Per mesi, l’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, ha avvertito chiunque fosse disposto ad ascoltarlo che la transizione verso i veicoli elettrici stava per andare a sbattere contro un muro, a partire da settembre, quando aveva previsto che la scadenza dei crediti d’imposta federali avrebbe dimezzato il mercato degli EV. Secondo Farley, gli EV sarebbero rimasti un’“industria vitale”, ma destinata a diventare “più piccola, molto più piccola di quanto pensassimo”.
Il punto di svolta è stato quello che Farley ha definito un “game changer”: la fine dell’incentivo federale da 7.500 dollari per i consumatori, che a suo avviso avrebbe ridotto le vendite di EV negli Stati Uniti al 5% del mercato, dall’attuale livello di circa il 10%-12%. (Secondo JD Power, a gennaio gli EV rappresentavano il 6,6% delle nuove vendite al dettaglio, a conferma che il quadro complessivo è molto vicino a quanto previsto da Farley).
Martedì, durante la call sui risultati del quarto trimestre di Ford, Farley ha presentato la conferma delle sue previsioni da parte dello storico costruttore di Detroit: una perdita operativa di 4,8 miliardi di dollari per la divisione di veicoli elettrici Model E. La direttrice finanziaria Sherry House ha confermato che l’emorragia non si fermerà qui. L’azienda prevede infatti che l’unità perderà altri 4-4,5 miliardi di dollari nel 2026, con il pareggio rinviato al 2029.
“Il cliente ha parlato. Questo è il succo della questione”, ha detto Farley agli investitori, convalidando le sue stesse fosche previsioni con un bilancio che mostra il costo elevato di una correzione di mercato che aveva visto arrivare. Segno che Farley aveva preparato bene il mercato a questo momento, il titolo Ford è salito di oltre il 27% negli ultimi sei mesi.
Profezia compiuta
In risposta a quello che definisce il “duty cycle” del consumatore – una sintesi di come, dove e per quale scopo un veicolo viene utilizzato, concetto che Farley usa da anni – martedì ha dichiarato la fine dell’era dei veicoli elettrici costruiti esclusivamente per rispettare i target normativi. “In Ford non costruiamo solo veicoli di conformità”, ha affermato.
Il costruttore sta invece virando verso la “fascia di mercato ad alto volume e prezzi accessibili”, puntando in particolare alla fascia di prezzo tra i 30.000 e i 35.000 dollari, dove – osserva Farley – gli EV “hanno continuato a prosperare in America” anche senza sussidi. Questa strategia si pone in netto contrasto con la precedente corsa del settore verso pick-up e SUV elettrici da 75.000 dollari, prodotti che Farley aveva già definito “interessanti” per i clienti, ma troppo costosi.
La svolta, tuttavia, ha un prezzo elevato. Ford prevede di registrare circa 7 miliardi di dollari di oneri straordinari tra il 2026 e il 2027, legati all’abbandono della vecchia strategia sugli EV e alla dismissione di asset non più coerenti con la nuova roadmap. Nel dicembre 2025, Farley aveva annunciato una svalutazione da 19,5 miliardi di dollari nell’ambito del cambio di rotta sull’elettrico.
Secondo JD Power, a gennaio “le pressioni sull’accessibilità restano significative” nel mercato dell’auto, con la rata media mensile di finanziamento salita a 760 dollari, 24 dollari in più rispetto a un anno prima. “Le vendite retail di EV restano depresse, poiché i prezzi di transazione aumentano a causa della combinazione tra l’eliminazione dei crediti federali e la riduzione degli incentivi da parte dei produttori”.
Le vecchie abitudini pagano i conti
Mentre la divisione EV affronta questa dolorosa ristrutturazione, Ford fa leva sui suoi punti di forza tradizionali per restare profittevole. La divisione commerciale, Ford Pro, ha generato 6,8 miliardi di dollari di Ebit nell’anno, di fatto compensando le perdite dell’elettrico.
Farley ha inoltre sottolineato la crescente preferenza dei consumatori per la “parziale elettrificazione”, una tendenza che aveva individuato per tempo, osservando come gli americani si stessero “innamorando” degli ibridi più che degli EV puri. Durante la call ha riferito che gli allestimenti off-road ad alte prestazioni e gli ibridi rappresentano ormai oltre il 20% del mix di vendite negli Stati Uniti, offrendo una “enorme capacità di generare utili” per finanziare il futuro dell’azienda.
Un contesto di ‘reset’
La call sui risultati ha messo in evidenza anche la volatilità dell’attuale contesto politico, che Farley in passato ha affrontato chiedendo maggiore coerenza. Ha riconosciuto una “partnership con l’amministrazione” e un “reset degli standard sulle emissioni” come fattori chiave per il 2026. Restano però un’incognita le barriere commerciali: nel quarto trimestre l’azienda ha subito un impatto inatteso di 1 miliardo di dollari a causa di una “modifica imprevista e tardiva dei crediti tariffari per i componenti auto”, complicando ulteriormente il quadro finanziario.
Per Farley, i risultati del 2025 rappresentano una conferma della sua prudenza. La corsa all’oro iniziale degli EV è finita, sostituita da un mercato più piccolo e più duro, che richiede accessibilità più che idealismo. Come ha concluso in call: “I clienti, nel loro duty cycle, hanno parlato”.
L’articolo originale è su Fortune.com
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