Fed, Powell segnala forti divari economici e dubbi sulla loro sostenibilità

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Il presidente della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, ha confermato che negli Stati Uniti sembra essersi sviluppata una “economia a forma di K” e si è chiesto se tale dinamica sia “sostenibile”.

Questo concetto descrive una situazione in cui gli americani più abbienti hanno vissuto un periodo di forte crescita grazie all’aumento del valore dei loro asset finanziari e immobiliari, mentre le fasce più povere sono penalizzate dall’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità come cibo ed energia. Il risultato viene spesso illustrato con grafici in cui una curva discendente rappresenta le variabili legate ai redditi più bassi, mentre una curva ascendente mostra l’andamento favorevole per i più ricchi, formando appunto una “K”.

Durante la riunione del Federal Open Market Committee, Powell è stato interrogato da Christine Romans di NBC News: “Vorrei chiederle in che modo i nuclei familiari con redditi più alti, sostenuti dal patrimonio immobiliare e dal valore delle azioni, stiano oggi trainando i consumi, mentre i consumatori con redditi più bassi stanno faticando per effetto di cinque anni di aumenti dei prezzi. Non è tanto il tasso d’inflazione, quanto il livello dei prezzi a frenare queste famiglie. Quanto è sostenibile questa cosiddetta economia a K?”.

Powell ha risposto due volte di non essere certo che sia sostenibile. Ha iniziato ammettendo che il concetto di economia a K è “chiaramente una realtà” che la Fed osserva nei propri dati:

«Ne sentiamo parlare molto. Se si ascoltano le trimestrali delle aziende che si rivolgono ai consumatori a basso e medio reddito, tutte dicono di vedere persone che tirano la cinghia, cambiano i prodotti che acquistano, comprano meno, e così via. È quindi chiaramente un fenomeno reale. È altrettanto evidente che i valori degli asset – immobiliare e titoli – sono elevati, e tendono a essere detenuti da persone appartenenti alle fasce più alte di reddito e patrimonio».

Ha poi espresso le sue preoccupazioni: “Quanto alla sostenibilità di questo scenario, non lo so. La maggior parte dei consumi proviene comunque da persone con maggiori mezzi. Il terzo superiore della popolazione rappresenta una quota ben superiore a un terzo dei consumi, per esempio. È quindi legittimo chiedersi quanto questo possa essere sostenibile”.

In un passaggio separato legato al mercato del lavoro, Powell ha spiegato che una parte delle preoccupazioni della Fed riguarda la possibilità che la creazione di posti di lavoro sia inferiore a quanto suggeriscono i dati correnti. Ha ammesso che la Fed ha operato in parte “alla cieca” a causa dello shutdown del Governo, che ha impedito al Bureau of Labor Statistics di condurre le proprie rilevazioni negli ultimi due mesi.

“I dati potrebbero quindi essere distorti, e non solo più volatili, ma proprio distorti. Questo perché non sono stati raccolti in ottobre e nella prima metà di novembre”, ha spiegato.

Di conseguenza, i dati attualmente disponibili potrebbero sovrastimare la creazione di posti di lavoro, mentre l’economia potrebbe in realtà stare perdendo occupazione: “Il graduale raffreddamento del mercato del lavoro è proseguito. La disoccupazione è aumentata di tre decimi tra giugno e settembre, e i nuovi posti di lavoro registrati in busta paga sono in media 40.000 al mese da aprile. Riteniamo che questo dato sia sovrastimato di circa 60.000 unità, il che significherebbe –20.000 al mese. Inoltre, sia i sondaggi presso le famiglie sia quelli presso le imprese mostrano un calo dell’offerta e della domanda di lavoratori“, ha detto.

Wall Street ha reagito positivamente alla decisione di Powell di tagliare i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 3,5%. L’S&P 500 ha toccato un nuovo record intraday prima di ritracciare, chiudendo comunque in rialzo dello 0,76% a 6.886.

Powell ha anche segnalato che non sono previsti ulteriori tagli nell’immediato: «Abbiamo effettuato tre tagli finora, per un totale di 175 punti base. E, come ho detto, riteniamo di essere in una buona posizione per aspettare e vedere come evolverà l’economia».

I future sull’S&P risultavano in calo dello 0,53%. Un andamento probabilmente legato a tre fattori: la conferma di Powell che non ci saranno nuovi cicli di denaro a basso costo nel breve periodo; le prese di profitto dopo i rialzi di ieri dell’indice; e una trimestrale deludente di Oracle, che ha mancato le stime sui ricavi pur registrando un forte aumento della spesa per l’intelligenza artificiale. Il titolo era in calo dell’11,5% nelle contrattazioni notturne. Anche i future sul Nasdaq 100 risultavano in ribasso dello 0,74% nel pre-market.

L’articolo originale è su Fortune.com

FOTO: Chip Somodevilla – Getty Images

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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