Il tradizionale “rally di Babbo Natale” di solito arriva a fine dicembre. Quest’anno, però, Wall Street mostra già l’atmosfera delle feste e prepara il terreno a un altro anno forte per i listini nel 2026.
Nella settimana del Ringraziamento, il Dow Jones è salito di oltre il 3%, l’S&P 500 di quasi il 4% e il Nasdaq di oltre il 4%. Un balzo che arriva dopo il forte calo di inizio mese, quando i timori di una bolla AI e i segnali di una Fed meno accomodante avevano spinto gli investitori a vendere. “Babbo Natale è tornato”, ha scritto sabato Ed Yardeni.
Il panico su bitcoin, indicato da lui e altri analisti come una delle cause del precedente scivolone, si è ormai spento. Le condizioni quindi puntano a un rally di fine anno a Wall Street.
Yardeni conferma la sua previsione: l’S&P 500 può arrivare a quota 7.000 entro fine anno. Secondo lui, l’indice potrebbe toccare quel livello già nei prossimi giorni. Se succedesse, il 2025 si chiuderebbe con un +19%, dopo due anni consecutivi sopra il +20%. E il trend potrebbe continuare. All’inizio della settimana, Yardeni ha ribadito la stima per il 2026: S&P 500 a 7.700, con un ulteriore +10%.
“Ci aspettiamo che il 2026 sia un altro anno dei Ruggenti Anni Venti”, ha scritto. “È il nostro scenario di base dal 2020 e finora ha funzionato per sei anni”.
L’economia americana regge: Pil, consumi e utili aziendali continuano a crescere. Yardeni prevede che il decennio eviterà una recessione generale, mentre alcuni settori potranno vivere “recessioni a rotazione”.
Deutsche Bank è ancora più ottimista: S&P 500 a 8.000 nel 2026, pari a un +17% rispetto alla chiusura di venerdì. Secondo gli analisti, la spinta arriva dai forti flussi in entrata, dai profitti in aumento e dai buyback che le aziende vogliono mantenere.
JPMorgan stima l’S&P 500 a 7.500 nel 2026, ma vede la possibilità di arrivare a 8.000 se la Fed continuerà a tagliare i tassi. Gli analisti parlano di utili sopra la media, boom degli investimenti legati all’AI, dividendi e riacquisti in crescita, e un nuovo sostegno fiscale grazie ai tagli delle tasse previsti dall’“One Big Beautiful Bill Act” di Donald Trump.
Se l’inflazione rallenterà più del previsto, la Fed potrebbe tagliare ancora. JPMorgan aggiunge che molti investitori non hanno ancora colto l’impatto della deregolamentazione e dei guadagni di produttività legati all’AI.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com
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