Lavoro Usa, il 2026 parte in salita: JPMorgan vede una svolta solo a metà anno

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Il mercato del lavoro si è raffreddato dopo un anno da montagne russe per l’economia e i mercati finanziari. Secondo JPMorgan, il 2026 partirà lentamente, ma dovrebbe migliorare nella seconda parte dell’anno.

In una previsione pubblicata all’inizio del mese, gli economisti della banca spiegano che la perdita di slancio dell’occupazione nel 2025 dipende dall’incertezza creata dai dazi e dalle politiche commerciali del presidente Donald Trump.

“Di conseguenza, sia la pianificazione a breve sia quella a lungo termine delle imprese resta difficile, e i tassi di assunzioni e licenziamenti restano bassi”, scrive Michael Feroli, capo economista USA di JPMorgan. “Le aziende evitano cambiamenti drastici degli organici, perché non sanno cosa riserveranno i prossimi sei mesi”.

JPMorgan aggiunge che anche la stretta sull’immigrazione e la campagna di deportazioni volute da Trump si sono rivelate più aggressive del previsto.

La combinazione tra una minore disponibilità di lavoratori e un tasso di partecipazione al lavoro quasi fermo abbassa il numero di nuovi posti necessari per mantenere stabile la disoccupazione. Le nuove assunzioni mensili potrebbero scendere a 15 mila, contro le 50 mila precedenti. Nonostante questo, il tasso di disoccupazione continuerà a salire.

“Nella prima metà del 2026 il mercato del lavoro crescerà a un ritmo scomodamente lento, con la disoccupazione che toccherà il 4,5% all’inizio dell’anno”, scrive JPMorgan. La previsione è arrivata una settimana prima della pubblicazione del rapporto sui posti di lavoro di novembre, diffuso in ritardo dal Dipartimento del Lavoro, che ha mostrato un tasso al 4,6%, il livello più alto degli ultimi quattro anni.

Secondo la banca, la crescita resta debole perché l’offerta di lavoro si riduce. Pesano le deportazioni, l’invecchiamento della popolazione e il minor numero di visti per lavoratori e studenti.

Un altro fattore che contribuisce al rallentamento di inizio 2026 è l’intelligenza artificiale. L’AI ha spinto enormi investimenti in macchinari, software e data center, ma non ha ancora generato un numero significativo di nuovi posti di lavoro.

JPMorgan non vede per ora segnali di licenziamenti diffusi legati all’AI. Tuttavia, alcuni dei settori più esposti alla tecnologia mostrano una crescita dell’occupazione più lenta.

Nella seconda metà dell’anno, però, il mercato del lavoro dovrebbe cambiare direzione. Gli economisti citano una politica sui dazi più stabile, i tagli fiscali previsti dal One Big Beautiful Bill Act di Trump e ulteriori riduzioni dei tassi da parte della Federal Reserve.

“Riteniamo che si stiano creando le condizioni per fermare il rallentamento del mercato del lavoro e rilanciare la crescita dell’attività nella seconda parte del prossimo anno”, afferma Feroli.

JPMorgan prevede per il 2026 una crescita del PIL dell’1,8%. La banca stima una probabilità di recessione pari a una su tre. L’inflazione, secondo le stime, resterà elevata al 2,7%.

Separatamente, l’amministratore delegato di Bank of America, Brian Moynihan, si aspetta che Trump riduca le tensioni commerciali nel corso del prossimo anno. In un’intervista a Face the Nation su CBS News, Moynihan ha detto che una tariffa media del 15% su un ampio gruppo di Paesi “non avrebbe un impatto enorme”.

Intanto, l’AI potrebbe rappresentare una variabile decisiva e offrire un’ulteriore spinta all’economia nel 2026.

“Di solito servono diversi anni prima che tecnologie di uso generale come l’AI aumentino la produttività”, aggiunge Feroli. “Se i guadagni di efficienza arrivassero più rapidamente, la crescita del PIL potrebbe superare le attese”.

Questo ottimismo contrasta però con gli avvertimenti continui di Geoffrey Hinton, informatico considerato il “padrino dell’AI”. Hinton sostiene che l’intelligenza artificiale sostituirà un numero crescente di lavoratori umani.

Durante un’intervista a State of the Union su CNN, andata in onda domenica, Hinton ha parlato delle sue previsioni per il 2026, dopo aver definito il 2025 un anno cruciale per l’AI.

“Penso che vedremo un’AI ancora migliore”, ha detto. “È già estremamente avanzata. Avrà la capacità di sostituire moltissimi posti di lavoro. Oggi può già rimpiazzare quelli nei call center, ma presto potrà sostituirne molti altri”.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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