Il capolavoro di Trump in Venezuela e la fine di ogni ipocrisia

L’operazione americana in Venezuela squarcia il velo dell’ipocrisia di quanti sventolano i vessilli della pace e della democrazia purché l’ordine esistente resti immutato. Il Venezuela non è un paese invaso, o meglio era invaso fino a ieri, da agenti iraniani russi e cinesi presenti in grande numero, dalla rete di narcotrafficanti che hanno penetrato le istituzioni politiche e militari del Paese, dagli emissari di gruppi terroristici come Hamas e Hezbollah, accolti con tutti gli onori dall’erede di Chavez. Il regime del dittatore Nicolás Maduro, al potere ininterrottamente dal 2013 e autoproclamatosi ancora presidente a seguito di elezioni non riconosciute dalla comunità internazionale, ha trasformato Caracas nell’avamposto di narcotrafficanti e terroristi, ha represso le opposizioni, impoverito i venezuelani e creato un vasto sistema di corruzione.

Nell’atto d’accusa che porterà alla sbarra a New York il dittatore e sua moglie Cilia Flores, la “primera combatiente”, compaiono le accuse di narcoterrorismo (in particolare, per l’export di cocaina dal Venezuela agli Usa), possesso di armi da guerra, cospirazione contro gli Stati Uniti.

L’operazione “Absolute Resolve”, determinazione assoluta, condotta spettacolarmente dalle forze speciali americane, è, a tutti gli effetti, un’operazione antiterrorismo. Perciò il presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla di “legittimo intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che favoriscono e alimentano il narcotraffico”. Per Trump è anche una campagna utile dal punto di vista interno, la lotta senza quartiere alla droga è un tema caro al mondo Maga. Sul piano internazionale, invece, si può dire che senza Maduro il Venezuela è un posto migliore. Il mondo, con un dittatore in meno, è un posto migliore.

Si possono poi individuare alcuni elementi di novità nelle parole del commander-in-chief. Trump ha posto da mesi la lotta al narcotraffico al centro del suo second term, vale per il fentanyl di origini cinesi raffinato in Messico, vale per la cocaina in arrivo dal Venezuela. Maduro, per gli Usa, è a capo del Cartello dei Soli, classificata dal Dipartimento di Stato come organizzazione terroristica straniera. Non a caso, nella conferenza stampa dopo la destituzione di Maduro Trump ha mandato messaggi espliciti ai presidenti di Colombia e Messico: potreste essere “the next ones”. La versione contemporanea della dottrina Monroe – il Sud America come “cortile di casa” – si caratterizza per il singolare attivismo americano: Trump dice, a chiare lettere, che saranno gli Usa a guidare la transizione del Venezuela. Washington rivendica il diritto di “gestire” il Paese, in accordo con le istituzioni locali, a partire da quelle militari, e con un nuovo ruolo per le imprese americane, da tempo estromesse dalle grandi partite energetiche a favore di Russia e Cina. Con Maduro dunque si chiude l’epoca chavista, ed è un bene per i venezuelani e per il mondo intero, ma si apre anche una fase nuova di attivismo Usa nel continente centro e sud americano, con conseguenze imprevedibili. Le sfere di influenza di Cina e Russia si ridefiniscono in uno scambio che prevede certamente delle contropartite: vale per Mosca a Kiev, vale per Pechino a Taiwan. Vedremo con quali esiti.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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