Accesso, sostenibilità e fiducia: come Sandoz Italia cerca garantire che la cura diventi davvero un diritto per tutti.
Francesca Romana Ramundo, alla guida di Sandoz Italia da giugno, parla delle sfide del settore farmaceutico, dell’importanza dei farmaci equivalenti e biosimilari e di come costruire team inclusivi in un contesto in evoluzione.
Lei è alla guida di Sandoz Italia da giugno. Quali sono state le priorità di questi primi mesi?
Essere alla guida di Sandoz in Italia è per me motivo di orgoglio e responsabilità. In questi primi mesi ho dedicato tempo a incontrare le persone e i team per comprendere a fondo le dinamiche interne e le opportunità di crescita, con l’obiettivo di rafforzare il nostro posizionamento nel rendere l’accesso alle cure più equo e sostenibile, in linea con la missione globale di Sandoz.
Stiamo inoltre lavorando alla definizione di un piano strategico che massimizzi il valore del nostro portafoglio di farmaci equivalenti e biosimilari, pilastri fondamentali per la sostenibilità del sistema sanitario e per un accesso sempre più esteso alle cure.
Il suo ritorno in Sandoz arriva dopo un’esperienza significativa in Novartis. Che cosa porta con sé da quel percorso e come sta orientando il suo approccio attuale?
Grazie alla mia esperienza precedente, ho compreso appieno l’importanza di mettere al primo posto i bisogni delle persone. Ho maturato competenze in ambiti complessi come l’oncologia e la medicina cardio-metabolica. Uno dei temi principali di questi anni riguarda il miglioramento dell’aderenza alle cure, che ne garantisce l’efficacia e può consentire, se necessario, un approccio terapeutico addizionale con impiego di farmaci innovativi.
Sandoz svolge un ruolo strategico dal momento che consente un accesso ampio e sostenibile ai farmaci di base, con prospettive virtuose di sostenibilità. Il mio impegno è riuscire a coniugare al meglio questi principi, per trasformare la nostra missione in risultati concreti. Si pensi che nel 2024, Sandoz Italia ha distribuito oltre 19 milioni di trattamenti e generato un risparmio di oltre 700 mln per il servizio sanitario nazionale.
L’accesso ai farmaci equivalenti e biosimilari è spesso indicato come leva fondamentale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Quali sono, a suo avviso, i principali ostacoli ancora da superare?
Le principali barriere sono culturali: conoscenza, consapevolezza e fiducia. Serve un dialogo più aperto e strutturato tra istituzioni, clinici e industria per valorizzare il potenziale dei farmaci equivalenti. I farmaci off-patent sono una leva imprescindibile per garantire sostenibilità e universalismo, creare alleanze utili a promuovere una comunicazione chiara, generare benefici concreti per il sistema paese.
Sandoz si impegna come facilitatore di questo processo, perché questi prodotti rappresentano circa l’80% dei volumi di farmaci adottati al mondo. In Italia invece lo scenario è diverso: mentre l’utilizzo dei biosimilari supera il 70% nel mercato di riferimento, segno di una fiducia crescente, l’adozione dei farmaci equivalenti in farmacia rimane limitata al 32%, secondo un Report di Egualia.
Il settore farmaceutico, soprattutto ai livelli di vertice, è ancora in prevalenza maschile. Quali valori considera essenziali per costruire team inclusivi e capaci di incidere?
Il settore farmaceutico è più virtuoso rispetto ad altri comparti industriali: in Italia le donne rappresentano circa il 45% della forza lavoro e il 47% dei ruoli manageriali, con una crescita costante negli ultimi anni. Tuttavia, ai livelli di vertice la presenza femminile resta minoritaria e il divario retributivo è ancora il tema più urgente da affrontare.
Credo sia essenziale la capacità di creare le condizioni necessarie alla valorizzazione di ciascun individuo, sviluppando programmi che ne facilitino l’inserimento e l’espressione lungo tutto il suo percorso personale e professionale.
Questo è l’obiettivo che ci poniamo in Sandoz; ne sono un esempio il nostro esteso piano di welfare, che include anche una policy di congedo parentale paritaria per entrambi i genitori, la collaborazione internazionale con il network Healthcare Business Association, con l’obiettivo di favorire il confronto e il dialogo delle future generazioni di leader al femminile.
Quando si parla di innovazione si pensa sempre al farmaco, ma c’è innovazione anche nei modelli organizzativi. Dove ritiene che l’Italia possa fare un salto di qualità?
Il modello del Servizio sanitario in Italia sta evolvendo e la direzione è quella di un maggior ruolo della medicina di territorio nella presa in carico di pazienti affetti da patologie croniche. Questo principio, che favorisce una riduzione della pressione gestionale sull’ospedale, richiede tuttavia un forte potenziamento nel territorio con la creazione di strutture sanitarie territoriali.
È evidente che ciò richiederà un adattamento dell’organizzazione non soltanto in termini organizzativi, ma di tutte le competenze necessarie a incontrare i bisogni di tutti. Le organizzazioni di successo sono quelle in grado di adottare modelli flessibili, capaci di cogliere tutti gli spunti che l’ambiente esterno offre e di abbracciare il cambiamento.
Questo approccio è fortemente pronunciato in Sandoz, dove crediamo estremamente nel valore delle persone, sulle quali ci impegniamo ad investire in formazione continua e percorsi di crescita.
La produzione di principi attivi è ancora fortemente concentrata in Asia. L’Europa rischia di trovarsi in posizione di dipendenza? Quali leve considera realistiche per rafforzare la sua autonomia industriale nel farmaceutico?
Il rischio di dipendenza esiste, ma l’Europa sta reagendo con iniziative concrete come il Critical Medicines Act, che punta a rafforzare la produzione europea di farmaci essenziali. Le tensioni globali degli ultimi anni hanno reso evidente la necessità di catene di fornitura più resilienti e di una maggiore autonomia industriale.
In questo contesto, Sandoz è già posizionata con una rete produttiva forte in Europa: il nostro sito di Kundl, in Austria, è l’ultima grande struttura completamente integrata per la produzione di penicillina nel continente. Solo negli ultimi anni abbiamo investito 250 mln di euro per preservare ed incrementare questa capacità.
Quale ruolo può giocare l’Italia nella strategia globale di Sandoz e come immagina l’azienda nei prossimi anni?
L’Italia è un mercato strategico per Sandoz, con ampi margini di crescita: il nostro Paese ha un potenziale enorme per liberare risorse e garantire accesso equo e sostenibile alle cure per tutti. Il nostro obiettivo è contribuire al consolidamento della leadership globale di Sandoz facendo leva su queste opportunità e su un contesto che dispone di competenze, infrastrutture e una forte vocazione alla sostenibilità.
Vedo Sandoz come un leader che non si limita a competere, ma influenza positivamente il mercato e il sistema salute. I nostri obiettivi sono guidare con integrità, innovare con coraggio e agire per rendere la cura un diritto di tutti.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

