Perché sono pazza di Elon Musk (nonostante tutto e nonostante lui)

elon musk

Confesso: sono pazza di Elon Musk. E nulla scalfisce il mio sentimento: neanche quando prende a male parole il commander-in-chief Donald Trump, o quando appare, all’evidenza, poco presente a se stesso. Elon Musk è il supremo, il personaggio più controverso e affascinante dei tempi modesti che viviamo. Non c’è più Leonardo da Vinci, c’è Elon Musk. E Elon Musk è vent’anni davanti a tutti. Con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti (più umani che imprenditoriali), Musk resta un genio assoluto, la personalità più strabiliante e innovativa della nostra epoca. Ha fatto infuriare persino Trump, un altro cavallo indomabile, eppure di Musk colpiscono il talento e la capacità di guardare oltre.

Di immaginare la “civiltà multiplanetaria”, il futuro su Marte, i data center collocati in orbita, i satelliti nello spazio quando noi, umili cittadini del Vecchio Continente, cianciavamo ancora di parabole e 4G. La fusione tra SpaceX, gigante mondiale dell’industria spaziale, e xAI (l’impresa specializzata in intelligenza artificiale e social network con l’ex Twitter) ha l’obiettivo di creare un “motore di innovazione verticale e integrato”; se funziona, risolverà il problema che nessuno, ad oggi, è in grado di risolvere: il fabbisogno di approvvigionamento energetico dei data center. L’accelerazione di Musk serve a sfidare le due principali aziende competitor, Google e OpenAi del detestato Sam Altman (oggi nelle grazie di Trump più del tycoon di origine sudafricana).

Alla nuova creatura imprenditoriale di Musk è attribuito un valore di circa 1.250 miliardi dollari (più della metà del Pil italiano). Si tratta, in altre parole, dell’impresa privata (non quotata) di maggior valore mai esistita al mondo. Secondo indiscrezioni in parte confermate da Musk, l’Ipo potrebbe arrivare già a luglio puntando a raccogliere sul mercato 50 miliardi di dollari: sarebbe anche questo un record planetario (nel 2019 la saudita Aramco raccolse 29 miliardi). Il che conferma l’eccezionalità della figura di Musk, quel Musk-pensiero che ce lo rende irresistibile, perché tutto, nell’universo muskiano, appare abnorme, gigantesco, senza limiti, extra ordinem (fuori dall’ordinario).

Non esiste un contemporaneo vivente con una visionarietà paragonabile a quella di Musk, un cinquantaquattrenne che si è fatto da solo, senza padrini né ascendenti particolarmente prestigiosi, anzi venuto su in un contesto difficile da immigrato figlio di genitori separati, un giovane intraprendente che, tra alti e bassi, qualche successo e molti fallimenti, ha saputo vedere le opportunità dei pagamenti a distanza prima degli altri (con Paypal), il potere dell’auto elettrica prima degli altri, le spedizioni nello spazio pure, le connessioni neurali manco a dirlo.

Oggi la Nasa, senza la tecnologia di SpaceX, subirebbe un drastico rallentamento nei programmi Artemis (il ritorno sulla Luna) e ISS (la Stazione spaziale internazionale), dipendendo da vettori più costosi e meno frequenti. Le capacità di trasporto equipaggio e carico verrebbero drasticamente ridotte, ritardando l’esplorazione spaziale umana. Tesla, per quanto sussidiata negli anni dall’amministrazione Usa, e oggi superata dalla cinese Byd per volume di vendite annuali di auto elettriche pure, resta l’unica grande realtà occidentale nel campo dell’elettrificazione dell’automotive.

A rendercelo ancora più simpatico ci sono poi le uscite sopra le righe che denotano uno spirito autenticamente “libertarian”: per esempio, quando se la prende con il premier spagnolo Pedro Sanchez per la legge che vieta l’uso dei social agli under 16 (“sporco, è un tiranno e un traditore”, la tocca piano insomma). O quando protesta contro l’ennesima iniziativa giudiziaria contro le sue aziende in quella Europa che tanto lo affascina per storia e tradizione quanto lo ripugna per una deriva burocratica e immigrazionista. “È un atto politicizzato dei giudici francese – ha tuonato nelle ultimissime ore su X, in seguito alla perquisizione della sede di X a Parigi nell’ambito di un’inchiesta contro il cybercrimine – È un atto giudiziario abusivo, volto a raggiungere obiettivi politici illegittimi, anziché promuovere una più equa applicazione della legge”.

È sempre il solito copione: Musk contro tutti, come un don Chisciotte del Ventunesimo secolo. Il super io che sfida i dogmi del momento, le istituzioni intoccabili, le certezze inscalfibili. Per Musk ogni limite esiste soltanto per essere superato. A volte gli riesce, a volte meno. Ma è sempre uno spettacolo che toglie il fiato.

Poste Italiane Dic 25

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