Davos si prepara ad accogliere il World Economic Forum in un clima di forte incertezza globale, con lo sguardo fisso sugli Stati Uniti e su Donald Trump. Il presidente americano arriverà con una delegazione di cinque ministri, una presenza che condiziona già strategie e aspettative. L’imprevedibilità della sua agenda economica e geopolitica rende complicato delineare scenari affidabili sulle prospettive globali e sposta l’attenzione dai temi tradizionali del Forum.
Il “fattore Trump” domina il Forum di Davos
Lo scorso anno Trump si collegò in video poche ore dopo l’inaugurazione, catturando l’attenzione della platea e relegando gli altri leader mondiali a ruoli di ascolto. In quel momento emerse come buona parte del mondo degli affari fosse pronta a riallinearsi, promettendo investimenti miliardari e accantonando per necessità, convinzione o prudenza gli impegni su clima, sostenibilità e inclusione. Anche quest’anno, questi temi sembrano scivolare in secondo piano.
Prospettive globali sempre più incerte
Secondo il Rapporto sui Rischi Globali 2026 del World Economic Forum, pubblicato alla vigilia del Forum di Davos, la metà degli esperti prevede un mondo “turbolento o tempestoso” nei prossimi due anni, in aumento di 14 punti rispetto allo scorso anno. Un ulteriore 40% si attende scenari instabili, mentre solo il 9% intravede stabilità e l’1% calma. Guardando al prossimo decennio, il 57% prevede forti turbolenze e appena il 10% un contesto stabile. Børge Brende, presidente e CEO del WEF, sottolinea che il Forum resta essenziale per costruire ponti tra rischi e opportunità e per favorire la cooperazione.
Geo-economia, conflitti e instabilità finanziaria
Il confronto geo-economico guida i rischi a breve termine, con il 18% degli intervistati che lo indica come il fattore più probabile di crisi globale nel 2026. Seguono i conflitti armati, che minacciano catene di approvvigionamento, stabilità economica e cooperazione internazionale. Nel lungo periodo, il 68% degli esperti prevede un ordine mondiale multipolare o frammentato. Crescono le preoccupazioni per recessione, inflazione e possibili bolle speculative, in un contesto di debito crescente e tensioni geo-economiche.
Tecnologia, società e rischi emergenti
La disinformazione rimane tra i principali rischi a breve termine, mentre l’insicurezza informatica resta significativa. Gli esiti negativi dell’AI mostrano la traiettoria più rapida, con impatti su lavoro, società e sicurezza. Crescono anche le preoccupazioni per polarizzazione sociale e disuguaglianza, indicata per il secondo anno consecutivo come il rischio più interconnesso. I rischi ambientali arretrano nelle previsioni biennali, spinti dall’urgenza dei temi geopolitici ed economici, ma restano rilevanti per il medio-lungo termine.
In questo contesto, Davos apre i lavori in un mondo sempre più frammentato e imprevedibile, dove l’agenda globale è condizionata dalla presenza di Washington e dalla capacità di Trump di ridisegnare priorità ed equilibri in tempi rapidi. Il Forum si trova a mediare tra rischio e cooperazione, cercando di costruire ponti in un panorama dove fare previsioni è diventato un esercizio sempre più complesso.

