Morgan Stanley punta sulla “ripresa a rotazione”: ottimisti sull’economia USA

Morgan Stanley

Mike Wilson, chief equity analyst di Morgan Stanley, da anni sostiene che l’economia statunitense viva una “recessione a rotazione”, mentre gli economisti guardavano solo alla crescita del PIL. Da aprile parla invece di una “ripresa a rotazione”: secondo lui, le prime fasi di un nuovo boom economico si stanno già diffondendo tra diversi settori.

L’ottimismo di Wilson trova riscontro in un’economia che nel 2025 continua a sorprendere positivamente, nonostante gli scettici avessero previsto un rallentamento dovuto ai dazi e all’incertezza macroeconomica. I risultati del terzo trimestre, però, lo spingono a qualche riflessione. Non perché tema di avere torto, ma perché nota una certa tensione tra gli investitori. “La nostra resta una visione fuori dal consenso”, ha scritto lunedì.

“Il mercato resta volatile”, ha aggiunto, spiegando che i “rischi irrisolti” pesano ancora sulla mente degli operatori. Molte aziende non stanno alzando le stime per l’anno in corso: le prospettive sono rimaste basse dopo l’annuncio dei dazi dello scorso aprile, ribattezzato “Liberation Day”. Morgan Stanley cita anche il calo di metà ottobre, quando alcune banche di medie dimensioni hanno pubblicato bilanci più deboli rispetto ai grandi istituti di Wall Street. Un segnale che ha spinto il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, a usare la metafora dello “scarafaggio”: “Quando ne vedi uno, probabilmente ce ne sono altri”.

Wilson resta convinto che l’economia americana sia pronta a una “ripresa a rotazione”, con una fase di rimbalzo che durerà dai sei ai dodici mesi. La sua tesi, scrive, resta solida nonostante la volatilità e l’umore incerto degli investitori. Se le tensioni commerciali si allentano e le revisioni degli utili per azione (EPS) si stabilizzano, unita a una maggiore liquidità, la Borsa potrebbe entrare in una nuova fase rialzista. Le trattative previste al prossimo vertice APEC potrebbero fare da catalizzatore. Tuttavia, il chief analyst di Morgan Stanley resta prudente: si aspetta una possibile “correzione di breve periodo”, cioè un nuovo scivolone dei mercati, prima che arrivi il segnale di via libera definitivo. Cita, tra i fattori di rischio, le tensioni sul credito, la volatilità dei finanziamenti e le perdite inattese registrate da alcune banche regionali.

Segnali contrastanti: previsioni forti, utili incerti

La stagione delle trimestrali è appena iniziata, con particolare attenzione al settore finanziario. I primi risultati mostrano sorprese positive sugli utili, in media vicine al 6%, sopra la norma storica. Ma le reazioni di mercato restano tiepide: i titoli si muovono poco o scendono, anche dopo risultati migliori delle attese. Un comportamento insolito, che molti attribuiscono all’incertezza macroeconomica. In sintesi, le aziende superano le stime, ma gli investitori non sembrano convinti, soprattutto nei settori più sensibili come banche regionali e beni strumentali, dove i rischi restano elevati.

Anche se alcuni analisti dipingono un quadro di ripresa imminente, la loro visione resta “fuori dal consenso” rispetto alla comunità finanziaria nel suo complesso. Il rischio specifico sui singoli titoli è tornato alto. Le differenze tra le revisioni degli utili aumentano: un’opportunità per chi sa scegliere bene i titoli, ma anche un segnale di forte incertezza.

L’ansia degli investitori: volatilità, credito e valutazioni

Il clima generale resta cauto. La scorsa settimana il VIX, l’indice della paura di Wall Street, è salito ai massimi da aprile per poi ridiscendere, spinto dalle nuove incertezze sul fronte commerciale. Gli indici come l’S&P 500 mostrano un rallentamento nelle revisioni sugli utili, in linea però con i trend stagionali. Le analisi statistiche indicano che l’S&P 500 è correttamente valutato rispetto agli utili attuali. Tuttavia, un ulteriore indebolimento della crescita degli utili potrebbe pesare sulle Borse, a meno che non arrivi davvero la prossima “gamba rialzista”.

La principale preoccupazione riguarda le banche regionali, che hanno perso terreno dopo aver segnalato perdite creditizie inattese. Questo ha alimentato il timore di nuovi problemi nel settore più esposto all’economia reale, o di ulteriori verifiche interne che potrebbero bloccare i titoli finanziari finché non ci sarà più chiarezza. Dall’inizio dell’anno, sia le banche regionali sia i gestori di asset alternativi restano tra i titoli più deboli. In generale, gran parte del mercato si muove ancora in modalità difensiva.

Prospettive: tra rischi e opportunità

Nonostante i rischi, il chief analyst di Morgan Stanley non abbandona la sua visione positiva. Il suo team evidenzia segnali di tenuta in diversi settori: forte domanda per le crociere fino al 2027, crescita della pubblicità, sviluppo dell’intelligenza artificiale nel tech, ripresa dei viaggi aziendali e consumi ancora solidi, anche se disomogenei. Secondo Wilson, molte aziende potrebbero superare facilmente le aspettative nei prossimi mesi: le previsioni non sono state alzate dopo aprile, quindi l’asticella resta bassa.

Perché l’ottimismo si traduca in realtà, però, servono tre condizioni: la fine delle tensioni commerciali, la stabilità delle revisioni sugli utili e una maggiore liquidità nei mercati. Finché questi fattori non si concretizzano, il divario tra l’ottimismo degli analisti e lo scetticismo degli investitori continuerà a definire il tono dei mercati verso il 2026.

Per questo articolo, Fortune ha utilizzato un modello di intelligenza artificiale generativa per la stesura della prima bozza. Un editor ha poi verificato l’accuratezza delle informazioni prima della pubblicazione.

L’articolo originale è su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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