La Cina si prende anche i Roomba e il dominio dei robot aspirapolvere

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La guerra dei robot per la casa se l’è aggiudicata la Cina, e per l’unico altro contendente, gli Usa, il colpo di grazia è appena arrivato: iRobot, produttore del Roomba e pioniere nel mercato dei robot per la casa, ha presentato istanza di fallimento. A rilevare le attività sarà il suo fornitore cinese, Picea Robotics.

Quotato negli Usa, iRobot ha compilato i documenti per un Chapter 11, la procedura statunitense che – a differenza del Chapter 7 che prevede la liquidazione totale, la vendita di tutti i beni e la chiusura dell’azienda – consente di continuare a operare. Nel caso di iRobot, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione, tutto passerà in mano a Picea: l’azienda con base a Shenzen era il creditore principale, perché aveva acquistato recentemente una parte del debito da 200 mln contratto da iRobt con l’azienda di private equity Carlyle.

Picea faceva parte del gruppo di aziende che da tempo minacciano il business di iRobot, che negli scorsi anni è stata costretta a ridurre il personale e a cambiare quadro dirigenziale.

Nel 2024 Ad è diventato Gary Cohen, convinto che l’annuncio segni “una pietra miliare fondamentale per garantire il futuro a lungo termine di iRobot. La transazione rafforzerà la nostra posizione finanziaria e aiuterà a garantire continuità ai nostri consumatori, clienti e partner”.

Roomba, la fine di un’epoca

L’azienda americana è stata fondata da un team di ingegneri del Mit, e il Roomba, il robot aspirapolvere, ha segnato un’epoca: è stato il suo prodotto più famoso, e di fatto il primo robot ad avvicinarci a un futuro di faccende domestiche svolte direttamente dall’intelligenza artificiale.

È stato il primo prodotto di questo tipo ad arrivare al mercato di massa, con decine di milioni di dispositivi venduti.

Le innovazioni cinesi

Con il passaggio di iRobot in mani cinesi, ormai il mercato dei robot da casa è completamente dominato da Pechino, e da aziende come Roborock, Dreame e Xiaomi.

È da oriente che sono arrivate le innovazioni che hanno convinto i consumatori a comprare sempre più robot, come l’unione della funzione di aspirazione con il lavaggio e le dock station per il ricambio dell’acqua nei dispositivi.

Roborock è il numero uno sia per volumi di vendite che per fatturato (che supera di molto il miliardo), con una quota del 22% rispetto al mercato. Il fatturato di iRobot crolla con una certa regolarità di trimestre in trimestre, scendendo a 682 mln di dollari nel 2024. 

L’occasione persa dei Roomba

Eppure gli Usa hanno avuto l’opportunità di tenersi uno dei player più importanti del settore, quando Amazon ha proposto di acquistare iRobot per 1,5 mld di dollari. L’offerta è sfumata a causa delle preoccupazioni sulla concorrenza sollevate dalle autorità di regolamentazione dell’Unione Europea, secondo cui gli altri marchi che vendevano aspirapolveri automatici sul sito di Amazon sarebbero stati penalizzati.

Quello stop ha di fatto reso la quota occidentale nel mercato ancora meno importante. Oltre al blocco cinese ci sono Sharkninja negli Usa e, in Europa, Dyson e Vorwerk. I tedeschi associati al brand Folletto hanno comprato anni fa un altro player Usa, Neato Robotics. Recentemente ne hanno annunciato la disattivazione del supporto cloud, quindi i robot non saranno più ‘smart’.

Nessuno, in ogni caso, può ormai pensare di impensierire i cinesi, che ora rimangono quasi da soli a spartirsi un mercato che, solo per i robot aspirapolvere, vale 10 mld di dollari.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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