Trump ribalta l’agenda di sicurezza: pressioni sull’Europa e riequilibrio della Nato entro il 2027

Gli attacchi di Trump alla Fed, CHIP SOMODEVILLA - GETTY IMAGES.

La nuova Strategia per la sicurezza nazionale firmata da Donald Trump ridisegna le priorità globali degli Stati Uniti e manda un messaggio diretto (e sorprendentemente severo) ai partner europei. Nel documento di 33 pagine pubblicato dalla Casa Bianca senza particolari annunci, l’Europa viene descritta come una civiltà “in declino” alle prese con una “reale prospettiva di cancellazione della sua civiltà”, mentre Mosca non riceve critiche di rilievo. Sono parole che confermano una tendenza già visibile nell’ultimo anno: la progressiva ridefinizione del perimetro degli interessi strategici americani, con un focus crescente sull’emisfero occidentale e un disimpegno strutturale dal fronte europeo, compresa la Nato.

Secondo un’esclusiva della Reuters, Washington punterebbe addirittura a trasferire all’Unione europea la maggior parte delle capacità di difesa convenzionali dell’Alleanza “entro il 2027”, incluse attività come intelligence, missilistica e comando operativo. Una richiesta che fotografa una trasformazione profonda della postura americana, sempre più legata al principio “America First”.

Europa nel mirino, Mosca sullo sfondo

Il linguaggio usato verso l’Europa è tra i più duri mai apparsi in un documento strategico statunitense. L’amministrazione, si legge, accusa diversi governi europei di “aspettative irrealistiche sulla guerra in Ucraina”, di instabilità politica e di “soppressione dell’opposizione”, arrivando a sostenere che il desiderio diffuso di pace non si traduca in decisioni di governo per via di processi democratici “sovvertiti”.

La Russia, al contrario, non viene indicata come una minaccia immediata. La strategia afferma che un obiettivo centrale degli Usa è “negoziare una rapida cessazione delle ostilità in Ucraina”, con l’intenzione dichiarata di stabilizzare le economie europee e ristabilire una “stabilità strategica” con Mosca. L’attenzione si sposta invece sulle vulnerabilità strutturali dell’Europa, considerate più gravi delle sue carenze militari e legate , nella visione trumpiana, alle politiche migratorie, al ruolo delle istituzioni sovranazionali e al calo demografico.

Il “Corollario Trump” della Dottrina Monroe

La parte più innovativa del documento arriva però sul fronte occidentale. La Casa Bianca definisce la nuova strategia una sorta di “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe, confermando che il cuore della politica estera dell’amministrazione è la riaffermazione della supremazia americana nel proprio emisfero. “La sicurezza dei confini è l’elemento primario della sicurezza nazionale”, si legge, e gli Stati Uniti devono mantenere un ruolo “preminente” nell’America settentrionale e meridionale per contrastare flussi migratori, narcotraffico e l’ascesa di potenze rivali — con un chiaro riferimento alla Cina.

La presenza militare nell’emisfero occidentale non è descritta come una misura temporanea: il documento parla di una maggiore proiezione della Marina e della Guardia costiera, del controllo delle rotte marittime e della capacità di individuare risorse strategiche, comprese le terre rare. È un’impostazione che ribalta l’approccio delle amministrazioni precedenti — anche repubblicane — più concentrate sulla Russia, sul Medio Oriente o sulla lotta al terrorismo.

Cina: per Trump avversaria strategica, partner economico “condizionale”

Il capitolo sulla Cina riflette le divisioni interne alla stessa amministrazione, come confermato da Politico, secondo cui il segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbe chiesto di ammorbidire il linguaggio verso Pechino. Il documento finito propone una linea ambivalente: contenere l’espansione cinese nell’emisfero occidentale, ma mantenere allo stesso tempo un “rapporto economico vantaggioso per entrambi”.

Il paradosso emerge anche nell’analisi sul caso tedesco: secondo la Strategia, la guerra in Ucraina avrebbe avuto “l’effetto perverso” di aumentare la dipendenza industriale europea dalla Cina, con aziende tedesche impegnate a costruire mega-impianti in territorio cinese usando gas russo ormai difficile da ottenere in patria.

Un’America più selettiva, meno globale

La nuova dottrina afferma che “gli affari degli altri Paesi ci riguardano solo se minacciano direttamente i nostri interessi”. È un passo che si distacca dal paradigma post-Guerra Fredda in cui Washington si percepiva come garante dell’ordine globale. Nella visione espressa dal documento, il ruolo planetario degli Usa deve essere ridefinito sulla base di priorità interne: controllo dei confini, sicurezza economica, difesa dell’identità “occidentale”.

Il testo richiama inoltre valori tipici della destra cristiana americana: la restaurazione della “salute spirituale e culturale”, il rafforzamento delle famiglie tradizionali, l’esaltazione delle “glorie passate”. Una narrazione che si intreccia con la promessa di Trump di essere un “Presidente di pace” capace di usare la diplomazia “in modo non convenzionale”.

Una Nato diversa, o forse un’Europa diversa

L’indicazione più dirompente resta però quella segnalata da Reuters: la volontà di Trump di cedere alla Ue la gestione del grosso delle capacità convenzionali della Nato. È un passaggio che spinge l’Europa verso un ruolo di sicurezza più autonomo, ma arriva proprio mentre la Strategia critica duramente Bruxelles, accusandola di minare sovranità e libertà politiche.

Il documento invita comunque a non “mettere da parte l’Europa”, riconoscendone il peso economico e culturale. L’obiettivo dichiarato è che “l’Europa rimanga europea”, una frase che sintetizza l’ambiguità della visione trumpiana: un continente criticato, ma ritenuto essenziale; un alleato da responsabilizzare, ma al tempo stesso giudicato non più affidabile nella sua traiettoria attuale.

Una svolta di portata storica

La National Security Strategy non è solo un documento programmatico: definisce il perimetro della proiezione americana per i prossimi anni. Se confermata nei fatti, rappresenterebbe uno dei più significativi riallineamenti strategici dalla fine della Guerra Fredda: meno Europa, più emisfero occidentale; meno globalismo, più selettività; meno Nato tradizionale, più responsabilità europea.

E soprattutto un’America che stabilisce nuove priorità in funzione della propria sicurezza interna, della competizione con la Cina e della ridefinizione delle alleanze. Con l’Europa chiamata, forse per la prima volta in modo esplicito, a ripensare il proprio ruolo senza poter più contare sulla garanzia automatica degli Stati Uniti.

Poste Italiane Dic 25

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