Saipem approva la fusione con Subsea7 mentre si scalda la vicenda Pizzarotti

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Per Saipem inizia un autunno caldo nel quale si intrecciano equilibri nazionali e internazionali. Mentre l’assemblea approva il mega progetto di fusione che porterà alla nascita di Saipem7, in Italia il colosso dei servizi per il mondo Oil&Gas potrebbe entrare nella partita Pizzarotti, la società delle costruzioni di Parma che ha tanti dipendenti (3.000) e ricavi importanti (un miliardo e mezzo) ma poca liquidità, tanto da far scattare a inizio anno una procedura di composizione negoziata per il risanamento dell’azienda.

Saipem7, il via libera dell’assemblea

L’Assemblea straordinaria degli azionisti di Saipem ha dato il via libera alla fusione con la norvegese Subsea7. Si prevede che l’operazione sarà finalizzata nella seconda metà del 2026. L’Assemblea straordinaria ha visto la partecipazione del 62,15% del capitale sociale con diritto di voto. Secondo quanto previsto dallo statuto allegato al progetto di fusione, Saipem7 continuerà ad avere la sede legale in Italia e l’headquarter a Milano e le sue azioni saranno quotate sia sulla Borsa di Milano sia su quella di Oslo, mentre Alessandro Puliti, attuale Ad di Saipem, resterà alla guida. Il presidente del Cda sarà Kristian Siem.

La vicenda Pizzarotti e i cantieri in corso

Il percorso futuro di Saipem intanto ha preso una piega ulteriore anche in Italia. Secondo Milano Finanza, le manifestazioni d’interesse di Webuild e Saipem per la Pizzarotti sarebbero state già recapitate. Anche Ghella, costruttore romano, e Fs sono tra i nomi che orbitano intorno alla società controllata dalla holding Mipien.

A unire già oggi molte delle società citate al futuro di Pizzarotti sono i cantieri: con la società di Parma Saipem lavora all’alta velocità, come nel caso del consorzio Cepav due, incaricato della realizzazione della linea ferroviaria AV/AC Brescia Est–Verona commissionata da Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Fs) e del quale fa parte anche il gruppo Icm.

A settembre la stessa Pizzarotti ha riferito dei lavori in corso per il raddoppio ferroviario Piadena-Mantova commissionato sempre da Rfi, quindi Fs, al consorzio in cui ci sono Pizzarotti, Saipem, Icm e Salcef.

Intanto Webuild lavora con Pizzarotti sull’alta velocità Salerno-Reggio Calabria e sul contratto Palermo-Catania, e in più sull’industria nazionale ha un focus strutturato, con il Progetto Italia nato nel 2020.

Il debito di Pizzarotti

L’azienda di Parma a inizio anno ha aperto il tavolo con le banche per risolvere il nodo del debito, e proprio sulle stime circolate in questi giorni (1,8 mld di euro) Pizzarotti ha risposto in una nota: “Il debito finanziario ‘per cassa’ verso gli istituti di credito” ammonta a circa 320 mln di euro, più un prestito obbligazionario subordinato convertibile con Cassa Depositi e Prestiti da 97 milioni di euro. “L’importo di 1,8 miliardi di euro è quindi totalmente errato”. La società ha anche detto che le attività riguardanti il Terzo Valico procedono regolarmente.

La nascita di Saipem7

Per Saipem la fusione con il gruppo norvegese Subsea7 approvata dall’Assemblea rappresenta il dossier più importante. Negli scorsi giorni è stato riferito che in Brasile ExxonMobil, Petrobras e TechnipFmc hanno chiesto al Cade, l’Antitrust del Paese, di intervenire.

Reuters ha riportato che le aziende che si sono rivolte alle autorità brasiliane sarebbero preoccupate dal livello di concentrazione di mercato che si raggiungerebbe nel settore Oil&Gas, con un impatto sui costi sostenuti da chi si affida ai servizi italiani e norvegesi. La notizia è rilevante, anche se riguarda solo il territorio brasiliano, visto che si tratta di un’operazione globale, e secondo alcuni analisti potrebbe avere un impatto sulla fusione.

Per Saipem però “l’autorità antitrust brasiliana è nella fase iniziale dell’istruttoria e la partecipazione di terze parti interessate al procedimento rientra nell’ordinario svolgimento di tale istruttoria”.

Il Golden power

Intanto il governo ha imposto il Golden power sulla fusione, dando il suo via libera. Tra gli obiettivi di Palazzo Chigi c’è il mantenimento in Italia delle operazioni strategiche ma anche la priorità degli interventi sulle infrastrutture italiane. Per il ministero della Difesa va tenuto d’occhio il business dei droni subacquei, considerato sensibile per la sicurezza nazionale. La stessa Saipem ha fatto sapere che “l’autorizzazione prevede alcune prescrizioni volte essenzialmente a salvaguardare i progetti di interesse al settore della difesa e dell’approvvigionamento energetico, in continuità con quanto già avviene oggi”.

Bloomberg ha riportato di una trattativa per la cessione a Fincantieri proprio del business dei droni subacquei.

È previsto in ogni caso che la nuova creatura sia a matrice fortemente italiana. Puliti resterà al comando grazie al peso degli azionisti Eni (10,6%) e Cdp Equity (6,4%). Siem Industries (azionista di riferimento di Subsea7) sarà titolare di circa l’11,8%.

L’offshore di Saipem7

L’operazione prevede anche che il business ‘Offshore Engineering & Construction’ farà parte di una società con una sua autonomia operativa.

Si tratta di una realtà che sarà controllata da Saipem7, chiamata Subsea7, e operante con il marchio ‘Subsea7, a Saipem7 Company’, che comprenderà tutte le attività di Subsea7 e il segmento Asset Based Services di Saipem (incluse le attività Offshore Wind). La società rappresenterà circa l’84% dell’EBITDA del Gruppo calcolato sui 12 mesi precedenti al 31 dicembre 2024.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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