Se un tempo si diceva che l’America innova e la Cina copia, oggi questa affermazione appare palesemente falsa. Gli europei sono maestri nella regolazione, vero, ma la capacità innovativa cinese ha ormai superato il vecchio Occidente. Un settore chiave per comprendere questo cambiamento epocale riguarda la robotica. La Cina detiene il primato nella robotica sia come installatore che come produttore, superando il resto del mondo per numero di robot industriali in funzione. Pechino ha trasformato le sue fabbriche attraverso l’automazione, diventando leader globale nell’installazione di robot industriali. L’attuale situazione di mercato rivela un profondo cambiamento nell’equilibrio di potere della robotica globale, che va ben oltre gli indicatori statistici. La Cina non solo ha assunto un ruolo guida quantitativo, ma sta attraversando una trasformazione qualitativa destinata a ridefinire le basi della competitività internazionale.
Un segmento specifico riguarda la robotica antropomorfa: in Cina si vedono robot camerieri, boxer, atleti, infermieri, operatori ecologici, vigili urbani. Nel distretto di Huangpu a Shangai è stata attivata una flotta di 25 robot Xiao Hu (“piccola tigre”) che fungono da sistemi di supporto agli agenti del traffico. A Shangai, dove già esistono semafori intelligenti e sistemi di riconoscimento facciale per la sicurezza pubblica, i robot aiutano agli incroci congestionati per migliorare il flusso del traffico. Si posizionano letteralmente in mezzo alla strada, indossando una divisa del corpo di polizia urbana con tanto di giacca gialla fluo e un casco bianco, mulinano le braccia e permettono ai bambini di attraversare in sicurezza. Ovviamente non sono armati. Emettono avvisi in tempo reale, interagiscono con i cittadini con indicazioni verbali elementari e registrano dati sui flussi di traffico da introdurre nei sistemi di analisi delle smart city. Tale impiego risponde all’esigenza di ridurre il carico di lavoro umano facendo ricoprire ai robot mansioni di routine in modo che gli agenti possano concentrarsi su compiti più complessi evitando errori dovuti alle inevitabili distrazioni e ai danni prodotti da situazioni stressanti, dai colpi di calore e dallo smog.
La startup cinese Noetix Robotics, fondata nel 2023 a Pechino, ha immesso nel mercato un robot domestico, alto 94 centimetri e di appena dodici chili, che parla balla e impara come un umano. Bumi, così si chiama, è in vendita allo stesso prezzo di un Iphone, circa milleduecento euro, ed è destinato a imporsi come l’umanoide pensato per “democratizzare” la robotica portandola a un prezzo accessibile. Ha interazione vocale e programmazione drag-and-drop pensata per i bambini. Ovviamente non ha le prestazioni dei robot industriali, ma è concepito per un uso domestico. La batteria da 48 volt garantisce un’autonomia di un paio di ore al massimo. È interessante notare che la società produttrice, Noetix, abbia annunciato i preordini a partire dall’11 novembre, il “giorno dei single” per il calendario cinese. Bumi tiene compagnia a chi è solo.
Nel mercato della robotica a farla da padrone restano i robot industriali, segmento nel quale la Cina corre veloce. Dei 542mila robot industriali installati in tutto il mondo nel 2024, 295mila si trovavano in Cina, con una quota di mercato del 54 percento. Il Giappone, il secondo mercato più grande, ha registrato solo 44.500 installazioni e gli Stati uniti 34.200. Il valore di mercato dei robot industriali installati ha raggiunto il massimo storico di 16,5 miliardi di dollari nel 2025. Le previsioni indicano una crescita continua, con oltre 700mila installazioni entro il 2028, con la Cina come principale motore di questa espansione. Il predominio cinese è già consolidato in settori specifici. Nell’industria metalmeccanica e dell’ingegneria meccanica, i fornitori cinesi raggiungono quote di mercato dell’85 percento. Anche l’industria elettronica, che nel 2024 ha superato per la prima volta l’industria automobilistica diventando il maggiore consumatore di robot, è sempre più dominata da soluzioni cinesi.
Gli Usa, come l’Europa, hanno perso la partita della robotica. E difficilmente potranno colmare il gap esistente con l’Asia. La Cina, che pure deve fare i conti con una sovraccapacità produttiva in grado di inondare, letteralmente, il mercato europeo, rimane un’avanguardia assoluta in un settore che definirà, sempre di più, il modo di vivere di domani. Un futuro che si può solo immaginare.
