Paola Maoddi (Università Campus Bio-Medico di Roma): l’Università tra sostenibilità e innovazione

Paola Maoddi (Campus Bio-Medico)

Paola Maoddi (Campus Bio-Medico di Roma) racconta cosa caratterizza le relazioni istituzionali nel settore universitario.

L’Università Campus Bio-Medico di Roma nasce trent’anni fa con l’obiettivo di porre la persona al centro della propria attività. L’Ateneo si è sviluppato in modo graduale nel tempo, diventando oggi un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale sulla formazione e sulla ricerca universitaria, attraverso tre Facoltà Dipartimentali: Medicina e Chirurgia, Ingegneria e Scienze e Tecnologie per lo Sviluppo Sostenibile e One Health.

Oggi, in un contesto in cui le università sono chiamate a dialogare sempre più con istituzioni, imprese e società civile, anche il ruolo delle relazioni istituzionali assume una dimensione strategica. Che cosa caratterizza, quindi, le relazioni istituzionali e il Public Affairs in un settore come quello universitario? Lo abbiamo chiesto a Paola Maoddi, Responsabile Relazioni Istituzionali e Public Affairs dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Che cosa significa per un’università gestire i Public Affairs in modo strategico?

L’università è un organismo complesso, multidisciplinare e intergenerazionale. Pertanto, interpreto il mio ruolo nelle relazioni istituzionali come un’attività strategica e dinamica, che richiede la capacità di ascoltare, dialogare e costruire alleanze proattive con una pluralità di soggetti, dai decisori pubblici agli enti di ricerca, passando per imprese e associazioni.

Obiettivo è creare le condizioni normative, economiche e sociali che permettano all’Università di rendere un servizio di formazione e ricerca di eccellenza che risponda, e allo stesso tempo anticipi i bisogni di una società in continua trasformazione ed evoluzione.

Una delle sfide principali di questo lavoro è creare e sviluppare relazioni per dare sempre maggiore centralità alla cosiddetta “terza missione” dell’università, che ci ricorda quanto sia importante valorizzare gli aspetti che ci legano alla società civile, ai territori e al loro sviluppo.

Il nostro impegno va infatti oltre la formazione in senso stretto: include iniziative che promuovono l’inclusione sociale, la vicinanza ai più fragili, l’attenzione a un ambiente più sano e vivibile, nonché l’utilizzo consapevole ed etico delle tecnologie, in linea con il nostro motto: ‘La Scienza per l’uomo’.

Questo approccio inclusivo appartiene al nostro Ateneo da sempre e si è consolidato nel tempo grazie a un ascolto attivo dei bisogni delle comunità locali, alla capacità di farsi portavoce di tali istanze presso i decisori pubblici, e alla volontà di progettare e realizzare soluzioni condivise che generino valore reale per la società.

L’innovazione è al centro della vostra strategia. Come viene declinata in termini di stakeholder engagement e quali sono le priorità nel medio-lungo periodo?

È una sfida complessa non solo tecnologica, ma culturale. La affrontiamo ogni giorno con l’obiettivo di tradurre la migliore ricerca scientifica in soluzioni concrete e accessibili alla società. Perché la scienza sia davvero utile, deve essere riconosciuta, compresa e soprattutto trasferita al mercato e alle comunità.

Per raggiungere questi obiettivi l’Università da sola può fare poco. Viceversa, serve costruire un ecosistema dell’innovazione, costruendo alleanze con partner istituzionali, nazionali e internazionali, pubblici e privati, partecipando a progetti di ricerca ad alto impatto in campi quali le biotecnologie, la medicina rigenerativa e la robotica applicata alla riabilitazione.

Vogliamo essere un polo di ricerca e di innovazione, un luogo in cui idee e competenze si incontrano per affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Con questo intento abbiamo sviluppato una collaborazione strategica con MIT Technology Review, che ha scelto proprio il nostro Ateneo per ospitare la prima edizione italiana dell’evento EmTech, che ha avuto un grande successo e sarà replicato nel 2026, in cui opinion leader, accademici, imprenditori e istituzioni provenienti da tutto il mondo si confrontano sulle sfide più urgenti, dalla transizione ecologica all’intelligenza artificiale, dalla medicina personalizzata alla sostenibilità sociale.

Come sta cambiando il mondo dell’università italiana e quali sfide attendono gli atenei del futuro?

Oggi l’università italiana si trova al centro di trasformazioni profonde, che richiedono un ripensamento del suo ruolo non solo formativo, ma anche strategico nei rapporti con i territori, il mondo produttivo e gli stakeholder istituzionali.

Pensiamo all’‘inverno demografico’ che caratterizza la nostra società. Sempre meno giovani e quindi sempre meno studenti. Se da un lato l’Università si sta organizzando per proporre una didattica sempre più innovativa, la vera sfida è creare una sinergia con le istituzioni che permettano al nostro Paese di essere più attrattivo per studenti e ricercatori, da un punto di vista delle politiche fiscali e potenziamento dei fondi per la ricerca, a livello nazionale ed europeo.

L’Oms ha definito il 2020-2030 “il decennio dell’invecchiamento sano”, lanciando di fatto una sfida per adottare misure a livello globale per migliorare la vita delle persone anziane e delle loro famiglie. Il nostro Ateneo investe in tecnologie avanzate, quali la telemedicina, l’intelligenza artificiale, la robotica, i sensori e le tecnologie indossabili e al contempo dialoga con i policy makers, presentando studi d’impatto sulla sostenibilità di queste tecnologie, proprio per fare sistema e incentivare lo sviluppo di politiche che affrontino questo importante cambiamento sociale.

Il mercato del lavoro sta cambiando, sia per i cambiamenti socio-demografici sopra descritti, ma anche per l’esplosione delle nuove tecnologie. Consapevoli di questo, collaboriamo con grandi imprese, start up innovative, associazioni, per fare in modo che la tecnologia sia a servizio dell’uomo e non viceversa.

Siamo in prima linea nella formazione di professionisti altamente specializzati nella difesa di sistemi informatici, reti e infrastrutture critiche.

Nell’ottica di fare sistema per trovare soluzioni condivise, siamo coinvolti costantemente nei processi decisionali delle istituzioni per incidere nello sviluppo di un impianto di norme che tuteli i lavoratori, perché l’innovazione possa rispettare e valorizzare il capitale umano.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)

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