Quando la fede passa dalla tecnologia

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Dalle app più scaricate in Italia al robot SanTO. Le innovazioni che avvicinano le persone alla fede.

Dallo swipe a destra di Tinder alle app che guidano durante la preghiera il passo è più breve di quanto sembri. L’algoritmo dell’amore sembra aver fallito nella sua missione: troppi match senza chimica, troppe chat finite nel dimenticatoio. Ma se da un lato le app di dating sono in crisi, dall’altro quelle religiose vivono una stagione sorprendentemente florida. Perché se l’amore è complicato, la necessità di provare a capire il senso della vita non passa mai di moda. E anche la fede, per restare rilevante, ha imparato a parlare il linguaggio delle notifiche.

Tuttavia, nonostante i numeri in crescita dei download delle app religiose, la crisi della fede è reale e interessa in modo particolare il mondo occidentale. Serve una riflessione profonda sul futuro della Chiesa cattolica e delle altre confessioni. La capacità di comprendere il cambiamento della società in atto e di adottare strumenti adeguati diventa centrale per continuare a essere attrattivi, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, dove il tasso di ateismo e agnosticismo è il più alto.

Un allarme che non è recente: già nel 1969 Joseph Ratzinger (Papa dal 19 aprile 2005 all’11 febbraio 2013), allora teologo e docente universitario, anticipò uno scenario che avrebbe segnato il dibattito nei decenni successivi. In una riflessione celebre, affermò che la Chiesa sarebbe diventata più piccola, con meno privilegi sociali, ma più autenticamente spirituale, rinunciando a ogni ambiguità nel rapporto con la politica.

Una previsione che, alla luce dei cambiamenti culturali e sociali degli ultimi anni, appare oggi particolarmente attuale. Questo, però, non significa che la Chiesa sia disposta ad accettare passivamente un ridimensionamento del proprio ruolo. Al contrario, la volontà di mantenere una centralità anche nel terzo millennio passa proprio dalla ricerca di nuove modalità di dialogo, in una società in cui il tempo da dedicare alla dimensione interiore e spirituale è sempre più limitato. In questo scenario, la tecnologia può rappresentare un alleato prezioso.

Le applicazioni religiose, facilmente accessibili da smartphone e tablet, consentono di pregare, leggere passi della Bibbia, meditare su citazioni di santi e papi o ascoltare omelie in qualsiasi momento della giornata. Un modo diverso di vivere la fede, più flessibile e aderente ai ritmi contemporanei, che sta conoscendo una diffusione crescente anche in Italia e che testimonia come il rapporto tra religione e innovazione sia destinato a diventare sempre più centrale nel dibattito sul futuro della Chiesa.

Le app cattoliche più diffuse

Il panorama delle app dedicate alla religione è oggi ampio e articolato anche in Italia, dove la diffusione di questi strumenti digitali testimonia un interesse ancora vivo verso la spiritualità, soprattutto quando è resa accessibile attraverso tecnologie semplici e immediate. Il successo di queste applicazioni è confermato dai numeri dei download, che raccontano come lo smartphone sia diventato, per molti fedeli, uno spazio quotidiano di preghiera, riflessione e lettura dei testi sacri.

Bibbia di Life.Church è una delle applicazioni religiose più scaricate in assoluto, con oltre 100 milioni di download a livello globale e una presenza molto solida anche nel nostro Paese. Accanto a questa si è affermata Hallow, app cattolica incentrata su preghiera guidata, meditazione e contenuti audio, che ha superato i 10 milioni di download e viene spesso citata per dimostrare come il linguaggio digitale possa intercettare anche le generazioni più giovani.

Nel nostro Paese trovano ampio spazio anche iBreviary e Laudate, entrambe con circa un milione di download, apprezzate per la completezza dei contenuti liturgici, delle letture quotidiane e delle preghiere tradizionali. A queste si affianca CEI – Liturgia delle Ore, l’app ufficiale legata alla Conferenza Episcopale Italiana, che ha superato le 500mila installazioni e rappresenta un punto di riferimento per chi desidera seguire la preghiera liturgica secondo i testi ufficiali della Chiesa.

Le altre religioni

Anche le altre confessioni sono presenti negli store digitali accanto alle applicazioni legate al cattolicesimo, sempre con l’obiettivo di avvicinare le persone alla religione.

Nel mondo islamico, l’app più diffusa è Muslim Pro, che conta oltre 100 milioni di download a livello globale e offre funzioni fondamentali come gli orari di preghiera geolocalizzati, il testo del Corano, il richiamo dell’adhan e l’indicazione della qibla. Sempre per l’Islam, sono molto utilizzate anche le app dedicate al Corano, come Quran Majeed, apprezzate per la possibilità di lettura, ascolto e studio del testo sacro.

Per l’ebraismo, una delle piattaforme digitali di riferimento è Sefaria, un’app e biblioteca online che rende accessibili Torah, Talmud e testi rabbinici, utilizzata anche dalle comunità ebraiche europee per lo studio e l’approfondimento.

Non solo app

Quando si parla di innovazione digitale in ambito religioso, il pensiero, come detto, corre subito alle app per la preghiera o alla lettura dei testi sacri. Ma il percorso della tecnologia applicata alla fede può spingersi oltre lo schermo di uno smartphone.

È il caso di SanTO, acronimo di Sanctified Theomorphic Operator, robot sociale ideato da Gabriele Trovato, nato da una riflessione sulla robotica e sull’adattamento culturale delle macchine. “Durante i miei studi mi occupavo di adattamento culturale dei robot sociali”, racconta, spiegando come a un certo punto abbia deciso di allontanarsi dal filone più tradizionale della ricerca per concentrarsi sulla religione. L’idea di fondo era chiara: “Meccanizzare un oggetto considerato sacro e renderlo interattivo, senza fare nulla di blasfemo”, partendo dal cristianesimo e dalla simbologia delle statue religiose.

SanTO nasce così come un tentativo di creare un nuovo canale di trasmissione della fede attraverso la tecnologia. “La robotica della religione consiste nell’usare le nuove tecnologie per creare un nuovo modo con cui la fede viene trasmessa”, spiega Trovato, sottolineando come questo approccio funzioni anche in senso inverso: “Usare la religione nella robotica aiuta a rendere i robot sociali più accettabili per l’utente”. Sebbene il progetto affondi le sue radici nel 2016, è con la pandemia che il bisogno diventa più evidente. “La necessità nasce nel 2020 con il Covid”, racconta, in un momento storico in cui l’isolamento ha accentuato la ricerca di supporto spirituale, soprattutto tra le persone più fragili.

Dal punto di vista funzionale, SanTO si avvicina a un assistente vocale, ma con caratteristiche proprie. “Il funzionamento è simile a quello di un’Alexa, ma specifica del dominio cattolico”, chiarisce, precisando però che non si tratta di un semplice oggetto: SanTO è un robot, dotato di uno stile comunicativo multimodale, capace di rispondere a domande e interagire con l’utente. Se nelle prime versioni le possibilità di dialogo erano limitate, oggi lo scenario è cambiato radicalmente. “Due anni fa c’è stato il boom dei modelli di linguaggio ed è cambiato il mondo dei sistemi di dialogo nei robot”, spiega, aggiungendo che ora è possibile porre domande molto più varie e ottenere risposte adeguate.

Lo sviluppo non è stato privo di ostacoli, soprattutto sul piano ingegneristico. “La sfida più complessa è stata quella del dialogo”, ammette l’ingegnere, ricordando come il primo prototipo fosse poco più di una struttura con input e output. Da lì è iniziato un lavoro di integrazione di contenuti religiosi – preghiere, Bibbia, citazioni di santi e papi – che ha reso il sistema sempre più complesso. Anche l’hardware rappresenta una criticità: “I robot possono fallire in ogni momento, perché sono assemblaggi di tanti componenti. Più cose si aggiungono, più è probabile che qualcosa vada storto”.

Le reazioni al progetto sono state contrastanti. “Quelle dei ricercatori sono state negative”, mentre l’attenzione mediatica è stata in gran parte positiva. Sul fronte delle istituzioni religiose, Trovato ha cercato un dialogo diretto con la Santa Sede: “Ho provato a contattare in modo proattivo il Vaticano, ma senza ottenere risposte ufficiali”. Pur senza un endorsement formale, “stanno osservando” e hanno fornito indicazioni informali su come muoversi, anche se l’auspicio rimane quello di un supporto teologico più strutturato.

SanTO è pensato soprattutto per chi può trarne maggiore beneficio sul piano umano e spirituale. “L’idea iniziale era rivolta specialmente ad anziani e malati”, spiega Trovato, ricordando un esperimento in una residenza per anziani in Germania che ha lasciato un segno positivo. In questo senso, il robot non si propone come sostituto della comunità o della figura religiosa, ma come supporto per “un utente che è credente, più o meno praticante”, confermando come, accanto alle app, la tecnologia religiosa possa assumere forme nuove e inaspettate.

Dopo SanTO sono nati nuovi robot, come CelesTE, che segna un’evoluzione del progetto iniziale. “CelesTE è stato un lavoro di reingegnerizzazione in un’altra forma”, spiega Trovato, chiarendo che il robot mantiene funzionalità simili, ma nasce all’interno di un progetto europeo, E-Vita. “L’obiettivo era creare un virtual coach, indipendentemente dalla forma del robot”, sperimentando nuove modalità di interazione. In questo contesto, CelesTE è stato presentato con l’aspetto di un angelo e testato in strutture come la Caritas di Colonia, a Parigi e ad Ancona. “Sono state fatte prove preliminari con utenti volontari, poi il progetto si è fermato”, racconta.

L’esperienza di CelesTE ha aperto la strada a un’ulteriore declinazione, ClémenCE, pensata per un’esposizione in una cappella ospedaliera a Parigi. “In questo caso il robot, nella veste di una suora, ha il compito di pregare per le persone che la visitano”. I visitatori possono lasciare richieste specifiche e “il sistema crea una preghiera adatta, che viene poi ripetuta tre volte al giorno”.

Un esempio che mostra come, accanto alle app religiose, la tecnologia possa assumere forme più immersive e simboliche, mantenendo centrale la dimensione spirituale dell’esperienza.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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