Per la quinta volta consecutiva la Bce non tocca i tassi e apre il 2026 lasciandoli dove sono. I mercati si aspettano che questa decisione si ripeta più volte nel corso dell’anno.
I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno al 2%, al 2,15% e al 2,40%.
La valutazione di Francoforte conferma che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine e che l’economia continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. “Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita. Al tempo stesso, le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche in atto a livello mondiale”, si legge nel comunicato della banca centrale europea.
I mercati si aspettano che Francoforte si prenda una lunga pausa dagli interventi sui tassi, che se ci saranno saranno molto contenuti. Dopo un 2026 di immobilità, alcuni si aspettano che la Bce torni ad alzarli nel 2027, spiega Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac.
Il Consiglio direttivo ripete anche in questa riunione che continuerà a seguire “un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.
La dinamica mutui
Secondo un’analisi di Facile.it, nell’ultimo anno i mutui sono aumentati notevolmente e potrebbero continuare a crescere nei prossimi mesi. “L’IRS a 25 anni, riferimento per i mutui fissi, è salito di 80 punti base in un anno, arrivando al 3,2%. Considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, questa differenza si traduce in un aumento medio della rata di circa 50 euro al mese (vale a dire 15.000 euro in più di interessi per tutta la durata del finanziamento)”.
I tassi variabili, invece, sono calati – e dovrebbero restare stabili per il 2026, spiegano da Facile.it – tornando ad essere l’opzione più conveniente sul mercato; nonostante questo, a gennaio 2026 il 91% delle richieste di mutuo era indirizzata verso il tasso fisso. In aumento la quota di chi opta per il variabile che, pur restando minoritaria, è passata in un anno dall’1% al 9%.

