Sud in ripresa, ma le disuguaglianze restano: il rapporto Svimez 2025

italia svimez

Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha mostrato una crescita economica sorprendente, superando il Centro-Nord in alcuni indicatori chiave. E’ la fotografia del Sud Italia scattata dal Rapporto Svimez 2025, secondo cui tra il 2021 e il 2024 il Pil del Sud è aumentato dell’8,5%, contro il +5,8% del Centro-Nord. Dietro a questi numeri ci sono diversi fattori: minore esposizione agli shock globali, un ciclo dell’edilizia favorevole grazie a incentivi e Pnrr, e la ripresa del turismo e dei servizi che ha rafforzato la domanda interna. Il quadro, però, resta complesso e segnala criticità strutturali che rischiano di frenare il potenziale di sviluppo.

Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha mostrato una crescita economica sorprendente, superando il Centro-Nord in alcuni indicatori chiave. Tra il 2021 e il 2024, il Pil del Sud è aumentato dell’8,5%, contro il +5,8% del Centro-Nord. Dietro a questi numeri ci sono diversi fattori: minore esposizione agli shock globali, un ciclo dell’edilizia favorevole grazie a incentivi e Pnrr, e la ripresa del turismo e dei servizi che ha rafforzato la domanda interna. Il quadro, però, resta complesso e segnala criticità strutturali che rischiano di frenare il potenziale di sviluppo.

Svimez: “Edilizia e terziario, i motori della crescita”

Secondo Svimez le costruzioni sono state il principale traino dell’economia meridionale, con un incremento del 32% rispetto al +24% del Centro-Nord. Ma a contribuire maggiormente al Pil 2021-2024 è stato il settore dei servizi, con una crescita media del +7,8% nel Sud rispetto al +7,3% del Centro-Nord. Non solo servizi tradizionali: hanno registrato aumenti significativi anche le attività finanziarie, immobiliari, professionali e scientifiche, stimolate dagli investimenti pubblici e dal Pnrr. In controtendenza rispetto al Nord, l’industria in senso stretto nel Mezzogiorno è cresciuta del +5,7%, mentre nel Centro-Nord è calata del -2,8%. La manifattura e l’agroalimentare hanno registrato performance eccezionali: +13,6% e +13,1% rispettivamente.

Nord in difficoltà e impatto del Pnrr

Il modello export-led del Nord mostra fragilità: costi energetici elevati, domanda estera debole, crisi delle produzioni energivore e riduzione della subfornitura. Il Sud, invece, secondo le stime Svimez, ha beneficiato di dinamiche locali positive e degli investimenti pubblici del Pnrr, che nel biennio 2023-2024 hanno contribuito rispettivamente 1,1 punti di Pil al Sud e 0,9 punti al Centro-Nord, scongiurando il rischio di stagnazione. Per il 2025-2026, Svimez stima che il Sud crescerà +0,7% e +0,9%, contro +0,5% e +0,6% del Centro-Nord, mentre nel 2027 il Centro-Nord tornerà a superare il Sud.

Occupazione: più posti ma giovani in fuga

Tra il 2021 e il 2024, l’occupazione nel Mezzogiorno è cresciuta dell’8%, con quasi 500mila nuovi posti di lavoro, di cui 100mila per giovani under 35. L’incremento è stato sostenuto dagli investimenti pubblici, dai cantieri Pnrr e dall’espansione degli organici nella pubblica amministrazione. Tuttavia, nonostante il boom occupazionale, il Sud non trattiene i giovani: tra il 2022 e il 2024, 175mila under 35 sono emigrati verso il Nord o l’estero. Si conferma un paradosso evidente: più lavoro, ma opportunità professionali insufficienti.

Capitale umano e laureati in fuga

L’Italia, afferma ancora il rapporto Svimez, resta in fondo alla classifica europea per giovani laureati: 30,6% contro il 43% della media Ue. Nel Mezzogiorno, la formazione migliora ma dopo la laurea i giovani se ne vanno: oltre 40mila laureati meridionali si trasferiscono ogni anno al Centro-Nord, mentre 37mila italiani emigrano all’estero. Dal 2000 al 2024, il Sud perde 132 miliardi di euro di capitale umano, contro un saldo positivo di 80 miliardi per il Centro-Nord. Il turismo rimane la principale porta d’ingresso al lavoro, ma settori a bassa specializzazione limitano le opportunità di carriera. La sfida è creare filiere ad alta intensità di conoscenza e collegare formazione, ricerca e politica industriale per trattenere i talenti.

Salari reali in calo e povertà lavorativa

Dal 2021 al 2025 i salari reali italiani sono diminuiti, con un calo più forte al Sud: -10,2%, contro -8,2% del Centro-Nord. L’in-work poverty, la povertà tra i lavoratori, raggiunge il 19,4% nel Mezzogiorno, tre volte il valore del Centro-Nord. Nel 2024, le famiglie povere al Sud aumentano dal 10,2% al 10,5%, con centomila persone in più in povertà assoluta. Il dato segnala una crescita quantitativa dell’occupazione non accompagnata da qualità e stabilità, soprattutto tra i giovani e i lavoratori a basso reddito.

Donne e lavoro: un divario persistenti

La partecipazione femminile al lavoro resta bassa: il tasso di occupazione delle madri con tre o più figli nel Sud è solo del 30%, contro standard europei molto più elevati. Il divario territoriale secondo il rapporto Svimez, è evidente: tra le donne senza figli, l’occupazione è 71% al Nord e 45,8% al Sud. Persistono fenomeni di segregazione e precarietà, soprattutto nei settori a bassa remunerazione e con contratti part-time involontari. La crescita occupazionale recente ha riguardato soprattutto donne laureate e madri con uno o due figli, ma le famiglie numerose restano penalizzate.

Pnrr e infrastrutture: un passo verso il riequilibrio

Gli investimenti del Pnrr stanno riducendo il divario Nord-Sud. Crescono i posti negli asili nido pubblici e la quota di alunni con mensa, indicatori chiave di diritto all’istruzione. Entro il 2026, il completamento delle opere dovrebbe garantire un sostanziale riequilibrio tra le due macro-aree. Tuttavia, alcune province del Sud restano sotto il 30% di copertura, evidenziando la necessità di continuità gestionale e finanziaria post-Pnrr. L’Autonomia differenziata, se non coordinata, rischia di compromettere i risultati positivi del piano, accentuando le disuguaglianze.

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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