Quando Satoshi Nakamoto introdusse Bitcoin al mondo nel 2008, il programmatore immaginava la valuta decentralizzata come una reazione alla crisi finanziaria che aveva paralizzato l’economia globale. Ma, a quasi due decenni di distanza, l’industria delle criptovalute, un tempo ribelle, è diventata sempre più intrecciata con Wall Street. Artem Korenyuk, responsabile dei digital asset aziendali di Citi, afferma che esiste una crescente “sinergia” tra i due settori.
Dopo i primi anni da Far West del mondo crypto, Wall Street ha iniziato a interessarsi sempre di più agli asset digitali, man mano che il prezzo di Bitcoin saliva a centinaia e poi migliaia di dollari, e che altre blockchain come Ethereum offrivano la promessa di applicazioni finanziarie decentralizzate – come prestiti e pagamenti – in grado di ridurre gli attriti dei sistemi tradizionali. Tuttavia, molti dei primi progetti pilota, come il consorzio blockchain R3 formato nel 2015 da istituzioni finanziarie come Goldman Sachs e Santander, non hanno mai preso piede, complice l’incertezza normativa e l’instabilità del settore.
Con l’apertura dell’amministrazione Trump verso le criptovalute e l’approvazione del Genius Act a luglio, che ha introdotto una regolamentazione per le stablecoin, Korenyuk afferma che questa volta è diverso. “La blockchain è qui per restare”, dice a Fortune. La vera domanda, aggiunge, è come verrà utilizzata.
Citi è da tempo pioniere nel settore, anche grazie al programma Citi Token Services, che utilizza una blockchain privata per facilitare pagamenti 24 ore su 24 tra clienti istituzionali della banca. Si tratta di un caso d’uso limitato, soprattutto perché non sfrutta gli aspetti permissionless e decentralizzati di Bitcoin, ma secondo Korenyuk dimostra come la tecnologia del registro distribuito possa rivoluzionare i sistemi di pagamento grazie alla programmabilità. Ad esempio, i mercati finanziari oggi utilizzano sistemi separati per diversi tipi di asset – come contanti, titoli e debito – mentre i token e gli smart contract su blockchain “seguono la stessa architettura, creando economie di scala ed efficienze”, spiega Korenyuk.
Se banche come Citi inizieranno a utilizzare la blockchain in modo più ampio, con un impatto sui clienti comuni, resta da vedere. Alcune istituzioni hanno già iniziato a sperimentare la tokenizzazione di diversi strumenti finanziari, come i fondi del mercato monetario, o a emetterli direttamente su blockchain, e altre stanno valutando di lanciare le proprie stablecoin in seguito al Genius Act. Korenyuk afferma che il lavoro della Securities and Exchange Commission per creare nuovi quadri regolatori per le criptovalute ha permesso a Wall Street di esplorare nuove applicazioni, in particolare nel campo delle azioni tokenizzate. “Sicuramente stiamo prestando molta attenzione a questo”, conclude Korenyuk.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

