Euro digitale vs stablecoin, la Bce corre e punta sui ‘pagamenti condizionati’

euro digitale

Se c’è un motivo per cui sbrigarsi con l’euro digitale, sono le stablecoin. L’allarme di Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce, arriva durante la conferenza ospitata dalla Bocconi in cui la Bce ha presentato i risultati della prima fase di sperimentazioni sull’euro digitale con una 70ina tra imprese, attori finanziari, startup e un numero abbastanza contenuto di banche.

“In seguito al successo di questi partenariati e a fronte di un’ulteriore richiesta da parte degli operatori di mercato”, la Bce ha fatto sapere che verrà avviata “una seconda fase di sperimentazione al fine di massimizzare il potenziale innovativo dell’euro digitale”. Prevista nel 2026, rappresenterà un’altra accelerazione della Bce nel percorso verso un euro digitale che, però, non arriverà prima della metà del 2029.

Steblecoin, l’allarme di Cipollone

Le stablecoin “possono porre veri rischi per la stabilità finanziaria e l’intermediazione bancaria” dice Cipollone, che guida il progetto di Francoforte per un euro digitale che non arriverà prima del 2029.

Per la Bce gli strumenti non europei rappresentano un rischio per la sovranità monetaria, in una partita dai contorni geopolitici: l’euro digitale sarà la Cbdc (central bank digital currency) dell’Ue da contrapporre alle stablecoin private Usa, con Donald Trump che ha espressamente vietato l’emissione di eventuali ‘dollari digitali’.

“Una fuga dalle stablecoin – ha spiegato Cipollone – può innescare una corsa alle liquidazioni, improvvisi deflussi di depositi e volatilità nella liquidità bancaria, amplificando le pressioni sull’approvvigionamento delle banche”.

Il rischio di arrivare tardi

L’esponente italiano del consiglio di Francoforte mette in guardia soprattutto sulle stablecoin emesse da entità non europee o denominate in valuta estera. È significativo che mentre il traguardo temporale dell’euro digitale si sposti in là (dal 2028 a metà 2029, secondo le stime di Francoforte degli ultimi giorni) il mercato delle stablecoin acceleri, con attori privati che in alcuni casi si preoccupano degli stessi temi su cui mette in guardia l’Europa, come la sicurezza.

In questi giorni il Financial Times ha riportato che il gigante Circle starebbe vagliando modi per annullare le transazioni che coinvolgono la sua stablecoin USDC (una delle dominatrici del mercato) per poter effettuare rimborsi in caso di frodi e ovviamente convincere ancora più persone a usare stablecoin.

I meccanismi di rimborso sono al centro di alcune delle sperimentazioni presentate a Milano dalla Bce.

L’iniziativa di Unicredit e Banca Sella

In questi giorni due banche nostrane, Unicredit e Banca Sella, insieme a 7 altre europee, hanno annunciato il lancio (forse a fine 2026) di una loro stablecoin.

La situazione è diversa rispetto alle stablecoin Usa, naturalmente, considerando anche che si tratta di un’iniziativa nata nel perimetro delle regole europee, con un’emissione bilanciata con la capacità di mantenere le riserve. Da quanto si apprende, secondo i promotori la nuova stablecoin sarà perfettamente complementare alla moneta digitale della Bce, non la sostituirà, ed è possibile che gli obblighi di monitoraggio e stress test della Micar europea possano comportare un tetto di emissione, un po’ come succederà per limiti di detenzione dell’euro digitale.

La situazione attuale

Per quanto riguarda i sistemi di pagamento attuali, lo stesso Cipollone ha ricordato che dipendiamo da pochi fornitori (principalmente Visa e Mastercard). Una situazione che rallenta l’innovazione e mina la concorrenza, dice, convinto che con l’euro digitale le soluzioni di pagamento potrebbero arrivare in tutta Europa a tariffe inferiori. Ma secondo molti riuscire ad arginare i player americani tradizionali potrebbe essere un obiettivo di lungo periodo.

I tempi della sperimentazione sull’euro digitale

La fase preparatoria dell’euro digitale intanto sta terminando, e l’appuntamento in Bocconi è servito proprio a presentare i risultati della ‘Innovation platform’ nata nel 2024 sulla quale si continuerà a lavorare con una nuova tranche di sperimentazioni nel 2026. Delle 70 realtà che hanno partecipato alla prima fase, il 15% sono italiane. Tra queste: Postepay, Abi Lab, Hype, l’Associazione Prestatori Servizi di Pagamento, Gft Italia, Medical Srls, Next Digital Platform Srl, l’Osservatorio sull’innovazione digitale del Politecnico di Milano, la scuola di management Sda Bocconi e il Fintech Lab Baffi Center dell’Università Bocconi. 

Il condizionale sui futuri utilizzi dell’euro digitale è d’obbligo, visto che parliamo di esperimenti, ma la Bce adesso ha qualche idea più chiara su come utilizzare la valuta.

Le applicazioni preferite dalla Bce: i pagamenti condizionati

Secondo il report l’euro digitale potrà stimolare l’innovazione nel sistema dei pagamenti europeo e promuovere l’inclusione finanziaria.

I pagamenti condizionati sono la cosa che piace di più: questi ‘conditional payments’ vengono eseguiti automaticamente al verificarsi di alcune condizioni. Se il pacco arriva, allora parte il pagamento a chi ha fornito il servizio.

Per la Banca centrale europea sono addirittura “possibile motore di innovazione nonché esempio di come l’euro digitale possa migliorare la vita quotidiana dei cittadini europei”.

Basta scontrini e rimborsi, cosa si potrebbe fare con un euro digitale

Ecco qualche esempio di cosa sarebbe possibile fare con un euro digitale:

  • E-commerce: i fondi in euro digitale potrebbero essere sbloccati a favore del venditore solo dopo che l’acquirente ha confermato la ricezione del bene, garantendo una maggiore tutela dei consumatori. Sono anche stati sperimentati split payments nei quali con un solo pagamento da parte del cliente vengono distribuiti fondi a venditori e servizi di consegna.
  • Rimborsi automatizzati: se un treno arriva in significativo ritardo, il sistema potrebbe attivare automaticamente il rimborso ai passeggeri senza richiedere loro di presentare un reclamo.
  • Trasporti pubblici e sharing: facilitare le soluzioni di pagamento tap and go e il calcolo della migliore tariffa disponibile.
  • Ricevute elettroniche integrate: delle ‘e-receipt’ criptate, accessibili solo da chi compra e chi vende (anche in negozio) faciliterebbero la vita di chi deve fare un reso o far valere la garanzia di un prodotto senza il terrore di essersi perso lo scontrino, che sarebbe automaticamente incluso in un registro di acquisto. I commercianti risparmierebbero sulle ricevute di carta – miliardi ogni anno, dice la Bce.
  • Wallet per minori: la Bce parla anche di “speciali borsellini elettronici per bambini, per aiutarli a capire come spendere e risparmiare in modo responsabile sin dalla giovane età. Gli studenti potrebbero accedere più facilmente a benefici e sconti loro dedicati mediante portafogli gratuiti in euro digitali”.

L’euro digitale accelera ma il traguardo è lontano

Diverse banche, soprattutto in Germania, finora sembrano aver accolto con freddezza l’entusiasmo di Francoforte sulla sua valuta digitale. Ma la protezione degli istituti di credito è uno dei punti principali della discussione europea.

Non è un caso se l’euro digitale è stato progettato per non far venire la tentazione ai suoi futuri utenti (tutti gli europei, secondo la Bce, che lo utilizzeranno tramite le proprie app di mobile banking) di usarlo per sostituire i normali conti correnti. Ci sarà un limite di detenzione (la cifra che circola più spesso è 3.000 euro, ma va ancora decisa in sede europea) e naturalmente il wallet che conterrà l’euro digitale non maturerà interessi.

Nonostante molti dettagli siano già conosciuti, ci sono nodi ancora grandi, come l’infrastruttura tecnologica da usare, più o meno decentralizzata. Da notare come i risultati delle sperimentazioni della Bce presentati a Milano citino le Dlt solo una volta. L’impressione che emerge dai lavori dell’ultimo anno, in ogni caso, è che le tecnologie a registro distribuito siano leggermente più lente per alcuni casi d’uso.

Poi ci sono i già citati tetti di spesa, le commissioni bancarie sui servizi e in generale il regolamento relativo allo stesso euro digitale, la cui bozza dovrebbe essere presentata questo autunno in Parlamento europeo da un relatore che dell’euro digitale non è un grande fan: Fernando Navarrete Rojas, che ha apertamente sollevato dubbi sull’iniziativa che la Bce cura ormai dal 2020. Dopo di che, ha detto lo stesso Cipollone, la posizione del Parlamento arriverà non prima di maggio 2026. Quando mancheranno ancora tre anni prima di poter mettere un euro digitale in portafoglio.

L’euro digitale accelera. Cosa sappiamo e cosa va ancora deciso

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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