YouTube pagherà 24,5 mln per aver bloccato l’account di Trump

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YouTube, nota piattaforma di condivisione di video, ha accettato di pagare 24,5 milioni di dollari per porre fine alla causa intentata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per aver bloccato il suo account a seguito dell’attacco a Capitol Hill nel gennaio del 2021.

Il sito, di proprietà di Alphabet, verserà 22 milioni di dollari dell’accordo al Trust for the National Mall, un’organizzazione no profit che sta contribuendo a finanziare la costruzione della nuova White House State Ballroom. Mentre la parte restante – riporta il Financial Times – sarà destinata ad altri querelanti, tra cui l’American Conservative Union e la scrittrice Naomi Wolf.

L’account di Trump era stato bloccato a causa di alcuni video che, secondo la piattaforma, incitavano alla violenza. Tuttavia, il suo canale era stato ripristinato già nel marzo del 2023.

Questo accordo rientra nell’ambito dell’allentamento della politica di ban adottata da YouTube nel periodo caratterizzato dal Covid-19 che ha causato il blocco di diversi account, accusati di diffondere disinformazione in merito alla pandemia. La scorsa settimana infatti era stata annunciata la possibile revisione di questi ban.

Non solo YouTube

YouTube è solo l’ultimo dei social media che hanno effettuato accordi per chiudere le cause intentate da Trump contro la “censura illegale” adottate da queste piattaforme. Sempre a causa dei ban contro gli account dell’attuale presidente Usa, a gennaio Meta ha versato 25 milioni di dollari per chiudere il contenzioso, mentre a febbraio ‘X‘, di proprietà di Elon Musk, ha pagato 10 milioni di dollari.

Anche il colosso Paramount si è dovuto piegare a Donald Trump: a luglio infatti ha accettato di pagare 16 milioni di dollari per far terminare una causa da 20 miliardi di dollari contro Cbs News, poiché secondo il tycoon il programma ’60 Minutes’ lo aveva diffamato modificando una sua intervista in modo “deliberatamente ingannevole”. Abc, di proprietà di Disney, ha invece chiuso un’altra causa per diffamazione contro il presidente Usa lo scorso dicembre versando 15 milioni di dollari.

Queste vittorie nel campo legale confermano ciò che Trump e gli attivisti ‘Maga’ hanno sempre pensato sulle grandi società che gestiscono i social e i canali d’informazione, ovvero che censurassero il pensiero conservatore in favore di quello progressista. Tuttavia, l’aria sembra cambiata negli ultimi tempi con i Ceo delle aziende tecnologiche più grandi e importanti d’America, tra cui Google, Meta e Apple, che corteggiano Trump per ottenere un occhio di riguardo dalla Casa Bianca.

Poste Italiane Dic 25

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