Messina (Intesa Sanpaolo): “Le banche sono l’asse portante della crescita in Italia”

carlo messina intesa sanpaolo

L’economia italiana sta attraversando una fase in cui resilienza e vulnerabilità convivono, mettendo alla prova la capacità del Paese di costruire una crescita stabile. In questo contesto, l’intervista del ‘Sole 24 Ore‘ a Carlo Messina, alla guida di Intesa Sanpaolo, offre una lettura nitida delle priorità che attendono il sistema-Paese: rafforzare la produttività, sostenere gli investimenti, garantire un rapporto solido tra istituzioni e settore bancario. Le sue riflessioni definiscono non solo lo stato dell’arte, ma anche la direzione in cui l’Italia deve muoversi per competere in un quadro globale sempre più selettivo.

La crescita come obiettivo primario

Carlo Messina ribadisce con nettezza la priorità assoluta: “Il nostro Paese deve crescere di più”. Per il Ceo di Intesa Sanpaolo, la manovra economica in arrivo deve contenere misure chiare e incisive, capaci di sostenere gli investimenti privati e di correggere alcuni fattori strutturali che frenano la competitività del sistema produttivo. “Occorre inoltre approvare incentivi pubblici per sostenere gli investimenti delle imprese”, afferma, sottolineando la necessità di accompagnare queste misure con “interventi radicali per la sburocratizzazione e per la riduzione del costo dell’energia”.

Il Ceo di Intesa Sanpaolo plaude l’operato del Governo Meloni apprezzando l’impegno per tenere i conti pubblici in ordine, ma ritiene sempre più necessario rafforzare “i motori dello sviluppo”.

Messina collega la solidità delle finanze pubbliche alla capacità di innalzare il potenziale di crescita. Secondo lui, “solo con un aumento del Pil dell’1,5%, record per l’Italia, nei prossimi 20 anni, arriveremmo a un rapporto tra debito e Pil intorno al 100%”. Una prospettiva che richiede una strategia di lungo periodo e l’impegno congiunto di istituzioni e imprese.

L’impatto del Pnrr

Nel ragionamento del Ceo, il Pnrr rappresenta un elemento positivo ma non sufficiente. “È servito e serve ancora, ma non basta”, osserva. Messina indica come fattore chiave la relazione economica con Berlino: “Fondamentalmente è il rapporto con la Germania, da cui dipende un terzo dell’industria manifatturiera italiana”. Dopo una fase recessiva durata due anni, “la Germania imboccherà la strada della ripresa ed è prevedibile un’accelerazione”. Se ciò avverrà, “per noi può significare una spinta equivalente a quella data dal Pnrr”.

Lo snodo centrale, tuttavia, resta la capacità di far arrivare i fondi dove possono generare crescita duratura. “Fondamentale è che le risorse arrivino a chi può farne motore di sviluppo, cioè alle imprese”, ribadisce.

Debito pubblico e tenuta dei conti

Messina insiste sulla questione del debito come priorità nazionale. Giudica “un’assoluta necessità” la realizzazione di un piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico: “Un intervento che riduca il debito pubblico grazie alla dismissione di immobili dello Stato e degli enti locali: in un arco pluriennale sarebbe possibile una valorizzazione fino a 200 miliardi”.

Pur dicendosi contrario a un prelievo patrimoniale come misura generale, apre a un contributo personale se finalizzato alla riduzione delle disuguaglianze: “Sarei favorevole a dare il mio contributo, a condizione che il maggior ricavato vada a ridurre le disuguaglianze e non a finanziare la spesa pubblica improduttiva”.

Messina poi lancia una stoccata ai critici del sistema bancario italiano: “Si trascura il fatto che siamo il pilastro del Paese e che il nostro settore rappresenta un’eccellenza in Europa. Non solo. Banche e assicurazioni hanno avuto, hanno e avranno un ruolo fondamentale per la tenuta dei conti pubblici. Sarebbe bene non dimenticarlo”.

“Abbiamo sostenuto il debito pubblico in momenti difficili, quando era fuori controllo e lo spread puntava quota 500. Il giudizio delle agenzie di rating era negativo e l’indice di gradimento dei titoli di Stato italiani era ai minimi. Banche e assicurazioni hanno fatto la loro parte quando i collocamenti di titoli pubblici andavano deserti”, ha aggiunto.

Secondo Messina serve un gioco di squadra poiché “ci sono oggi in Italia 22 aziende con oltre 1 miliardo di utile netto all’anno. E soltanto nove sono banche e assicurazioni. Metà delle altre sono a partecipazione pubblica. In un’ottica di sostegno ai conti pubblici perché non pensare a una platea più ampia? Vedo un rischio nell’additare banche e assicurazioni come portatori di profitti da tassare in maniera eccessiva, anche se straordinaria”. Così facendo “si rischia di indebolire l’asse portante della crescita del Paese”.

Per Messina è fondamentale uscire dalla procedura d’infrazione Ue

Un altro punto centrale dell’intervista riguarda il rapporto con l’Unione Europea e la gestione della finanza pubblica. Per Messina, l’uscita dalla procedura d’infrazione “è una priorità strategica per il Paese”.

“Significa – spiega – la discesa del deficit sotto la soglia del 3% sul prodotto interno lordo“, una condizione che garantirebbe al Governo “disponibilità adeguate per incidere sull’eccesso di diseguaglianze esistente in Italia”. In questa lettura, disciplina fiscale e capacità di realizzare politiche redistributive non sono in contraddizione, ma due parti della stessa strategia.

Messina esclude fusioni con altre banche

Secondo il Ceo di Intesa Sanpaolo in Italia c’è spazio per eventuali aggregazioni, ma esclude che esse possano coinvolgere l’istituto da lui diretto: “Le regole antitrust non ci lasciano spazio”. Messina è fiducioso che il Gruppo possa continuare a crescere grazie alla propria forza dovuta “alla diversificazione delle attività” che sono state di recente premiate dalle agenzie di rating con un miglioramento nei giudizi.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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