Federica Boffa Pio racconta le sfide e i progetti futuri di Pio Cesare, cantina che rappresenta una garanzia di qualità ‘Made in Italy’.
Fondata nel 1881 nel cuore del centro storico di Alba, la cantina Pio Cesare rappresenta un punto di riferimento storico e culturale nel panorama vinicolo piemontese. Oggi, alla guida di questa realtà che ha attraversato oltre un secolo di storia, c’è la quinta generazione della famiglia: Federica Boffa Pio che a soli 27 anni, insieme a suo cugino Cesare Benvenuto, porta avanti con passione e responsabilità l’eredità di una tradizione radicata nel territorio. Con le sue parole e l’amore per il suo lavoro, ci ha aperto le porte di una delle cantine storiche del Piemonte.
Guidare un’azienda storica non è mai semplice.
Il passaggio generazionale non è avvenuto in modo naturale, ma è stato determinato dalla morte di mio padre nel 2021 a causa del Covid. Non sono l’unica rappresentante della quinta generazione: insieme a me c’è mio cugino, Cesare Benvenuto. Con lui abbiamo cercato di raccogliere il testimone. Eravamo relativamente preparati, perché lui lavora in azienda dal 2000 e ha affiancato mio padre per molti anni. Anche io sono nata e cresciuta all’interno dell’azienda e abito proprio sopra la cantina.
Tutte le generazioni hanno vissuto qui, in un contesto che noi abbiamo sempre definito ‘casa e bottega’. Dopo aver concluso la laurea triennale in economia, nel 2019 mi sono dedicata completamente all’azienda. Mio padre mi ha coinvolta fin da subito perché desiderava che entrassi in contatto con questo ambiente già in giovane età. Sono ormai passati cinque anni, volati in un attimo. Non è stato facile, ma ho avuto la fortuna di poter contare su un team solido e competente.
Qual è l’insegnamento più importante ricevuto dai suoi familiari?
Mio padre era un uomo profondamente piemontese: non amava la ribalta, nonostante la nostra cantina sia tra le più storiche del territorio. Mi ha sempre trasmesso l’idea di ‘non farsi vedere, ma lasciarsi vedere’: in altre parole, non mettersi in mostra, ma lasciare che siano gli altri a scoprirti. Un principio che vale sia per la qualità dei nostri vini sia per il modo in cui gestiamo la distribuzione e la comunicazione. E, soprattutto, mi ha insegnato a cercare sempre di migliorare.
Pio Cesare rappresenta oltre un secolo di storia. Cosa significa oggi custodire un’eredità così importante?
È sicuramente una grande responsabilità, sia nei confronti del territorio sia verso le persone che lavorano con noi, senza dimenticare il rispetto dovuto alle generazioni precedenti che hanno costruito l’azienda. Allo stesso tempo rappresenta una sfida che mi motiva ogni giorno, perché questo lavoro è anche passione.
Mantenere alta la qualità dei nostri vini è il nostro punto di riferimento: è ciò che ci permette di portare avanti la nostra storia e il nostro stile restando fedeli ai principi che ci guidano da sempre. Allo stesso tempo, spero di riuscire a dare anche un contributo personale.
In che modo si mantiene l’equilibrio tra tradizione produttiva e innovazione tecnologica?
La nostra azienda ha sempre cercato di mantenere un equilibrio tra tradizione e innovazione, preservando lo stile Pio Cesare in tutte le fasi produttive. Non considero la tradizione come una gabbia, ma come un punto di partenza: un patrimonio da cui partire per aprirsi al futuro. È fondamentale capire come migliorare ed essere pronti a sfruttare in modo intelligente le nuove tecnologie, senza perdere la propria identità.
Quali trasformazioni sta osservando nel territorio delle Langhe, tra cambiamento climatico e nuova viticoltura?
Il cambiamento climatico sta già avendo un impatto significativo e ne avrà uno ancora più forte in futuro. Sarà inevitabile adeguarsi. Questo fenomeno ha modificato in modo importante lo stile dei vini delle Langhe, ma dal nostro punto di vista il cambiamento è stato in parte positivo, nonostante le difficoltà che comporta.
Il prolungarsi delle estati e l’aumento delle temperature ci portano a vendemmiare in anticipo. Questo, però, non significa che abbiamo cambiato lo stile dei nostri vini. Continuiamo a mantenerne l’identità, adattando le pratiche per preservarne la qualità.
Nello specifico, quali pratiche sostenibili state adottando?
Circa dieci anni fa abbiamo installato delle stazioni meteorologiche che ci permettono di monitorare costantemente il clima e programmare le attività in vigna con maggiore precisione. Non utilizziamo prodotti chimici e lavoriamo per arricchire il terreno, in modo da mantenerlo sano e favorire lo sviluppo di piante altrettanto sane.
L’export rappresenta una parte rilevante del vostro lavoro: quali mercati stanno crescendo di più?
Oggi il vino piemontese è riconosciuto in tutto il mondo. Per noi l’export è molto importante e rappresenta circa il 70% del fatturato, anche se l’Italia resta il nostro primo mercato con il 30%. Sul fronte estero, il mercato principale è quello degli Stati Uniti, ma siamo presenti in altri 55 Paesi.
L’Asia continua a essere un mercato rilevante, anche se ha subito un leggero calo rispetto al periodo pre-Covid. Va però considerato che la nostra produzione è molto limitata e artigianale: produciamo circa 500mila bottiglie all’anno di diverse tipologie.
Ci sono progetti futuri su cui state lavorando?
Il progetto più importante riguarda sicuramente l’ampliamento della nostra cantina nel centro storico di Alba. Attualmente la cantina si sviluppa solo sottoterra e il principale problema è sempre stato la mancanza di spazio.
Tuttavia, abbiamo scelto di non trasferirci in collina per mantenere il contatto diretto con il territorio. Finalmente abbiamo ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie e, entro pochi mesi, apriremo i nuovi spazi.
Che cosa immagina per il futuro della cantina nei prossimi dieci anni?
Mi auguro che il nostro brand continui a essere riconosciuto come una garanzia di qualità autentica del ‘Made in Italy’. Vorrei che Pio Cesare mantenga la sua reputazione storica, continuando a evolversi senza mai perdere l’identità e i valori che ci hanno contraddistinto fino a oggi.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

