Cinema e sviluppo: la Liguria che produce futuro

Cristina Bolla (Liguria Film Commission)

Cristina Bolla, presidente della Genova Liguria Film Commission, spiega il modello che unisce produzioni, talenti e crescita economica.

La crescita dell’audiovisivo in Liguria negli ultimi anni non è stata un fenomeno spontaneo, ma il risultato di una strategia industriale che ha puntato su competenze, identità territoriale e relazioni istituzionali. Il Portofino Days International Fiction Festival ne rappresenta uno snodo: un evento B2B pensato per mettere in contatto produttori, autori, broadcaster e talenti emergenti. La novità di quest’anno è l’apertura della sede romana del festival a Casa Pertini Voltolina, affacciata sulla Fontana di Trevi, luogo simbolico per la storia repubblicana. Ne parliamo con Cristina Bolla, Presidente della Genova Liguria Film Commission e Direttrice del Portofino Days.

Casa Pertini Voltolina è diventata la sede romana del Portofino Days International Fiction Festival, un luogo denso di memoria e simbolismo. Come è nata questa scelta e che valore assume per voi, anche dal punto di vista identitario e culturale?

Casa Pertini Voltolina è uno spazio che custodisce un’eredità etica, civile e culturale molto forte. Lì hanno vissuto Sandro Pertini e Carla Voltolina, e quella casa è ancora oggi un punto di dialogo tra memoria repubblicana e contemporaneità. Il fatto che Pertini fosse ligure aggiunge un ulteriore livello di significato. Come Genova Liguria Film Commission e come Portofino Days, siamo stati accolti molto bene grazie alla collaborazione con gli Stati Generali del patrimonio italiano che gestisce la casa. Abbiamo sentito la responsabilità di creare un ponte ideale tra la Liguria e Roma, tra un luogo simbolico della storia italiana e un progetto che guarda al futuro dell’audiovisivo. Da qui la decisione di farne la nostra sede romana fino a marzo 2026, uno spazio di incontro per produttori, istituzioni e maestranze.

Quanto è importante per la Film Commission e per la Regione rafforzare il legame tra Liguria e Roma, tra produzione e istituzioni nazionali?

È fondamentale. Le principali produzioni, e una parte significativa della distribuzione e delle decisioni strategiche, si svolgono a Roma. Costruire una presenza stabile qui significa rendere più facile il dialogo con la Direzione Cinema e Audiovisivo, con Cinecittà, con il Ministero della Cultura e con tutte le realtà che regolano l’industria creativa italiana. Questo legame rafforza l’attrattività del nostro territorio: non si tratta solo di presentare delle possibili location, ma di essere parte attiva di una filiera nazionale che si muove, decide e investe. La sede romana è quindi uno spazio operativo e strategico, non un semplice presidio simbolico.

Il Portofino Days ha annunciato una nuova collaborazione con il festival ‘La Dolce Via’ negli Emirati Arabi. In che modo questa partnership contribuirà all’internazionalizzazione del settore?

Si tratta di un programma di scambio formativo. Ospiteremo in Liguria una delegazione di studenti degli Emirati, selezionata dal festival, che parteciperà alle nostre masterclass tra Genova e Portofino. Sarà l’occasione per mostrare loro i mestieri dell’audiovisivo attraverso l’incontro diretto con professionisti, set, produzioni e processi reali. L’obiettivo è duplice: far conoscere la nostra filiera e, allo stesso tempo, favorire lo sviluppo di nuove produzioni degli Emirati che possano scegliere la Liguria come set. È un modo concreto per aprire l’industria ligure a network e investimenti internazionali.

Lei è anche presidente del Centro Studi Amadeo Peter Giannini. In che modo i principi di Giannini trovano applicazione nel vostro lavoro?

Amadeo Peter Giannini è stato il primo a intuire il potenziale economico dell’industria creativa, sostenendo il cinema americano quando ancora non era un comparto consolidato. La sua visione non era solo finanziaria ma culturale: vedere il futuro, anche quando gli strumenti non sono ancora pienamente disponibili. Noi cerchiamo di fare la stessa cosa. Sappiamo che il settore audiovisivo sta attraversando trasformazioni profonde, ma scegliere di puntare su formazione, sulle competenze locali e sulla realizzazione di nuovi studios in Liguria significa ragionare nel medio-lungo periodo, riconoscendo che l’industria creativa può generare valore economico, occupazionale e culturale.

Negli ultimi anni la Liguria è diventata protagonista di produzioni molto popolari. Pensiamo a Blanca, fortunata serie Rai o a Petra, andata in onda su Sky, o ancora ai biopic su de André e Villaggio. Cosa rende la Regione così attrattiva?

La Liguria ha una grande varietà di paesaggi in uno spazio molto ridotto che ci permette, letteralmente, di girare sulla neve al mattino e sulla spiaggia nel pomeriggio. Abbiamo città d’arte, porti, borghi, coste, entroterra e centri storici che si prestano a narrazioni diversissime. Series come Blanca hanno generato veri flussi di turismo dedicato: la casa di Blanca a Camogli e le altre location disseminate tra Ponente e Levante sono diventate mete di visita. Allo stesso modo ‘The Good Mothers’, girato tra Calabria e Liguria e che ha vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, ha mostrato la nostra capacità di sostenere produzioni di forte respiro internazionale. L’attrattività nasce anche dal fatto che offriamo alle produzioni un servizio completo, solido, professionale.

In che modo questa forza narrativa si traduce in sviluppo culturale e turistico?

Le produzioni portano ricadute immediate sul territorio: persone che arrivano, lavorano, pernottano e consumano. Ma c’è anche un effetto di medio periodo, legato alla riconoscibilità dei luoghi attraverso lo schermo. L’audiovisivo, quando funziona, diventa racconto collettivo e immaginario condiviso. La Liguria è una regione che non si lascia omologare e questo crea identità. Il cinema, la serialità e il documentario amplificano questa identità e la trasformano in attrattività culturale.

Guardando ai prossimi anni, su quali priorità intendete concentrarvi?

La priorità assoluta è la formazione. Quando si formano professionisti, si crea una filiera che resta e si rinforza nel tempo. Accanto alla formazione, è importante che le produzioni sviluppino una cultura d’impresa, capace di sostenersi non solo con gli incentivi ma attraverso modelli produttivi strutturati. Infine, le infrastrutture: vogliamo che chi si forma qui possa anche lavorare qui. I risultati lo dimostrano. Al 30 settembre 2025 abbiamo accompagnato 223 produzioni, per un totale di 734 giornate di lavoro tra pre-produzione e riprese. Sono quasi quattromila le persone coinvolte, di cui oltre mille liguri, più di tredicimila pernottamenti registrati e una ricaduta economica diretta superiore ai quattro milioni di euro. Abbiamo operato in settantaquattro comuni della regione. Questo significa che l’audiovisivo in Liguria è ormai un comparto industriale, non solo creativo, ed è destinato a crescere.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

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