Monica Giandotti: “La notizia non è uno show”

monica giandotti

Monica Giandotti giornalista e conduttrice televisiva, oggi alla guida di Tg2 Post, è un volto di punta dell’informazione Rai in prima serata.

Nel panorama televisivo contemporaneo, molti programmi trasformano il confronto in duello e spettacolo, alimentando un clima da ‘tifo’ che spesso sacrifica la credibilità dell’informazione. Le discussioni si accendono come in un’arena, i toni si alzano e le polemiche soppiantano le argomentazioni. L’informazione non dovrebbe intrattenere, ma orientare, per questo la sfida di oggi è più urgente che mai: restituire ai fatti la loro centralità. A ricordarlo è Monica Giandotti, giornalista e conduttrice televisiva, oggi alla guida di Tg2 Post, la striscia di approfondimento in onda subito dopo il Tg2 delle 20.30. Fin da giovanissima, racconta, avvertiva una naturale propensione per la scrittura e per l’osservazione del mondo. Dopo il diploma rincorre da subito il sogno, iniziando dalle emittenti locali romane, dove realizza i suoi primi servizi sportivi. Oggi è uno dei volti dell’informazione Rai in prima serata.

Il suo approccio è rimasto lo stesso: essenzialità, rigore e un’etica professionale che mette i fatti davanti alle opinioni. “Questo è ciò che cerco di fare ogni giorno”, spiega. “Da una notizia provo a generare confronti che aiutino chi ci guarda a capire meglio quello che accade. L’obiettivo è stimolare un pensiero critico, aperto, pronto ad arricchirsi e – quando serve – anche a cambiare”. Cosa l’ha spinta a scegliere questo mestiere? La voglia di stare dove le cose succedono. Capire e ricostruire l’origine di un fatto, interpretare un processo, guardare da vicino le cose, parlare con le persone. In una parola? Curiosità.

Nessun percorso professionale si costruisce da solo, soprattutto in un mestiere come il giornalismo, dove lo sguardo e la sensibilità si affinano anche grazie ad incontri fortuiti. Nella carriera di Monica Giandotti, un ruolo determinante lo ha avuto Antonio Preziosi, direttore del Tg2, che ha riconosciuto in lei la capacità di coniugare rigore e chiarezza, affidandole la conduzione di Tg2 Post, trasmissione di approfondimento che, in circa mezz’ora, restituisce una lettura ragionata dei principali temi politici, economici e internazionali, con ospiti selezionati e confronti che puntano più alla comprensione che al conflitto.

È un banco di prova che richiede attenzione, aggiornamento continuo e una forte capacità di mediazione, perché ogni sera l’attualità cambia direzione e va interpretata con lucidità. Una sorta di ‘seconda pagina’ del telegiornale, ma con il ritmo del talk e l’autorevolezza di un’analisi editoriale. Un format che riflette la cifra professionale di Giandotti: misurata, incisiva, mai sopra le righe.

Monica Giandotti è oggi una delle figure femminili più riconoscibili del giornalismo televisivo italiano, un settore che negli ultimi anni ha compiuto passi avanti importanti, ma che continua a mostrare squilibri strutturali, sia nella rappresentanza sia nell’accesso ai ruoli decisionali. La sua esperienza personale, però, racconta anche un’altra faccia della professione: quella delle donne che hanno saputo aprire nuove strade. “Ho avuto la fortuna di incontrare molte giornaliste forti, indipendenti e determinate”, racconta, “professioniste che sono riuscite a farsi spazio in un settore spesso competitivo, diventando esempi e punti di riferimento per chi è venuta dopo”.

Alcune di queste colleghe sono diventate per lei amiche e compagne di viaggio, testimonianza che il talento femminile, quando trova spazio, non solo cresce, ma trascina con sé altre possibilità. Nonostante ciò, Giandotti non nasconde che il cammino verso la parità di genere sia ancora lungo. Le distanze salariali, la scarsa presenza femminile ai vertici editoriali e i doppi standard nella percezione pubblica sono questioni ancora aperte. “La buona notizia”, dice, “è che ciascuna di noi può contribuire a velocizzare questo percorso”.

Quando le luci dello studio si accendono, non esistono copioni rigidi. “Mi immagino come una telespettatrice che accende la tv”, racconta Giandotti. Ogni puntata inizia con una serie di domande semplici, ma decisive: di cosa parliamo, perché lo facciamo, quali strumenti stiamo offrendo a chi ci guarda? È un approccio che rivela il senso più profondo del suo modo di fare televisione: non un’intervista automatica, non un talk costruito sull’urgenza della polemica, ma un tentativo costante di informare il pubblico alle prese con un flusso di notizie sempre più accelerato. “I social hanno cambiato il modo in cui percepiamo la realtà”, spiega. “Hanno sostituito la conoscenza con la reazione”.

Ed è in questo contesto che la televisione, se fatta con rigore, può ancora rappresentare un ancoraggio. La sfida è ristabilire un legame di fiducia, restituire valore alla verità, riportare al centro la responsabilità di chi comunica. Non è un compito semplice, ma è quello che ogni sera guida il suo lavoro in onda.

Nella televisione di oggi, dove il confine tra approfondimento e spettacolo si è fatto sottile, essere una voce credibile è cruciale. “Il compito del giornalista è rimanere un punto fermo. La notizia non è uno show. Non dobbiamo cedere alla fretta, al clamore, alla polarizzazione. La realtà è complessa e non può essere ridotta alla contrapposizione di due tesi opposte”. Negli anni a venire l’intelligenza artificiale sarà un attore centrale in questa battaglia. Strumenti sempre più accessibili permettono di generare testi, immagini e video (quasi) indistinguibili dal reale, alimentando una disinformazione capace non solo di diffondersi più rapidamente, ma anche di apparire credibile.

“L’AI amplifica tutto”, osserva Giandotti. “Nel bene e nel male. Può aiutare le redazioni a verificare più velocemente i dati, ma può anche creare una realtà parallela dove la verità diventa negoziabile”.

Il punto critico è la velocità: i contenuti sintetici viaggiano molto più rapidamente della possibilità di smentirli. Per questo sarà necessario lavorare su più piani: dallo sviluppo di tecnologie in grado di riconoscere manipolazioni e contenuti artificiali, alla trasparenza degli algoritmi, fino a una educazione digitale che renda il pubblico più capace di interrogare le notizie, non solo di consumarle.

La televisione ha ancora un ruolo centrale nell’informazione? Per la conduttrice televisiva la risposta è sì. “Nonostante la moltiplicazione delle piattaforme, conserva una forza narrativa unica e una capacità di coinvolgimento che pochi altri mezzi hanno. Il digitale, però, non è un antagonista: è un alleato. Se la tv saprà integrarsi con il linguaggio e la rapidità del digitale, potrà continuare a essere un punto di riferimento autorevole, e allo stesso tempo più vicino alle nuove generazioni”.

Contrastare le fake news sarà fondamentale, ma secondo Giandotti la sfida principale è un’altra: “Riaccendere la curiosità. Far riscoprire alle persone il piacere di un’informazione onesta, utile, che aiuti a leggere il mondo con occhi consapevoli”. E ai giovani che sognano questo mestiere consiglia di “non smettere mai di cercare. Di dubitare, di approfondire, di ascoltare. Di fare di ogni notizia un pensiero, non uno slogan. E di raccontarla con parole semplici, perché solo ciò che è chiaro arriva davvero lontano”.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

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