Le relazioni tra Italia e Arabia Saudita hanno basi storiche solide, risalenti al 1932, quando i due Paesi firmarono il primo accordo di cooperazione. Da allora il legame economico si è ampliato e rafforzato, fino a costituire oggi una delle partnership più dinamiche dell’area mediterranea e del Golfo. Oggi oltre 70 aziende italiane operano stabilmente nel Regno, con investimenti nei settori chiave dell’energia, dell’ingegneria civile, della sanità e della transizione verde. E gli accordi su idrogeno verde e ammoniaca rinnovabile potrebbero trasformare l’Italia nella principale porta d’ingresso dei nuovi vettori energetici sauditi verso l’Europa.
Il commercio bilaterale ha raggiunto quota 15 miliardi di dollari, con l’export italiano che spazia dai macchinari all’elettronica, dalla farmaceutica alla moda e all’automotive. Il Regno è oggi il secondo mercato Mena per l’export italiano, con un balzo del 67% negli ultimi cinque anni e una crescita media annua del 20% dall’inizio del 2022.
Questo slancio sarà al centro del forum economico Italia-Arabia Saudita, in programma il 25 novembre prossimo a Riad, che vedrà la partecipazione di una delegazione senza precedenti, con circa 500 aziende e istituzioni italiane. Cinque le aree strategiche: infrastrutture e mobilità sostenibile, salute e scienze della vita, tecnologia e digitale, agritech e trattamento acque, cultura e sport.
Vision 2030: la nuova ‘miniera’ del Golfo
La Saudi Vision 2030 rappresenta una delle più vaste operazioni di diversificazione economica del pianeta: oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti programmati per accelerare il passaggio da un’economia dipendente dal petrolio a un modello multi-settoriale fondato su manifattura, rinnovabili, turismo, cultura, sport, intrattenimento e nuovi servizi.
Il Regno conta più di 35 milioni di abitanti, il 60% dei quali ha meno di 30 anni. La sfida strategica è accompagnare la crescita di una nuova classe media, sviluppando un settore privato forte e competitivo, per portare il contributo delle imprese private al 65% del Pil entro il 2030.
L’Italia, settimo fornitore globale dell’Arabia Saudita, (con una quota di mercato del 3,2% tra gennaio e luglio 2025 secondo i dati di Infocamerestero) è destinata a giocare un ruolo di primo piano. Nel 2024 l’export ha superato i 6,2 miliardi di euro (+27% annuo). Nel presentare i dati Romano Baruzzi, responsabile dell’ufficio Ice di Riyad e Kuwait City, spiega che “Le opportunità sono trasversali e riguardano non solo i grandi gruppi ma anche le Pmi”. I macchinari guidano la classifica (oltre il 30% dell’export), seguiti da farmaceutica (11%). In forte espansione digitale, Ict, automotive sostenibile, infrastrutture, edilizia, medicale, semiconduttori e tecnologie per data center: tutti capitoli centrali della Vision 2030.
Il nuovo corridoio finanziario tra Roma e Riad
A rafforzare ulteriormente l’asse economico arriva il Memorandum of Understanding (Mou) siglato tra la Saudi Exim Bank e MS Desk Italy – Saudi Italian Business Chamber Association e destinato a creare un vero corridoio finanziario privilegiato tra i due Paesi. L’accordo garantisce alle imprese italiane accesso diretto a un mercato stimato in oltre 500 miliardi di dollari di investimenti legati alla Vision 2030.
Il Mou prevede l’attivazione immediata di linee di credito dedicate per 1,2 miliardi di dollari, con possibili ampliamenti. La copertura assicurativa arriva fino al 90% dell’esposizione, riducendo in modo drastico il rischio operativo per esportatori e investitori italiani e facilitando l’accesso ai maxi-tender sauditi. Il tutto in un contesto in cui il Regno sta dispiegando oltre 3.000 miliardi di dollari per la trasformazione totale del proprio ecosistema economico.
MS Desk Italy fungerà da hub operativo: assistenza tecnica, supporto istituzionale, scouting delle opportunità, preparazione ai tender e collegamento diretto con gli stakeholder sauditi. I settori prioritari includono manifattura avanzata, design industriale, efficienza energetica, idrogeno verde, agroalimentare premium e smart city. L’attenzione è puntata sui megaprogetti: Neom, Red Sea Development, Diriyah Gate, dove la presenza italiana è attesa in forte crescita già nei prossimi mesi.
Tra gli accordi italiani si cita Acea, primo operatore idrico italiano e secondo in Europa, con 10 milioni di italiani serviti e 10 milioni all’estero, che ha firmato con l’azienda saudita di infrastrutture idriche ed energetiche Mowah allo scopo di partecipare alla gara sulle attività di revamping e gestione operativa degli impianti di depurazione delle acque reflue in Arabia Saudita.
L’intesa, spiega una nota, è stata firmata da Pierfrancesco Latini, Chief Risk Management, Sustainability & International Officer di Acea e Faisal Al Rayes, Amministratore delegato di Mowah con il fine di partecipare congiuntamente a progetti a lungo termine parte del bando della National Water Company, la società statale saudita che gestisce i servizi idrici e di trattamento delle acque reflue nel Paese.

