Uso dell’AI, una ricerca di OCSE e Cisco rivela profondi divari generazionali e geografici

ai schermi benessere

L’uso delle tecnologie digitali sta trasformando la vita quotidiana, dal lavoro alle relazioni sociali, dall’accesso ai servizi alla gestione del tempo libero. Ma quanto impatta davvero sulla qualità della vita? Secondo i dati più recenti raccolti dalla OECD Digital Well-being Poll 2025, in collaborazione con Cisco, la risposta è complessa e dipende da età, genere, contesto socioeconomico e tipologia di utilizzo.

Adozione globale dell’AI generativa

L’intelligenza artificiale generativa oggi non è più una novità, ma il suo tasso di adozione non racconta tutta la storia. La ricerca condotta da Cisco e OCSE ha analizzato la relazione tra rischi e benefici della tecnologia e l’impatto che l’AI ha sul benessere digitale delle persone, nell’ambito del Digital Well-being Hub. Emergono chiaramente divari geografici e generazionali: chi può trarre beneficio dall’AI, chi ne subisce i rischi e come la vita digitale influisce sulla soddisfazione personale varia sensibilmente da paese a paese e da fascia d’età a fascia d’età.

I giovani adulti delle economie emergenti – in particolare India, Brasile, Messico e Sud Africa – guidano l’adozione dell’AI generativa a livello globale. Sono i più attivi, fiduciosi e interessati a formarsi sull’AI, confermando una tendenza che li vede protagonisti della trasformazione digitale. Al contrario, nei paesi europei, inclusa l’Italia, la fiducia nell’AI è minore e più incerta. Nel nostro Paese, solo il 23% degli intervistati utilizza attivamente l’AI generativa, mentre il 53% ritiene che l’AI sia utile, il 52% la considera affidabile e il 46% etica. Le risposte “non lo so” sono rilevanti: dal 35% sulla percezione di utilità al 42% sull’etica, indicando una certa scarsa familiarità con la tecnologia, visto che il 68% del campione non ha seguito alcuna formazione specifica.

Screen time e benessere digitale

Lo studio mostra anche che più di cinque ore di screen time ricreativo quotidiano sono associate a un minor benessere e a una minore soddisfazione personale. In Italia, il 37% del campione supera questa soglia. Le economie emergenti sono tra le più esposte, con un uso intenso degli schermi per socializzazione digitale e alti e bassi emozionali più marcati. Questi dati sottolineano l’importanza di considerare non solo quanto e come si usa l’AI, ma anche le conseguenze sul benessere psicofisico.

Guy Diedrich, Senior Vice President and Global Innovation Officer di Cisco, sottolinea: “Aumentare le competenze digitali AI nelle economie emergenti non è solo una questione tecnologica, serve a dare a ogni persona la possibilità di costruire il suo futuro. La rapida integrazione dell’AI nella nostra vita quotidiana e nel lavoro richiede di progettare questi strumenti in modo responsabile, con trasparenza, equità e attenzione alla privacy. L’intelligenza artificiale realizza il suo vero potenziale se migliora il benessere, semplifica le attività, favorisce la collaborazione e crea opportunità di crescita e conoscenza. Quando tecnologie, persone e obiettivi si allineano, si creano le condizioni per la resilienza, il benessere e il successo della comunità”.

Generazioni a confronto

Le differenze generazionali emergono chiaramente. Gli under 35 dichiarano che la maggior parte delle loro interazioni sociali avviene online e mostrano maggiore fiducia nell’AI. Oltre il 50% degli under 35 utilizza attivamente l’AI, più del 75% ne riconosce l’utilità e quasi la metà ha completato un percorso formativo specifico. Gli over 45 sono meno convinti e oltre la metà non la utilizza. Tra gli over 55, molti rispondono “non lo so” sulla fiducia nell’AI, suggerendo che l’incertezza è più legata alla poca familiarità che a un rifiuto vero e proprio.

Anche in Italia il trend è simile: l’AI risulta utile per l’80% degli under 35, scende al 59% tra i 36-55 anni e al 37% per gli over 55. La fiducia segue lo stesso andamento: solo il 14% degli under 35 non ha un’opinione sull’affidabilità dell’AI, contro il 50% degli over 55.

Diedrich aggiunge: “Le differenze generazionali nell’adozione dell’AI e del digitale non sono inevitabili: sono sfide che possiamo affrontare con azioni mirate. Anche se i più giovani adottano prontamente le nuove tecnologie, l’esperienza e la visione delle persone di ogni età sono contributi unici e preziosi. Finora in Cisco abbiamo formato 26.000 dipendenti sull’AI e siamo membri fondatori di AI Workforce Consortium, un gruppo di dieci aziende leader per preparare la forza lavoro alla trasformazione che l’AI porta nei profili professionali ICT di ogni settore. La misura chiave del successo dell’AI non dovrebbe essere la sua adozione, bensì il fatto che persone di ogni età, capacità e provenienza possano usarla per migliorare davvero le loro vite. In questo modo possiamo assicurarci che la ‘Generazione AI’ includa davvero tutti”.

Impatto e futuro della Generazione AI

La ricerca evidenzia che l’adozione dell’AI e delle tecnologie digitali non è uniforme. Esistono divari geografici e generazionali: le economie emergenti e i giovani adulti guidano l’innovazione, mentre gli adulti e alcune regioni europee restano più cauti. La combinazione di alto uso digitale, fiducia selettiva e differenze generazionali crea un mosaico complesso che governi, aziende e cittadini devono comprendere per sviluppare politiche di inclusione digitale.

L’obiettivo della ricerca è stimolare azioni concrete per chiudere i divari di competenze digitali, favorire l’alfabetizzazione digitale a ogni età e dare priorità al benessere accanto all’innovazione. Solo così il futuro digitale può essere progettato per tutti, evitando che l’evoluzione tecnologica diventi un rischio per salute, felicità e inclusione sociale.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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