L’estate è finita? Non ovunque, non ad ogni costo. Un portolano di destinazione ad hoc, dopo la fine della stagione.
L’ultimo istante dell’estate quest’anno è scoccato alle 20:19 di lunedì 22 settembre. Se il tempo astronomico non dà margini di incertezza quello metereologico – oltre la cronaca del cronico (e critico) cambiamento climatico – richiede programmazione flessibile, spirito di adattamento e slancio alle scoperte. Il risultato è un rimescolamento di calendario, di mete e di priorità per ispirare e assecondare un proprio, personalissimo mini-limbo di vacanze estese: preziosa appendice di ultimi bagni (e non solo), sposta in là l’autunno col suo corollario di indian summer nostrana.
Abbiamo selezionato destinazioni scelte con cura, puntando alle eccellenze italiane tra i riconoscimenti più noti e ambiti: Bandiere Blu e Bandiere Arancioni, Cinque Vele, beni Fai e altri ancora. Il meglio del meglio (quasi) fuori stagione, coi toni di azzurro, blu e turchese in primissimo piano. E qualche curiosa sorpresa nell’entroterra – vicina, accessibile, poco affollata – subito dietro.
Iniziamo da Messina ché il tanto atteso vessillo Fee (Foundation for Environmental Education) quest’anno è stato issato sul litorale cittadino per la prima volta, assegnando ad una dozzina di chilometri di litorale la Bandiera Blu. Le spiagge da tenere a mente? Contemplazione, Pace, Fata Morgana, Sabbie d’Oro.
Restando in zona (più o meno) e in tema, a metà strada tra Messina e Taormina – il mare su un lato e l’interno, generoso di panorami e alternative, sull‘altro – Nizza di Sicilia vale un lungo weekend di fine settembre. Da combinare con un’incursione tra i sentieri e le acque dolci, ‘chiare et fresche’ (sic) della riserva Fiumedinisi che dai Peloritani scorrono giù alle salate, a metri zero dal e sul mare.
Il tempo del balzo Cariddi-Scilla, quindi lo Ionio dell’Aspromonte verso le due Bova, Marina e “di monte”. La prima srotola per intero il campionario d’ordinanza dei migliori litorali calabresi – lunghi arenili, brezze tiepide e tempi sospesi – in cui rallentare e staccare la spina.
Oppure scuotere il torpore con un po’ di snorkeling nella vicina Melito di Porto Salvo: a poche bracciate dalla riva e appena sotto alla superficie sonnecchia un relitto notevole, ciò che resta dell’imbarcazione garibaldina Torino affondata nell’agosto 1860.
A Bova saliamo per supplementi di suggestioni con viste sulla costa e per un’immersione nella cultura grecanica di queste terre ‘estreme ed esotiche’, partendo dal Museo della lingua greco-calabra Gerhard Rohlfs. Risaliamo e cambiamo versante, destinazione Adriatico. Saltiamo l’affollata Puglia e il Molise, puntando direttamente su Abruzzo e Marche. Lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi ad alternare passeggiate, pedalate e bagni su una cinquantina di chilometri tra San Salvo e Francavilla.
Oltre il Tronto si cambia regione, respiro e registro, tocca alle perle della Riviera delle Palme e al meraviglioso saliscendi piceno.
La tripletta San Benedetto – Grottammare – Cupra ogni anno arricchisce il proprio palmarès di bandiere e coccarde di qualità, bollini e premi. Prendiamola come base per mirati andirivieni lungo la costa, spingendoci fino al Conero delle Due Sorelle e a Fano con la scusa (o nobile pretesto) di voler provare, en route, tutte le varianti del brodetto, della moretta (caffè del marinaio) e dell’anisetta.
Approfittiamone per un giro nei borghi di Acquaviva Picena e Ripatransone tra colli, vigne e orti, calanchi e valli. Di mare, di terra, di storie. Poi un intermezzo appenninico per veloci immersioni – virtuali (la temperatura delle acque può suggerire di restare a riva) o reali, non si sa mai – in due località da cartolina: Scanno e Villalago.
Quindi il Tirreno della baia di Ieranto, a fine estate l’opzione di gran lunga migliore per non perdersi nulla degli atout e dell’allure che la penisola sorrentina sa elargire, senza l’ebbrezza degli eccessi di alta stagione semi-permanente o retoriche promozionali.
Da lì torniamo a muoverci verso nord, optando per Gaeta: non solo spiagge e otium orizzontale da battigia, anche hiking, trekking e climbing per meritarsi la golosa e gustosa gastronomia del basso Lazio, dopo aver contemplato il blu dall’alto delle vertiginose falesie a strapiombo sul golfo.
L’inevitabile Maremma toscana accumula conferme e consensi, quando l’autunno si affaccia ci si va per una miscela di contrappunti: la land art di HyperMaremma, le vendemmie (e qualche vino supernovello) di etichette storiche, il bird watching dove la risacca abbraccia la macchia (e viceversa).
Le ultime pagine di questo portolano sui generis sono per Porto Venere e Palmaria, un’isola-gioiello vicinissima eppure un mondo a sé rispetto alla Liguria delle Cinque (e più) Terre.
La Sardegna, finalmente. Con quasi 2.000 chilometri di coste a cingere una regione di litorali diversi, offre parecchi spunti per le esigenze di commiato dall’estate. Ben oltre l’equinozio d’autunno e con buona pace dei Righeira che l’estate sta finendo ma non ovunque.
Nel cagliaritano per la spiaggia di Mari Pintau (Quarto Sant’Elena) da abbinare ad una bella gita alle saline Conti Vecchi in località Macchiareddu. Poi la costa tra Tortolì e Galtellì: Galte in ‘Canne al vento’ – romanzo dell’unica italiana ad aver vinto il Nobel per la letteratura, novantanove anni fa – è punto di arrivo e ripartenza.
Da costa a costa, da Grazia Deledda fino all’ultima, ennesima, Bandiera Blu: Torregrande, vicina al centro storico di Oristano e all’ultimo tratto del Tirso. Da lì si scruta, in grande, il mare grande, appunto. Immaginando altri scampoli di altre stagioni, fuori stagione.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)
