2025 nero per il dollaro: è il peggior anno dal 2017

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Il dollaro ha chiuso il 2025 con il calo annuo più marcato degli ultimi otto anni e, secondo gli investitori, sono possibili ulteriori ribassi se il prossimo presidente della Federal Reserve opterà per tagli dei tassi di interesse più profondi, come molti si aspettano.

Il Bloomberg Dollar Spot Index è sceso di circa l’8% nel corso dell’anno e i trader scommettono su un ulteriore indebolimento. Dopo essere crollato in seguito all’introduzione dei dazi da parte del presidente Donald Trump ad aprile, il biglietto verde non è riuscito a rimbalzare in modo significativo, anche a causa delle aspettative che Trump possa nominare un successore accomodante alla guida della Fed, dato che il mandato dell’attuale presidente Jerome Powell scade il prossimo anno.

“Il fattore più importante per il dollaro nel primo trimestre sarà la Fed“, ha affermato Yusuke Miyairi, stratega valutario di Nomura. “E non si tratta solo delle riunioni di gennaio e marzo, ma anche di chi sarà il presidente della Fed dopo la fine del mandato di Jerome Powell“.

Con almeno due tagli dei tassi già scontati per il prossimo anno, il percorso di politica monetaria della Fed si discosta da quello di alcune altre economie avanzate, riducendo l’attrattiva del dollaro. Secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission, nella settimana fino al 23 dicembre i trader hanno aumentato le loro scommesse ribassiste sul dollaro. Anche il mercato delle opzioni segnala un ulteriore indebolimento del dollaro a gennaio, con una moderazione nei mesi successivi.

L’euro si è rafforzato nettamente contro il biglietto verde, sostenuto da un’inflazione contenuta e da una prossima ondata di spesa per la difesa in Europa, che mantiene vicine allo zero le aspettative di tagli dei tassi nell’area euro. In Canada, Svezia e Australia, invece, i trader puntano su rialzi dei tassi.

L’indice del dollaro è rimasto sostanzialmente invariato, dopo essere salito fino allo 0,2% in precedenza, in seguito a dati del Dipartimento del Lavoro che hanno mostrato come le richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti siano scese la scorsa settimana a uno dei livelli più bassi dell’anno. Nel mese di dicembre, l’indice del biglietto verde ha comunque registrato un calo dell’1,2%.

Trump ha recentemente lasciato intendere di avere un candidato preferito per succedere a Powell, ma di non avere fretta di annunciarlo, ipotizzando al contempo la possibilità di licenziare l’attuale guida della banca centrale.

Il direttore del National Economic Council, Kevin Hassett, è da tempo considerato il principale candidato, mentre Trump ha espresso interesse anche per l’ex governatore della Fed Kevin Warsh. Tra gli altri nomi in lizza figurano i governatori della Fed Christopher Waller e Michelle Bowman, oltre a Rick Rieder di BlackRock.

“Hassett sarebbe in gran parte già scontato dai mercati, visto che è da tempo il favorito, ma Warsh o Waller probabilmente non sarebbero così rapidi nel tagliare i tassi, il che sarebbe più favorevole per il dollaro”, ha osservato Andrew Hazlett, trader valutario di Monex Inc.

L’articolo originale è su Fortune.com
Poste Italiane Dic 25

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