cominciato e l’Italia è protagonista.

