Tre ore e mezza di riunione per arrivare al muro contro muro. Il tavolo sull’ex Ilva di Taranto si conclude con la rottura dei sindacati, che ritengono “inaccettabili” le proposte del Governo. Da Palazzo Chigi intanto si esprime “rammarico per il fatto che la proposta di proseguire il confronto sull’ex Ilva, anche relativamente agli aspetti tecnici emersi nel corso della discussione, non sia stata accettata dalle organizzazioni sindacali”.
L’esecutivo ha confermato “la disponibilità a proseguire l’approfondimento di tutti gli aspetti e anche dei rilievi più controversi, sollevati dalle stesse organizzazioni sindacali alle proposte avanzate dal governo per la gestione operativa dell’azienda in questa fase transizione”. Ma secondo le sigle sindacali il piano presentato dal Governo porta alla “chiusura” e “utilizza i lavoratori per fare cassa”: un riferimento all’intenzione di aumentare il numero dei lavoratori in cassa integrazione fino ad arrivare a 6.000. Tra le altre cose i sindacati sottolineano la mancanza di spiegazioni “sulle gare aperte” e di “un piano industriale”.
Durante la riunione il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha riferito che ci sarebbe una “trattativa riservata” in corso con un operatore interessato all’ex Ilva di Taranto, dopo l’uscita di scena degli azeri di Baku Steel.
In campo per ora ci sono quindi il fondo americano Bedrock e Flacks Group. Secondo il Sole 24 Ore nelle scorse settimane ci sono stati contatti con Qatar Steel. Nella riunione è stata annunciata la firma di un accordo di riservatezza con i possibili acquirenti, con l’accesso alla data room propedeutico a una eventuale manifestazione d’interesse.
C’è stato, si legge nel piano riportato da Radiocor, un incontro “positivo” venerdì scorso, al quale è seguita un’ulteriore richiesta di chiarimenti.
Tra le altre cose, nelle slide presentate durante la riunione si prevede la realizzazione del Piano di decarbonizzazione del sito “in quattro anni”. Un periodo di tempo che viene considerato “il più breve possibile” mentre viene garantita continuità produttiva.
Le tappe della cassa integrazione
Per quanto riguarda la cassa integrazione fino a 6mila unità prevista dal piano, durante la riunione è stato specificato che questa seguira la “rimodulazione dell’attività produttiva” e procederà per tappe: dal 15 novembre fino a fine dicembre la cassa integrazione passerà da 4.550 a circa 5.700 unità, con integrazione del reddito coperta finanziariamente da una norma legislativa che sarà presentata dal governo.
La seconda ‘tranche’ e il raggiungimento delle 6.000 cig partirà dal primo gennaio, con la fermata delle batterie di cokefazione, alla quale poi seguirà l’inizio dell’avvicendamento operativo tra altoforni Af04 e Af02.
