Revers Funnel Strategy per creare valore nel settore del lusso

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I brand della moda e del lusso non si accontentano più di offrire un prodotto, ora vogliono cementare la relazione con la propria community e consolidare senso di appartenenza.

Nel mondo del fashion e del luxury la competizione non si gioca più sul prodotto, sul prezzo o sulla distribuzione. Questi fattori restano rilevanti, ma non sono più decisivi. Il vero terreno di scontro si è spostato a monte: nella capacità di costruire desiderio, fiducia e allineamento valoriale prima che si entri in scena, e di generare un senso di appartenenza che non uniforma, ma rafforza l’identità individuale.

In un ecosistema dominato da touchpoint sempre più numerosi e frammentati, i brand non cercano più visibilità. Cercano rilevanza. Eppure, molti marchi stanno affrontando una crescente stanchezza simbolica. Aumenti di prezzo, non sempre accompagnati da un reale salto qualitativo in termini di artigianalità, innovazione o servizio, stanno erodendo il valore percepito.

In questo contesto, i brand che continuano a crescere non sono quelli ossessionati dalla conversione, ma quelli capaci di costruire una relazione autentica e bidirezionale con la propria community. La loyalty non è più la conseguenza dell’acquisto, ma la sua condizione preliminare. La fiducia precede la transazione. I clienti si aspettano di sentirsi riconosciuti e compresi prima ancora di essere sollecitati all’acquisto. La personalizzazione non riguarda più solo il prodotto, ma la relazione: non semplicemente oggetti migliori, ma relazioni più significative.

È questa la razionalità strategica che orienta gli investimenti di maison come Hermès e dei principali gruppi del fashion e del lusso (Lvmh, Kering e il Gruppo Moncler) nei sistemi avanzati di clienteling. La presenza di advisor dedicati, l’impiego sofisticato dei dati e la progettazione di esperienze meticolosamente curate concorrono alla costruzione di un capitale emotivo che precede e indirizza la decisione d’acquisto. L’obiettivo non è la massimizzazione dell’efficienza nel breve periodo, bensì la sedimentazione della fiducia nel lungo termine.

Anche il retail sta vivendo una trasformazione strategica. I punti vendita non sono più semplici luoghi di vendita, ma piattaforme di esperienza e narrazione. Gentle Monster ha ridefinito il concetto di store trasformandolo in uno spazio teatrale e immersivo, capace di generare capitale culturale prima ancora che fatturato. Yves Saint Laurent, con i suoi café, estende il brand oltre il guardaroba, integrandolo nella vita quotidiana e nei rituali sociali. L’appartenenza diventa così visibile, condivisibile e vissuta. Investimenti che, se letti solo in chiave di Roi immediato, possono apparire marginali, ma che sono centrali per la resilienza del brand nel lungo periodo.

Il lusso ha sempre operato su un doppio registro. Da un lato l’irrazionale: emozione, desiderio, aspirazione. Dall’altro il razionale: strategia, governance, disciplina. Il desiderio nasce dall’emozione, ma sopravvive solo se ancorato a un sistema coerente di valori. I marchi che durano nel tempo sono quelli capaci di alimentare l’immaginario senza perdere coerenza, sostenuti da un Dna chiaro, valori radicati e un senso di responsabilità credibile.

In questo scenario prende forma il reverse funnel. Un modello in cui la relazione nasce da identità, valori ed esperienza, e solo successivamente si traduce in acquisto. Non si tratta di una tattica di marketing, ma di un approccio strategico basato su un pilastro chiave, quello del B2H (Business to Human). Significa spostare il focus dalla performance di breve periodo alla costruzione di capitale simbolico. In un mercato in cui i prodotti sono sempre più replicabili, l’identità resta l’unico asset realmente difendibile.

I brand che sapranno orchestrare emozione e strategia, sogno e struttura, non verranno scelti per ciò che vendono, ma per ciò che rappresentano. E in un contesto in cui la fiducia precede l’acquisto, questa diventa la più solida barriera competitiva.

Resta tuttavia da comprendere come crescere senza perdere esclusività. L’espansione dell’accessibilità è necessaria, ma se mal governata rischia di diluire il capitale simbolico. Il lusso di oggi deve saper bilanciare apertura e selettività, scala e culto, mercato e mito. È in questo equilibrio che si gioca non solo la crescita, ma la rilevanza futura del settore.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

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