Unicredit, ai soci 30 mld di euro in 3 anni mentre l’utile vola

andrea orcel unicredit

A Piazza Affari vola il titolo Unicredit spinto dai 30 mld promessi ai soci nei prossimi tre anni e dai conti presentati dall’Ad Andrea Orcel. Che spiega che il piano della banca (Unicredit Unlimited), da solo, valga più di qualsiasi risiko bancario.

In sostanza tra i risultati si registrano crescita e redditività da record, 10,6 miliardi di utile netto (+14%) un RoTE (il return on tangible equity che misura quanto rendono gli asset tangibili di una banca) del 19,2%, “segnando 20 trimestri consecutivi di crescita redditizia e in grado di generare capitale, e superando le nostre stesse aspettative”, dice l’Ad di Unicredit.

Questo risultato, spiega, “è stato ottenuto nonostante oneri straordinari per 1,4 miliardi di euro nell’anno, anticipati per rafforzare ulteriormente la traiettoria di medio periodo”, conclude.

Ai mercati piacciono anche le previsioni sul futuro della banca e i piani sulla remunerazione ai soci: Unicredit punta a distribuzioni totali cumulate pari a circa 30 miliardi di euro nei prossimi tre anni e a circa 50 miliardi nei prossimi cinque anni, con eventuali distribuzioni aggiuntive valutate di anno in anno in funzione del capitale in eccesso.

I conti Unicredit

Ecco i numeri principali dei risultati presentati dalla banca:

  • Le previsioni: Unicredit prevede anche ricavi netti nel 2026 superiori a 25 miliardi, in aumento del 5%, per costi uguali o inferiori a 9,4 miliardi di euro, in calo del 1%, e un utile netto pari a circa 11 miliardi di euro con un RoTE superiore al 20%. La banca prevede un utile netto di circa 13 miliardi nel 2028. Il Gruppo punta poi a incrementare i ricavi a circa 27,5 miliardi nel 2028.
  • Oltre all’utile netto pari a 10,6 miliardi di euro, in aumento del 14% su base annua, si registrano ricavi netti a 23,9 miliardi di euro, in lieve flessione dell’1,4% rispetto al 2024.
  • Il margine di interesse è sceso del 4,3% a 13,7 miliardi, risentendo del calo dei tassi, ma mostrando una buona resilienza grazie alla crescita dei prestiti nei segmenti più redditizi, all’aumento dei depositi della clientela e a una gestione disciplinata del pass-through, che si è attestato in media intorno al 31%.
  • Commissioni e risultato netto della gestione assicurativa hanno contribuito per 8,7 miliardi, mentre le rettifiche su crediti si sono mantenute contenute a 0,7 miliardi.
  • Sul fronte patrimoniale, Unicredit ha chiuso l’anno con un CET1 ratio del 14,7%, confermando una solida posizione di capitale.
  • La banca ha inoltre annunciato una distribuzione complessiva agli azionisti pari a 9,5 miliardi di euro, di cui 4,75 miliardi sotto forma di dividendi. “Abbiamo concluso l’anno con una distribuzione tra le migliori del settore e con un’efficienza operativa pari al 38%”, ha sottolineato l’amministratore delegato Andrea Orcel.

Merger e acquisizioni: la cautela di Orcel

“Riteniamo che al momento giusto, se le condizioni saranno favorevoli, tutto avverrà nel modo giusto”, ha detto Orcel in un’intervista a Cnbc parlando del dossier Commerzbank. “Se così non fosse, abbiamo molto altro da fare”. E ancora: “Riteniamo che ci sia molto valore da creare per le banche di altri mercati che decidono di unirsi al nostro percorso, per espandere ciò che stiamo facendo. E saranno gli azionisti a decidere di farlo. A condizioni vantaggiose per i nostri azionisti, procederemo”, conclude.

Tra le voci di operazioni c’è anche un’acquisizione totale di Alpha Bank, con Orcel che si limita a dire che “c’è una forte collaborazione, per ora rimane così. Abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione con Alpha. Penso che ogni volta che vado in Grecia, sia un piacere vedere quanto generano per noi e quanto noi generiamo per loro. Funziona”.

Al di là di qualsiasi operazione, Orcel è convinto che il suo piano, Unicredit Unlocked, “può sbloccare molto più valore di qualsiasi fusione o acquisizione. Ora, nella nuova versione, stiamo dicendo che Unicredit Unlimited può generare molto più valore di una fusione o acquisizione. È vero – spiega Orcel – che l’Europa richiede più fusioni e acquisizioni, in ogni mercato, ma in particolare a livello transfrontaliero. E noi abbiamo più opzioni di chiunque altro. Siamo presenti in 13 mercati, il che significa 13 mercati di opzioni”.

“Raddoppieremo gli sforzi per la trasformazione”, sottolinea, e “il raddoppio degli sforzi per la trasformazione è legato a ciò che sta accadendo intorno a noi, alla tecnologia, all’intelligenza artificiale e alla capacità di diventare più produttivi”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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