Ecco come cambia la filantropia

luce

Da oltre un decennio, Jaqueline Novogratz, di Acumen, investe in sistemi solari off-grid e, da quasi vent’anni, nel settore dell’illuminazione. La sua esperienza l’ha portata a incontrare centinaia di persone che rappresentano milioni di individui in tutto il mondo. E che, fino a poco tempo fa, vivevano al buio e dipendevano da lampade a cherosene sporche, costose e pericolose.
Tra queste storie c’è quella di Rebecca, una donna del Kenya che l’autrice ha conosciuto nel 2023, poco dopo l’installazione del suo primo impianto solare. Prima, viveva nella paura: paura dei serpenti, paura degli uomini, ogni volta che di notte doveva usare la toilette all’aperto. Con l’energia solare, racconta: “Mi sento al sicuro. I miei figli ed io possiamo leggere la sera. Possiamo guardare la televisione ed essere connessi al mondo. Possiamo sentirci liberi.” Rebecca ha pagato l’impianto con il proprio denaro, frutto di un lavoro duro. La sua elettrificazione non deriva da un programma umanitario ma da un’azienda solare a scopo di lucro, sostenuta da capitale paziente. E ciò che ha reso possibile quel capitale paziente — essenziale per operare in mercati complessi — è stata la filantropia.

Il traguardo di Acumen

Acumen, organizzazione guidata dall’autrice, ha recentemente raggiunto un traguardo significativo: quasi 250 milioni di dollari raccolti per portare luce ed energia a 70 milioni di persone in 17 dei mercati più svantaggiati dell’Africa. Tuttavia, l’annuncio ha generato un fraintendimento: alcuni hanno creduto che, con cifre così elevate, Acumen non avesse più bisogno della filantropia. È vero esattamente il contrario: è stata la filantropia a rendere possibile l’intero percorso.

Dei 250 milioni di dollari, oltre 80 milioni provengono da contributi filantropici. Quel capitale precoce e disposto al rischio ha permesso di progettare il fondo, testare nuovi modelli e dimostrare che imprese solide possono prosperare anche in contesti considerati troppo difficili da raggiungere. Quei grant hanno creato le fondamenta per investimenti futuri e contribuito a sviluppare mercati che prima non esistevano, rendendoli accessibili alle comunità a basso reddito.

La filantropia come retaggio del passato

La filantropia è spesso percepita come un retaggio del passato in un mondo che celebra la scalabilità. Eppure, quando viene impiegata con coraggio, svolge il ruolo critico di primo motore del cambiamento. Questa riflessione arriva in un momento di trasformazione per il settore del dono.

Negli Stati Uniti, l’81% delle famiglie benestanti ha effettuato donazioni nel 2024, in calo rispetto al 91% del 2015, secondo un recente studio di Bank of America e della Indiana University Lilly Family School of Philanthropy. Eppure, tra chi dona, più del 40% dichiara oggi di avere una strategia formale: un segnale che, pur essendo diminuite le persone che donano, l’intenzionalità è cresciuta.
Questo cambiamento riflette ciò che l’autrice osserva da anni tra i donatori: il desiderio che il loro capitale “faccia di più”.

L’autrice rivela di aver lavorato per decenni con imprenditori impegnati a costruire imprese nel solare, nell’edilizia popolare, nell’istruzione, nella sanità e nell’agricoltura resiliente al clima, spesso in mercati fragili dove il capitale tradizionale non arriva. Le iniziative più trasformative sono sempre nate da qualcuno disposto ad assumersi un rischio che altri non avrebbero preso. È ciò che la filantropia catalitica permette: assorbire il primo rischio e aprire la strada a chi verrà dopo.

Pazienza e partnership

Secondo Novogratz, la filantropia moderna non riguarda la dipendenza, ma la costruzione di autonomia. Finanzia la sperimentazione, sostiene l’assistenza tecnica e accompagna il lavoro necessario per sviluppare capacità locali. In Africa e nel Sud Asia, il capitale sostenuto dalla filantropia ha permesso a molti imprenditori di dimostrare che i sistemi solari domestici possono funzionare anche nelle comunità più remote.

Una volta che queste imprese — come d.light, primo investimento solare di Acumen nel 2007 — hanno provato la loro sostenibilità, gli investitori istituzionali sono arrivati, consentendo loro di scalare. Oggi d.light ha migliorato la vita di oltre 200 milioni di persone.
Se il passato dello sviluppo è stato definito dagli aiuti, il futuro dovrà essere definito da partnership tra filantropia, imprese, governi e società civile. Questa collaborazione richiede ciò che alcuni chiamano “grandi scommesse”: tentativi audaci di risolvere problemi alla radice, basati su innovazione, alleanze inaspettate e un’attenzione costante agli esiti.

Le grandi scommesse nascono dall’immaginazione morale: la convinzione che anche chi vive nei luoghi più difficili meriti la possibilità di costruire il proprio futuro.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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