La Sardegna affronta una crisi sanitaria silenziosa ma costante: nei mesi estivi, quando l’isola triplica la propria popolazione grazie al turismo, la disponibilità di sangue raggiunge livelli critici. Il presidente dell’Avis Provinciale di Sassari, Antonio Dettori, spiega che l’aumento di patologie, incidenti stradali e interventi chirurgici comporta una forte pressione sulle riserve, con gravi conseguenze per pazienti cronici come talassemici e oncologici. La situazione è aggravata da un fattore genetico: l’anemia mediterranea colpisce nell’isola circa 1.500 persone, costrette a sottoporsi a trasfusioni ogni due settimane. Questa patologia, concentrata in Sardegna per ragioni storiche e geografiche, incrementa costantemente la domanda di sangue.
“Per garantire l’autosufficienza, servirebbero almeno 110.000 sacche l’anno, ma le raccolte si fermano a circa 85.000, con un deficit stimato tra le 25.000 e le 30.000 unità”. Come ricorda il dottor Pietro Manca, direttore del Servizio Immunotrasfusionale dell’AOU di Sassari, donare sangue è sicuro e permette anche un monitoraggio gratuito dello stato di salute.
Negli ultimi anni l’Avis di Sassari ha registrato segnali positivi, passando da 17.000 sacche nel 2021 a 21.000 nel 2024, grazie a una strategia di comunicazione mirata e all’introduzione di screening sanitari gratuiti per i donatori, finanziati dalla Fondazione di Sardegna. Visite urologiche, cardiologiche, pneumologiche e controlli vascolari sono tra i servizi offerti, nell’ambito del progetto “Un dono a chi dona”, che ha permesso di effettuare circa 10.000 screening gratuiti.
Dopo la pausa estiva, riprendono le giornate di prevenzione. Il primo appuntamento è stato il 27 e 28 settembre presso la sede provinciale Avis di Sassari, con screening urologici a cura del dottor Fernando Cavacece e controlli dermatologici. Il 4 ottobre è stata la volta di elettrocardiogrammi e visite cardiologiche, aperte anche ai non donatori dietro contributo simbolico, per incentivare nuove adesioni. La sfida resta complessa: il sangue non può essere sintetizzato, ha una durata limitata e la logistica, soprattutto per i trasferimenti dalla terraferma, è delicata. L’Avis Sassarese conta su 36 sezioni comunali, 6 autoemoteche e personale specializzato, operando in convenzione con la Regione e rifornendo i centri trasfusionali di Sassari, Alghero, Ozieri, Olbia e Nuoro.
Secondo il presidente regionale Vincenzo Dore, se ciascuno dei 55.000 soci donatori sardi effettuasse due donazioni l’anno si raggiungerebbe l’autosufficienza. L’invito si estende anche ai turisti, in un’ottica di “restituzione” verso l’isola: un gesto concreto che potrebbe contribuire a ridurre il drammatico gap di sangue in Sardegna.

