Marcello Mancini (ROI Group): “Salire sulle spalle dei giganti per guardare più lontano”

Marcello Mancini (ROI Group)

Intervista a Marcello Mancini, fondatore e Ceo di ROI Group.

Non tutti i percorsi nascono seguendo una linea retta. Quello di Marcello Mancini parte dalla musica, passa per un’intuizione negli Stati Uniti e arriva a ridefinire il modo di fare formazione ed eventi in Italia. L’ispirazione scatta assistendo a uno spettacolo del Cirque du Soleil: non solo intrattenimento, ma un’esperienza capace di cambiare lo sguardo. Da lì prende forma un’idea nuova di apprendimento, che nel tempo porta alla crescita di Performance Strategies e alla nascita di ROI Group, di cui oggi è fondatore e Ceo. Un progetto guidato da un principio preciso: “Se vuoi guardare più lontano, devi salire sulle spalle dei giganti”. Per questo il gruppo non è solo un nome, ma una visione: ciò che resta dopo un applauso, dopo un libro letto, dopo uno speech che ti sposta il punto di vista.

Ci racconta brevemente il percorso che l’ha portata a fondare e guidare ROI Group. Quali esperienze ritiene siano state decisive?

Il mio percorso è stato un learning by doing in piena regola. Il primo snodo fondamentale è stata la nascita di Performance Strategies nel 2011. L’idea era quella di unire arte e formazione in eventi come il Forum dell’Eccellenza, portando sul palco esperti provenienti da mondi diversi. L’azienda è cresciuta rapidamente: da 300mila euro di fatturato e un solo dipendente siamo arrivati a 8 mln di euro, 30 persone e oltre 15mila partecipanti agli eventi.

Il secondo passaggio decisivo è arrivato osservando il modello di Walt Disney sotto la guida di Bob Iger: non singole aziende scollegate, ma un ecosistema integrato capace di generare valore. Da lì è maturata la visione che ha portato alla nascita di ROI Group.

Come descrive la cultura interna del Gruppo? Quali valori ritiene fondamentali per la crescita del team?

La cultura di ROI Group si fonda su responsabilità, fiducia e coerenza. Lavoriamo come un ecosistema in cui ogni business unit contribuisce ad alimentare le altre. Credo molto nell’allineamento tra persone, visione e obiettivi: quando questo accade, la crescita del team diventa naturale e sostenibile nel tempo.

La 14esima edizione del Leadership Forum è stata un successo, anche grazie all’operazione di rebranding. Ci racconta gli step effettuati per arrivare a questo traguardo?

Più che un rebranding, è stato un atto di consapevolezza. Nel tempo sono nate diverse realtà con identità distinte, ma a un certo punto è emersa la necessità di un unico cappello capace di raccontare ciò che eravamo diventati.

ROI Group nasce per rafforzare il posizionamento strategico e comunicare in maniera chiara e chirurgica un ecosistema coerente, scalabile e difficilmente replicabile. In questo senso il Leadership Forum è il nostro flagship: l’evento più rappresentativo, capace di riunire grandi business thinker, Ceo, visionari e, dall’altra parte, migliaia di decision maker, top manager e imprenditori.

Lei parla di purpose, mission, vision e valori. Cosa realizzano queste pratiche applicate a un’azienda?

Quando sono autentici, purpose, mission, vision e valori non sono slogan, ma strumenti operativi. Servono a dare direzione, a prendere decisioni più rapide e a creare coerenza tra ciò che l’azienda dichiara e ciò che realmente fa. Sono una bussola che guida il quotidiano.

Come si fa a trovare la propria voce in un mercato sempre più affollato?

La leadership non è un titolo, ma una responsabilità. Nell’epoca dei social non significa collezionare visibilità o follower, ma saper generare fiducia. Trovare la propria voce vuol dire trasformare la complessità in direzione, guidare prima se stessi e poi gli altri, e rendere la visione un’azione concreta.

Quali qualità ritiene essenziali in un leader oggi?

La qualità principale è saper guidare nell’incertezza, cioè vedere le cose anche quando gli altri non le vedono. Non basta più pianificare: servono capacità di leggere scenari in continuo mutamento, prendere decisioni rapide anche senza tutte le risposte e motivare le persone senza certezze.

La leadership del futuro nasce dall’integrazione tra intelligenza emotiva e intelligenza artificiale, dalla capacità di sfruttare il potere delle connessioni. La tecnologia è un asset imprescindibile, ma la vera differenza la farà la capacità di attrarre persone, costruire team e guidare il talento.

Come si mantiene motivato e innovativo in un mondo in continuo cambiamento?

Potrò sembrare banale, ma a me attraggono le sfide, le difficoltà. La mia motivazione nasce quando ciò che faccio è profondamente allineato a ciò che sono. L’imprenditore non ha qualcuno sopra di sé: lo specchio diventa il suo coach.

A questo si aggiunge una spinta quasi ossessiva al miglioramento continuo, anche dopo risultati importanti. Mentre accadono le cose non riesco a vivermi la soddisfazione, perché sto già cercando di capire cosa migliorare la volta dopo.

Qual è l’appuntamento più rilevante che avete in programma per il 2026?

Nel 2026 porteremo per la prima volta in Italia Yuval Noah Harari, uno dei più influenti pensatori contemporanei, con una lectio magistralis dedicata al futuro dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale. È un evento che rappresenta un passaggio molto importante per noi.

Se potesse dare un solo consiglio a chi vuole costruire un’azienda di successo oggi, quale sarebbe?

Innamorarsi del problema, non del prodotto. Più grande è il problema che si riesce a risolvere, maggiore è la probabilità che il progetto funzioni. Serve cercare l’innovazione, non l’invenzione, e scegliere un’idea coerente con la propria essenza.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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